John Foot insegna storia contemporanea al dipartimento di italiano dell’University college di Londra. Il suo ultimo libro uscito in Italia è Pedalare! (Rizzoli 2011). Scrive questo blog per Internazionale.
Il calcio è bello perché può succedere di tutto, proprio di tutto.
Due verità. Due versioni del passato. Tanti processi. Il calcio italiano è diventato una farsa.
Ventisei milioni di italiani sono tifosi o appassionati di una squadra. Quasi metà della popolazione. Ma cosa vuol dire essere tifoso?
Ogni volta che succede qualcosa come quella di ieri a Genova, c’è una pioggia di retorica.
Tutta la storia del calcio non vale la vita di Piermario Morosini.
Sono passati trentadue anni dal primo scandalo del “calcioscommesse”. Ma poco è cambiato.
È stato portavoce di Pertini e di Craxi, appassionato di politica e di calcio. Ma è stato soprattutto un maestro di stile. Antonio Ghirelli è morto il 1 aprile all’età di 89 anni.
Una volta Fabio Baldas, arbitro e poi designatore, ha detto che “in Italia la questione arbitrale è più importante di quella meridionale”. Ovviamente, è un’esagerazione. Ma non così tanto.
Questa è una storia tipica nello sport globalizzato di oggi. Le squadre sono una merce come un’altra, da vendere, promuovere, e buttare via. Sono giocattoli per uomini ricchi.
La città lombarda è stata per anni un bastione della lotta operaia. Oggi è il simbolo dei fallimenti e della corruzione nel Partito democratico.
Due giornate qualsiasi nella vita politica italiana di questi ultimi tempi.
Il vicesindaco di Bolzano ha detto che l’arrivo dei nazisti in città nel 1943 fu una liberazione.
Come fanno i brasiliani ad avere un’economia in crescita, il debito sotto controllo e la disoccupazione in calo?