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Nello stallo politico l’Iraq è in piena crisi alimentare

Il mercato di Jamila a Baghdad, 16 marzo 2022. (Saba Kareem, Reuters/Contrasto)

A sette mesi dalle elezioni la crisi tra le due principali coalizioni nel parlamento iracheno si intensifica e la Corte suprema federale è intervenuta, prendendo parte al conflitto. Il leader sciita Muqtada al Sadr ha lanciato un feroce attacco contro quello che definisce il blocco ostruzionista, cioè il gruppo di parlamentari neoeletti che occupando un terzo dei seggi dell’aula ostacola la nomina del primo ministro e del presidente. E ha accusato la corte suprema di aver preso decisioni vergognose che hanno impedito al governo ad interim di intervenire a sostegno della popolazione schiacciata dall’attuale crisi del costo della vita.

La recente tensione tra i due blocchi (Salvare la patria, guidato da Al Sadr, con 200 seggi in parlamento, e il rivale Quadro di coordinamento, capeggiato dall’ex primo ministro Nouri al Maliki, con 83 deputati) è emersa con la crisi pubblica dopo l’aumento dei prezzi del pane e dell’olio, che colpisce direttamente il 35 per cento degli iracheni al di sotto della soglia di povertà.

Ci sono state molte manifestazioni in diverse città irachene e nella regione autonoma curda. Mustafa al Kadhimi, a capo del governo ad interim, ha promosso una legge per calmierare i prezzi dei generi alimentari di base, in modo da garantirli alle fasce più deboli della popolazione e ridurre il malcontento pubblico. Ma la corte suprema ha respinto la norma, affermando che un governo provvisorio non è autorizzato a emanare nuove leggi né a cambiare quelle esistenti.

Al Sadr ha accusato la corte di essersi schierata con il blocco ostruzionista e contro il popolo. Sul fronte opposto, il leader della coalizione Stato di diritto, Nouri al Maliki, ha elogiato la recente decisione della corte, sottolineando che “il progetto di legge per la sicurezza alimentare era illegale, e la deliberazione che lo ha vietato ha garantito la protezione del denaro pubblico da malversazioni che avrebbero beneficiato i corrotti”.

Il presidente Barham Saleh ha tentato di salvare il governo dallo stallo, e quindi ha posto il seguente quesito: il governo deve intervenire o no per risolvere la crisi alimentare? Per tutta risposta la corte ha ritrattato, affermando che sì, il governo ne ha diritto. Questa risposta è stata un duro colpo per coloro che tentavano di mettere in discussione i poteri del governo.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

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