03 novembre 2020 18:08

1. Star Feminine Band, La musique
Sette ragazze del Benin posson bastare? Di età variabile tra i 10 e i 17 anni, formatesi per un concorso radiofonico nella città di Natitingou, messe insieme (sì, c’è l’impresario in penombra) a cantare in francese di emancipazione della femme africaine, ballare e suonare una miscela di high-life del Ghana, e spirito di riafricanizzazione del rock e volendo la vita stile Angélique Kidjo, ritmi di etnia waama, a usare i loro strumenti come per sculacciare la miseria, e così si sono fatte notare da un vicinato sempre più allargato. A novembre esce l’album.


2. The Roches, Hammond song
Tre sorelle del New Jersey, che facevano la migliore musica pop del 1979. Maggie, Terre e Suzzy, le prime due già apprezzate da Paul Simon, poi insieme per il debutto come trio; produceva Robert Fripp, chitarrista extraordinaire nei King Crimson. Acrobatici intrecci vocali e soft power da qualche parte tra Simon & Garfunkel al femminile e i Fleet-wood Mac senza i velenosi miasmi interpersonali. Nessun motivo di attualità stretta per recuperarle (i Whitney, retro-rocker di Chicago, ne hanno offerto una bella cover di recente), ma sublimi.


3. Elasi, Esplodigodi
Una chitarrista/cantautrice alessandrina a Milano al primo ep: Campi Elasi, vabbè. “Cerco un punto di svolta ma la tua opinione non conta”. Non sequitur logici, sequenze ritmiche che evocano una piccola Prince(ss) rudimentale agli esordi, piglio da spugnetta, un punto di nevrosi e “di suoni nuovi riempi i tuoi vuoti”. I ganci che attacca davanti ai suoi pezzi (Valanghe, vedere anche il video, ricorda Zobi la mouche dei Négresses Vertes in chiave r’n’b futuribile) son forti: e poi centrifughe, vie di fuga e un tocco di duduk, flauto armeno.


Questo articolo è uscito sul numero 1382 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati