Soldati yemeniti e sudanesi in un cratere nel deserto dove sono state ammassate mine antipersona e altri ordigni da distruggere. Le bombe erano state piazzate dai ribelli sciiti huthi prima che la coalizione guidata dall’Arabia Saudita li costringesse a ritirarsi dalla zona di Midi all’inizio del 2016. Il piano di sminamento è portato avanti dal governo yemenita insieme al Saudi project for clearing landmines. Nella provincia di Hajjah sono già stati eliminati 45mila ordigni. Secondo gli esperti militari sauditi, durante la guerra civile cominciata nel 2014, gli huthi hanno posizionato più di un milione di mine antipersona in tutto il paese e centinaia di migliaia sono ancora sepolte sotto la sabbia.
Pulizia nel deserto
30 gennaio 2021
La violenza del clima
24 gennaio 2021
Allagamenti nel distretto di Búzi, in Mozambico. Il 23 gennaio il ciclone Eloïse si è abbattuto su una parte del Mozambico e dello Zimbabwe, con venti fino a 150 chilometri all’ora e piogge torrenziali, causando undici morti e ventimila sfollati. È stata danneggiata in particolare la città mozambicana di Beira, già duramente colpita nel 2019 dai cicloni Idai e Kenneth. I cambiamenti climatici hanno reso più frequenti gli eventi atmosferici estremi in questa parte dell’Africa.
Sull’altra sponda
1 febbraio 2021
Due migranti attraversano il rio Bravo (o rio Grande) dal lato messicano per entrare negli Stati Uniti a El Paso, in Texas. Il 2 febbraio il presidente statunitense Joe Biden ha firmato tre decreti per cambiare la politica sull’immigrazione del suo predecessore, Donald Trump. Una delle misure prevede la creazione di un gruppo di lavoro per identificare i bambini (tra i seicento e i settecento) che erano stati separati alla frontiera e ricongiungerli alle loro famiglie. Tuttavia per il momento molte delle regole sull’immigrazione introdotte da Trump restano in vigore.
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