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Un nuovo codice Minniti europeo per le ong?

L’equipaggio della nave Alan Kurdi dell’ong Sea-Eye durante un’esercitazione nel Mediterraneo, il 29 agosto 2019. (Darrin Zammit Lupi, Reuters/Contrasto)

Dopo alcune anticipazioni fatte a margine della conferenza stampa della ministra italiana dell’interno Luciana Lamorgese e di uno scarno comunicato stampa, è finalmente circolata la bozza dell’accordo sui migranti stipulato a Malta che presenta più di una criticità. I punti principali dell’accordo, come già detto, prevedono la creazione di un sistema condiviso per lo sbarco delle persone soccorse nel Mediterraneo centrale dalle navi umanitarie e da quelle militari, un primo passo verso la riforma del Regolamento di Dublino. Ma ci sono alcuni punti della bozza che di fatto ripropongono il codice di condotta per le ong voluto dal governo Minniti-Gentiloni nell’estate del 2017: al punto 6 dell’accordo per esempio si allude al pull factor, cioè a un presunto fattore di attrazione, e lo si mette in relazione con i mezzi di salvataggio delle persone in mare lungo la rotta del Mediterraneo centrale.

“Questo meccanismo temporaneo non dovrebbe aprire nuove rotte illegali verso l’Europa e dovrebbe evitare la creazione di nuovi pull factor”, è scritto nella bozza. Quella del pull factor è un’accusa che è stata usata a fini propagandistici sia contro la missione umanitaria Mare nostrum nel 2013, sia per gettare discredito sull’azione delle organizzazioni di soccorso umanitarie alla fine del 2016, ma che è stata smentita da numerosi studi e ricerche universitarie nel corso del tempo come quella dell’università Goldsmith di Londra e quella di Matteo Villa dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi).

Il pull factor in un testo ufficiale
“Raccolgo i dati sulle partenze dalla Libia in relazione alla presenza dei mezzi di soccorso in quel tratto di mare dal 2014 e a partire da questi dati è possibile escludere in maniera categorica che ci sia una relazione tra la presenza dei mezzi di soccorso e le partenze dei migranti”, spiega Matteo Villa. Un dato particolarmente chiaro a riguardo è quello delle partenze giornaliere dalla Libia da gennaio di quest’anno: “Dal 1 gennaio al 24 settembre 2019 sono partite dalla Libia una media di 46 persone al giorno in presenza di navi di soccorso e 45 persone al giorno in assenza di navi di soccorso. Un numero identico di persone”, continua Villa, che ribadisce che uno dei fattori più importanti invece rispetto alle partenze sono le condizioni meteorologiche e del mare.

“In condizioni di tempo favorevole ci sono state circa 50 persone partite al giorno in assenza di navi di soccorso, mentre con il bel tempo e la presenza di mezzi di soccorso in quel tratto di mare il numero delle partenze è stato inferiore a quaranta”. Questi dati rendono ancora più discutibile il riferimento al pull factor in un documento ufficiale prodotto dal vertice di Malta. “L’Italia vuole portare a livello europeo il codice di condotta approvato nel 2017 dal governo Gentiloni-Minniti, l’idea che si vuole trasmettere è di una terza via rispetto ai porti chiusi di Salvini, una sorta di apertura moderata all’accoglienza”, continua il ricercatore.

La presidente designata della Commissione europea Ursula von der Leyen ha detto diverse volte di voler rilanciare un sistema europeo di solidarietà rispetto all’immigrazione, ma sono in corso dei negoziati a Bruxelles tra i diversi governi che su questo tema divergono molto. La posizione del governo italiano è quella di mostrare dei segnali di discontinuità rispetto al governo precedente, senza trasmettere il messaggio di un completo cambio di passo rispetto al tema dell’immigrazione, cavallo di battaglia della destra di Matteo Salvini.

Un altro punto dell’accordo che sembra aver recepito il codice di condotta del 2017 è il punto 9 della bozza, in cui si chiede alle navi di soccorso di “non spegnere i transponder, il sistema Ais, di non mandare segnali luminosi o qualsiasi altra forma di comunicazione che faciliti le partenze delle imbarcazioni che trasportano migranti dalle coste africane, né di ostacolare le operazioni di ricerca e soccorso condotte dalle navi delle guardie costiere, inclusa la guardia costiera libica”.

Critico il portavoce di Medici senza frontiere Marco Bertotto, che commenta: “È un testo che non contiene molte novità rispetto al passato, purtroppo. Deve essere riconosciuta la volontà delle parti di costruire insieme dei percorsi e di superare il sistema imposto nell’ultimo anno, quello del negoziato caso per caso. C’è di nuovo l’Italia seduta al tavolo dei negoziati e questo è un buon segnale. Tuttavia la bozza si muove in un quadro di riferimento che è quello vecchio: c’è un vero e proprio copia e incolla del codice di condotta, che di nuovo ripropone il sospetto verso l’operato delle organizzazioni non governative. E infine la richiesta di collaborazione con la guardia costiera libica”. Secondo Bertotto, si alimenta in questo modo l’idea che l’operato delle ong favorisca anche involontariamente i trafficanti: “Non si parla di ripristinare un dispositivo europeo di soccorso, ma solo degli assetti aerei che sono quelli che favoriscono le intercettazioni della cosiddetta guardia costiera libica e non si riconosce che determinate politiche europee siano state fallimentari”.

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