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I migliori libri di fotografia

Experimental relationship Vol. 1, 2007-2017. (Pixy Liao)

Experimental relationship vol.1 2007-2017
Pixy Liao, Jiazazhi press
Un lavoro di dieci anni in cui la fotografa cinese mostra una relazione di coppia in cui lei interpreta la donna dominatrice. Nei suoi autoritratti posa insieme a Moro, il fidanzato giapponese, che è più giovane di lei di cinque anni. Nelle immagini Moro recita la parte dell’uomo sottomesso: a tavola, in camera da letto, al mare o in giardino. A metà strada tra finzione e realtà – non è il racconto fedele della loro storia, ma un esperimento – tra ironia e romanticismo, Liao vuole sfidare non solo gli stereotipi cinesi sul rapporto tra uomo e donna, ma anche quelli che ancora esistono nel mondo occidentale. “La copertina del libro è gialla perché libro giallo in cinese significa libro pornografico”, spiega la fotografa sul suo sito.

Exilios
Edén Bernal, Inframundo
È un libro fatto a mano ideato e realizzato nell’ambito di Inframundo, un progetto collettivo nato in Messico nel 2017 da diversi professionisti della fotografia. Il lavoro di Bernal racconta la storia di tre donne che a causa della violenza subita dai loro compagni si “autoesiliano”: chiudendosi in casa, trovando rifugio in un bosco o in riva al mare. Le tre storie s’intrecciano tra le pagine, che si sfogliano da entrambi i lati, quasi volendo mostrare una scelta di vita e un dolore che seppur diverso, appare comune. Come per trasmettere una voglia condivisa di scoprire una nuova vita e un nuovo modo di essere donna.


Migration as avant-guarde
Michael Danner, Verlag Kettler
Avant-guarde nel titolo del libro si riferisce al concetto di progresso. Il fotografo l’ha scelto perché crede che i migranti portino nuove prospettive nelle società in cui arrivano. Attraverso immagini – scattate tra il 2008 e il 2017 dall’Europa all’Africa – che messe insieme mostrano vari aspetti legati all’immigrazione, Danner vuole interrogarsi sul nostro modo di percepire l’identità e la storia, le nostre paure e le speranze. Accanto alle foto, ha inserito alcuni testi della filosofa Hannah Arendt, documenti di rifugiati presi da archivi pubblici e immagini satellitari delle regioni coinvolte nei flussi migratori.

L’estraneo e il noto
Teju Cole, Contrasto
Da alcuni anni lo scrittore statunitense di origini nigeriane Teju Cole ha una rubrica sul New York Times intitolata On photography (che è stata a volte tradotta e pubblicata su Internazionale) in cui s’interroga su lavori fotografici, sul ruolo di chi lavora con le immagini, passando da questioni legate all’etica alle nuove possibilità tecniche e linguistiche del mezzo fotografico. A volte parte da aneddoti personali, in cui racconta la prima volta in cui ha visto le foto di un grande autore, o di quando una canzone gli ha fatto venire in mente una particolare immagine. Dando vita a sinergie con il cinema, la letteratura, la pittura e la musica. Il libro raccoglie più di cinquanta di questi articoli.

Mississippi, 1977.

Liberty theater
Rosalind Fox Solomon, Mack
Solomon chiude il cerchio su una lunga ricerca, cominciata negli anni settanta davanti al tribunale di Scottsboro, Alabama. Per più di vent’anni ha viaggiato tra Georgia, Florida, Louisiana, Mississippi e Tennessee per comprendere come le divisioni basate sulla razza, il genere e le classi sociali abbiano plasmato la cultura del sud degli Stati Uniti. Solomon crea dei racconti simbolici che riescono ancora oggi a conservare tutta la loro forza e rilevanza.

Margins of excess
Max Pinckers, autoprodotto
Pinckers è riuscito in un’impresa a dir poco complicata: fotografare la post-verità, un termine nato negli ultimi anni per indicare una condizione secondo cui la verità è modellata non dai fatti ma dalle sensazioni e dalle convinzioni personali. In Margins of excess intreccia le storie di sei persone che hanno attirato l’attenzione dei mezzi di comunicazione e che in seguito si è scoperto quanto le loro vicende fossero frutto di un’esagerazione o di menzogne. Alternando i ritratti dei protagonisti a scene costruite con attori, ci mostra come finzione e verità stiano diventando categorie sempre più intercambiabili. Pinckers continua anche in questo progetto a interrogarsi sul ruolo della fotografia documentaria, minacciata da notizie false e immagini manipolate.

In search of Frankenstein.

