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Il piano criminale di Jair Bolsonaro

Una manifestazione antigovernativa a Brasilia, 26 maggio 2021. (Eraldo Peres, Ap/Lapresse)

Non capita spesso che un’inchiesta parlamentare ci risollevi il morale. Ma è esattamente quello che sta facendo l’inchiesta del senato brasiliano cominciata il 27 aprile sulla gestione della pandemia. Mentre il covid continua a infuriare in tutto il Brasile, uccidendo più di mille persone al giorno, l’inchiesta potrebbe obbligare il presidente Jair Bolsonaro a rendere conto del suo operato (più o meno). È anche una grande distrazione dalla dura realtà. Trasmessa in streaming e dal canale Tv Senado, è una dimostrazione stranamente affascinante di inettitudine e bugie. Ecco un esempio. Nel marzo 2020, mentre la pandemia si diffondeva, gli uffici della comunicazione del presidente hanno lanciato sui social network una campagna intitolata “Il Brasile non può fermarsi”. Invitava le persone a non cambiare abitudini, affermando: “I decessi legati al covid-19 tra adulti e giovani sono rari”. Questa iniziativa, duramente criticata, è stata poi vietata da un giudice federale e infine dimenticata.

Poi la trama si è infittita. L’ex capo della comunicazione del governo, Fabio Wajngarten, ha dichiarato agli inquirenti che non sapeva chi era il responsabile della campagna. Più tardi si è ricordato che effettivamente era stato il suo ufficio a svilupparla, ma ha detto che era partita senza autorizzazione. Un senatore ha chiesto l’arresto di Wajngarten, che ha lanciato uno sguardo quasi poetico all’orizzonte. Un momento straordinario.

Non stupisce che all’inchiesta s’interessino molti brasiliani. Finora ci siamo goduti la testimonianza di tre ex ministri della sanità, l’ex ministro degli esteri, l’ex direttore della comunicazione e il responsabile regionale della casa farmaceutica Pfizer. Il contenuto della testimonianze è scontato, eppure scandaloso: il presidente Jair Bolsonaro, a quanto pare, voleva portare il paese all’immunità di gregge facendo contagiare naturalmente le persone, incurante delle conseguenze. Questo – immaginando un tasso di mortalità di circa l’1 per cento e il 70 per cento d’infezioni come soglia plausibile per l’immunità di gregge – significa che Bolsonaro prevedeva almeno 1,4 milioni di morti in Brasile. Ai suoi occhi i 450mila brasiliani morti finora di covid-19 sono come un lavoro lasciato a metà.

Promesse e negligenze
Descritto così, il suo tentativo appare sconvolgente. Ma per i brasiliani governati da Bolsonaro non è una sorpresa. Dopotutto è sembrato che il presidente facesse tutto il possibile per facilitare la diffusione del virus. Ha passato il 2020 a parlare e ad agire contro ogni misura scientificamente provata per limitare la diffusione del virus. Il distanziamento sociale, ha dichiarato, è una cosa per “idioti”. Le mascherine sono una “finzione”. E i vaccini possono trasformarci in coccodrilli. Poi c’è stata l’idrossiclorochina, il farmaco antimalarico che Bolsonaro ha promosso come cura miracolosa, nonostante tutti gli studi indicassero il contrario. E non finisce qui.

Secondo Wajngarten e Carlos Murillo, il responsabile regionale della Pfizer, tra l’agosto e il novembre del 2020 la casa farmaceutica si sarebbe più volte offerta di vendere il suo vaccino al governo brasiliano, senza ricevere alcuna risposta. Considerando che il Brasile è stato uno dei primi paesi a essere stati avvicinati dall’azienda, una risposta rapida avrebbe garantito fino a 1,5 milioni di dosi alla fine del 2020, e altre 17 milioni nella prima metà del 2021. E invece, dopo aver respinto altre tre offerte, il governo ha firmato un contratto a marzo, addirittura sette mesi dopo la prima offerta. Il primo milione di dosi è arrivato alla fine di aprile. La campagna vaccinale, a causa delle negligenze del governo nel procurarsi le dosi, è andata avanti a singhiozzo, con frequenti carenze di vaccini e una mancanza di forniture che ha portato a ritardi di produzione.

Chissà se tutto questo faceva parte del piano. Quando è stato chiesto al generale Eduardo Pazuello, ministro della salute brasiliano tra il maggio 2020 e il marzo 2021, perché il suo ministero avesse richiesto meno dosi di qualsiasi altro paese al Covax, il programma globale per la distribuzione del vaccino guidato dall’Organizzazione mondiale della sanità, lui non ha battuto ciglio. Il procedimento, ha spiegato con disinvoltura, era troppo rischioso e i vaccini troppo costosi. Tutto qua. Il Brasile avrebbe potuto chiedere un numero di dosi sufficiente a immunizzare metà della popolazione, ma si è accontentato del dieci per cento.

Sembra sempre più chiaro che l’obiettivo del governo era l’immunità di gregge. L’amara ironia è che forse è impossibile raggiungerla. Nella città di Manaus, dove a ottobre era stato infettato il 76 per cento della popolazione, il risultato non è stato l’immunità, ma una nuova variante. L’inchiesta del senato sta svelando lentamente una trama ordita da un gruppo di cattivi. Che poi i cattivi abbiano il castigo che si meritano, è un’altra storia.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito sul numero 1413 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati

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