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La saggezza del Qatar 

Un uomo dello staff dell’emiro Tamim bin Hamad al Thani. Doha, Qatar, il 22 aprile 2017. (Jonathan Ernst, Reuters/Contrasto)

L’assedio politico e commerciale nei confronti del Qatar condotto da quasi due mesi dall’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti (Uae) e da alcuni stati alleati si è trasformato in un tiro alla fune con molte sfaccettature che determineranno l’esito finale.

La mia impressione è che il Qatar si stia comportando molto più abilmente della coalizione guidata dai sauditi e dagli emiratini nei quattro principali terreni di scontro: spavalderia politica e propaganda mediatica, pressione economica e relativi costi, dispute legali riguardanti le convenzioni internazionali sullo stato di diritto, e infine dinamiche d’opinione pubblica e reputazione internazionale sulla scena globale.

Spavalderia non convincente
Ormai da anni sauditi ed emiratini mantengono la volontà di punire duramente il Qatar per il suo presunto sostegno al terrorismo e per aver minacciato la loro sicurezza. Il problema, nel dare prova di questa spavalderia politica, è che un simile atteggiamento non convince nessun altro paese. Questo perché le accuse sono evidentemente sproporzionate, oltre che ipocrite per quanto riguarda alcuni elementi centrali come il finanziamento dei movimenti islamisti, le relazioni con l’Iran e l’interferenza con gli affari di altri stati.

Il modo in cui la propaganda mediatica saudita ed emiratina ha sostenuto simili accuse è stato imbarazzante, data la sua scarsissima dose di verità, oltre che clamorosamente controproducente, poiché non ha fatto altro che danneggiare ancor più la credibilità di cui hanno goduto negli ultimi anni alcune testate dei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc).

Un trauma momentaneo
Le pressioni economiche e i costi sostenuti dal Qatar per la sua impossibilità ad accedere agli spazi terrestri, marini o aerei dei suoi vicini assedianti sono stati un trauma momentaneo, velocemente superato quando vari paesi, sia lontani sia vicini, sono corsi in suo soccorso. I costi supplementari che derivano dal dover utilizzare rotte aeree e marine più lunghe sono un’inezia rispetto alle riserve finanziarie del Qatar.

I legami politici ed economici più forti e più variegati che il Qatar ha velocemente stretto con paesi vicini e lontani, tra i quali ci sono potenze come l’Iran, la Turchia e l’India, compensano abbondantemente il costo a breve termine derivante dal dover pagare più carburante aereo e gli altri costi legati all’assedio. E inoltre rafforzeranno il paese sul piano diplomatico. Qualcuno dovrebbe dire agli assedianti stanno rendendo il Qatar più forte in patria e all’estero, non il contrario.

Un importante aspetto dello scontro emergerà con più chiarezza nelle prossime settimane, visto che il Qatar ha intentato un’azione legale contro gli stati assedianti presso varie organizzazioni internazionali, come il ricorso presentato all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) per il boicottaggio commerciale di Arabia Saudita, Uae e Bahrein, in cui richiede una “consultazione” con con questi paesi come primo passo per la risoluzione della disputa commerciale.

Tutti gli stati del Consiglio del Golfo dovrebbero accordarsi su una definizione di ‘terrorismo’

Ha inoltre anche chiesto all’Organizzazione dell’aviazione civile (Icao) di porre fine al blocco aereo di cui è oggetto, facendo presente i danni che ne derivano per il paese e per la sicurezza del traffico aereo nella regione. L’Icao ha invitato tutti i suoi stati membri a rispettare la convenzione di Chicago del 1944 sull’aviazione civile internazionale e i suoi successivi addendum. Il Qatar vuole che gli stati assedianti definiscano innanzitutto dei corridoi aerei d’emergenza per i voli da e per il Qatar, e che pongano in seguito definitivamente fine al blocco aereo.

Simili mosse obbligano gli stati coinvolti ad agire sulla base dei loro impegni legali e diplomatici in favore dello stato di diritto, in modo che tutti gli appartenenti al Gcc si accordino su una definizione di “terrorismo”, chiarendo così se qualcuno o la maggioranza di loro sostiene o meno dei movimenti “terroristici”.

Il Qatar ha avviato questo importante processo politico, tecnico e legale con l’accordo bilaterale di cooperazione nella lotta al terrorismo, stretto con gli Stati Uniti a luglio. Gli stati assedianti farebbero bene a intraprendere un analogo processo collettivo con il Qatar e gli altri paesi della regione, affinché la loro dolorosa faida sia risolta in maniera razionale, e non prolungando l’attuale serie di paure irrazionali e percezioni isteriche delle minacce esistenti.

Agli occhi dell’opinione pubblica globale, il Qatar appare molto più ragionevole, coerente, concentrato e preciso, mentre gli stati guidati dall’Arabia Saudita e dall’Uae sembrano esprimere solo paura e rabbia, accompagnate da richieste irrealistiche e irragionevoli, oltre che incapacità di fornire prove concrete alle loro accuse. L’unica eccezione è il documento in sei punti relativo alla lotta al terrorismo e alla promozione del rispetto reciproco e della stabilità tra i paesi del Gcc che hanno diffuso a fine giugno. Tale documento, nella percezione di molti, sostituisce le precedenti e ridicole 13 richieste non negoziabili rivolte al Qatar, che saranno ricordate storicamente come un caso esemplare di fallita interferenza nelle questioni interne di un altro stato.

Sei nuovi princìpi d’assedio
Nel loro ultimo incontro, i ministri degli esteri dei quattro paesi assedianti hanno reiterato le 13 richieste originali, oltre ad affermare sei nuovi princìpi. Hanno ragionevolmente dichiarato di essere pronti a dialogare con il Qatar, se Doha mostrasse la sua volontà di combattere il terrorismo e non interferire con gli affari di altri paesi (richieste che il Qatar, essendo uno stato ragionevole, ha accettato), ma gli hanno anche richiesto di accettare gli altri 13 punti. Le richieste saudite ed emiratine al Qatar continuano a mutare, così come la loro volontà di trattare. Il Qatar, da parte sua ha ripetutamente affermato di essere disposto a sedersi e discutere tutte le accuse mosse nei suoi confronti che non mettano in discussione la sua sovranità.

Per tutti questi motivi i paesi che hanno provato a risolvere la disputa hanno in gran parte sottolineato l’importanza di organizzare dei negoziati diretti che pongano fine all’assedio e portino a un accordo su princìpi condivisi di lotta al terrorismo e di promozione del rispetto reciproco e della sicurezza nella regione. A due mesi dall’inizio di questa crisi, le reazioni del mondo suggeriscono che la posizione del Qatar esprima una disponibilità alla trattativa più coerente e credibile di quanto non sia quella dell’Arabia Saudita e dell’Uae. Più le cose andranno avanti in questo modo, più questa tendenza diventerà chiara.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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