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Passatempo

Wordle è un gioco online semplicissimo inventato l’anno scorso da Josh Wardle, un programmatore di origine gallese che vive a Brooklyn. Una settimana fa il New York Times ha annunciato di averlo comprato per qualche milione di dollari (la cifra esatta non è stata resa pubblica). Con la conseguenza che probabilmente questo piccolo passatempo gratuito sarà disponibile solo per chi paga un abbonamento.

Sul sito della rivista statunitense Jacobin, Liza Featherstone ha notato che la vicenda è un esempio di come il capitalismo non ami il divertimento collettivo, pubblico e fine a se stesso, come spesso sono – o dovrebbero essere – i giochi, e preferisca invece privatizzare l’intrattenimento trasformandolo in un’esperienza individuale.

Ma è anche vero, ha scritto sempre Featherstone, che forse Wardle ha fatto bene: considerando che viviamo proprio in un sistema capitalistico, non aveva molto senso che continuasse a farci giocare gratuitamente con un’invenzione frutto del suo impegno e, contemporaneamente, lavorasse tutti i giorni per cercare di guadagnarsi da vivere a Brooklyn.

Tra l’altro “non è stato particolarmente avido: avrebbe potuto fare molti più soldi se avesse venduto l’idea a una marca di giochi. E, tra tutte le opzioni, non ha scelto la peggiore: anche se il New York Times ci guadagnerà, almeno questo gli consentirà di rafforzare il giornale”.

Più che l’inevitabile trasformazione di ogni cosa in un prodotto redditizio, la storia di Wordle mette in evidenza l’ineluttabile spinta a “restringere, recintare e privatizzare il divertimento collettivo”. Perché anche se si gioca da soli, Wordle è un’esperienza in comune: la parola che bisogna indovinare è uguale per tutti ed è molto facile condividere con gli altri i propri risultati, in uno spirito che è di partecipazione più che di competizione.

Proprio questo spirito comune, questa “piccola pausa felice dalla macchina capitalista del lavoro individuale, del consumo e del profitto”, inevitabilmente si perderà. ◆

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