13 ottobre 2020 17:37

1. Ayom, Cachaça y macarrão
“Pois na Toscana tem farfalle, bucatini, tem linguini tortelini, tem gnocchi e parmesão”. Estensione del dominio della cachaça: collettivo coagulatosi a Barcellona intorno a Jabu Morales, cantante e percussionista brasileira che mixa suoni e ritmi carioca e caraibici, afrolatini e afro-lusitani, Cabo Verde e Angola, Cesária Évora e os tropicalistas. L’accordeonista italiano della band (Alberto Becucci) le ispira un singolo in cui a ritmo di baião (musica da ballo del Nordest brasiliano) l’alcolico base della caipirinha si sposa alla pasta.


2. Carolina Bubbico, Italianità (feat. Speaker Cenzou, Sud Sound System, Serena Brancale,Davide Shorty)
Gran bell’assembramento di talenti terroni: si parla siculo, napoletano, pugliese, ognedunu cu lu dialettu sou. Purtroppo manca qualche rappresentante del centro/nord; però c’è molto groove, una musicalità funky, qualche accento africano, molto mediterraneo, tutto arrangiato jazzy nel mondo colorato di Carolina. Il cui nuovo, generoso album Il dono dell’ubiquità ne offre una mappatura completa, da compositrice e vocalist, musicista e “naso assoluto” per il buon vibe.


3. Adelasia, Meglio soli
“Quando di sabato sera la voglia di uscire ti avrà abbandonato saprai che è normale restare a guardare”. Si parla della fine di una relazione tossica, ma va benissimo per quest’annata claustrofobica in cui una passeggiata è subito “movida”. Stare alla finestra, abbracciare la vita contemplativa ci sta; e meglio che ce lo dica una giovane cantautrice di Lucca che gira per Roma e pubblica il primo album, 2021. Perché lei almeno lo dice con delicatezza dream pop, e dopo tanti virologi e assessori e drop-let di saccenteria diffusa, è subito buona compagnia.


Questo articolo è uscito sul numero 1379 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati