È un economista statunitense. Nel 2008 ha ricevuto il premio Nobel per l’economia. Scrive sul New York Times.
Mitt Romney pensa che si possa gestire l’economia nazionale come un’impresa. Ma un paese non vive per i profitti.
Tutto si giustificava con i risultati: gli stipendi dei maghi di Wall street erano proporzionati alle cose meravigliose che facevano. Che però non arrivavano mai al resto della popolazione.
Nonostante la feroce opposizione che ha dovuto affrontare dal giorno in cui è entrato in carica, chiaramente Obama è ancora aggrappato all’idea di se stesso come leader al di sopra delle parti.
L’era Clinton ci ha insegnato che per molti statunitensi i progressisti non possono andare al governo, neanche se sono moderati. Obama poi non è bianco e ha un nome da straniero.
I libri di economia e l’esperienza ci dicono che tagliare le spese quando ci sono molti disoccupati è una pessima idea. Aggrava la crisi e non serve a ridurre il deficit.
La riforma sanitaria è stata una vittoria politica per il presidente Obama, e un trionfo per la presidente della camera Nancy Pelosi. Ma è stata anche una vittoria per l’America.
Come fanno i brasiliani ad avere un’economia in crescita, il debito sotto controllo e la disoccupazione in calo?