In search of Frankenstein
Chloe Dewe Mathews, Kodoji press
Nel 2016 la fotografa britannica ha trascorso un periodo di tempo nella valle di Bagnes, in Svizzera, non lontano dalle sponde del lago di Ginevra, dove esattamente duecento anni prima Mary Shelley aveva concepito la storia di Frankenstein. Nel libro vengono accostate le foto dei paesaggi alpini e dei bunker che percorrono tutto il paese alla riproduzione della prima parte del manoscritto originale di Shelley. Attraverso questo dialogo tra testo e immagine, costruisce un parallelo tra il senso di inquietudine per il progresso tecnologico e scientifico che pervadeva la scrittrice e gli effetti dell’inquinamento e del turismo di massa che viviamo e subiamo nella nostra epoca.

La bellezza della verità
Lisetta Carmi, Postcart
In occasione della retrospettiva in corso a Roma, Postcart ha pubblicato un cofanetto di quattro volumi, curato da Giovanni Battista Martini, che raccoglie in maniera esaustiva l’opera della fotografa genovese. Tre di questi sono dedicati ai progetti che Carmi ha concepito per essere pubblicati. Il primo è Métropolitain (1965), libro d’artista sulla metropolitana di Parigi con i testi di Alain Robbe-Grillet. Il secondo è I travestiti (1972), il suo reportage più importante, nato nel centro storico di Genova, durante una festa di capodanno. Infine, Acque di Sicilia (1977) è una ricerca sul paesaggio dell’isola, accompagnato dalle parole di Leonardo Sciascia.

Piavola, 1987.

Per strada
Guido Guidi, Mack
Tra il 1980 e il 1984, Guido Guidi ha viaggiato lungo la via Emilia, un’antica via romana che unisce Milano a Rimini, attraversando la pianura Padana. Il fotografo è partito da Cesena, la sua città, e da lì ha dato inizio a una sofisticata ricerca sul paesaggio, concentrandosi sulle periferie, le campagne e inseguendo i segni lasciati dalle persone. L’edizione pubblicata da Mack è suddivisa in tre volumi e include anche alcuni scatti che facevano parte della storica mostra Esplorazioni sulla via Emilia, curata da Luigi Ghirri.

Scelti da Christian Caujolle

Diane Arbus: A box of ten photographs
Aperture foundation
Un libro importante, accompagnato da un’ampia analisi e prospettiva storica, che riproduce l’unico portfolio che Diane Arbus ha pubblicato e stampato mentre era in vita. Questo cofanetto di dieci immagini, diventate oggi delle icone, doveva essere pubblicato in cinquanta esemplari, ma solo quattro furono stampati prima della morte di Arbus. Due sono stati acquistati da Richard Avedon, uno da Jasper Johns e il quarto da Bea Feitler, direttrice artistica di Harper’s Bazaar, per cui Arbus aggiunse una foto. La versione appena pubblicata riproduce quest’ultimo esemplare.


Matthias Bruggmann : un acte d’une violence indicible
Éditions Xavier Barral, Musée de l’Elysée Lausanne
Dal 2012, per cinque anni, il fotografo è stato uno dei pochi a coprire il conflitto siriano. Lo ha fatto con una scrittura serrata, esigente, non cedendo mai alle convezioni delle foto di news e cercando di andare sempre oltre le immagini fattuali per seguire lo sviluppo profondo, e tragico, del conflitto. Cambiando i punti di vista e passando da un gruppo di combattenti all’altro in tutto il paese, il suo lavoro, che gli ha fatto vincere il prestigioso Prix Elysée, si colloca al centro del dibattito sulla violenza nelle immagini.

Jane Evelyn Atwood : Pigalle people. 1978-1979
Le bec en l’air
Da poco arrivata a Parigi, la giovane americana cominciò a fotografare transessuali e travestiti che si prostituivano a Pigalle. Lo fece dieci anni dopo che il fotografo svedese Christer Strömholm aveva raccontato i suoi Amici di place Blanche con la stessa tenerezza, empatia e assenza di giudizio. Immagini puntuali di una Parigi scomparsa, senza alcuna nostalgia, di un’immensa umanità.

Autoritratto.

Masahisa Fukase
Xavier Barral
È uno dei più importanti fotografi giapponesi, che si conosce ancora troppo poco. Anche gli specialisti conoscono quasi esclusivamente la sua opera sui corvi, che è diventata da collezione. Con questa monografia molto ampia, si scoprono dei lavori sorprendenti sulla sua sposa (sconvolgente), sulla famiglia (piena di umorismo) e sui suoi gatti che adorava (perfettamente delirante). Un libro che è un punto di riferimento.

Manfred Heiting : Czech and Slovak photo publications 1918-1989
Steidl
È un libro quasi specialistico, ma molto piacevole da guardare. Accanto a opere di una ricca tradizione editoriale che mettono in risalto le creazioni di Josef Sudek, Frantisek Drtikol e Josef Koudelka (per citare solo i più famosi) si scoprono anche una decina di riviste meno conosciute, alcune dedicate al teatro, altre che celebrano i giochi olimpici sovietici. Un’opera che dimostra come la Cecoslovacchia fosse una terra ricca di fotografi. L’impaginazione grafica è spesso sorprendente.

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