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Milioni di vedove in tutto il mondo devono affrontare superstizioni e violenze

Vedove indiane davanti a un tempio indù di Vrindavan, nello stato dell’Uttar Pradesh, il 6 marzo 2015. (Ahmad Masood, Reuters/Contrasto)

Secondo una nuova inchiesta, in tutto il mondo sono milioni le vedove lasciate in stato di povertà perché derubate della loro eredità, oppure ridotte in schiavitù dalla famiglia acquisita, accusate di stregoneria o costrette a sottoporsi a violenti rituali. Le terribili persecuzioni e la povertà di cui sono vittime sono state analizzate in un’importante indagine sulla vedovanza presentata il 18 dicembre al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon.

“Sono secoli che le vedove soffrono in silenzio eppure nessuno, nessun governo e neppure le Nazioni Unite, si è mai occupato di questo problema”, ha dichiarato Raj Loomba, membro della camera dei lord e attivista nella difesa delle vedove, che discuterà della questione con Ban Ki-moon a New York.

Molte vedove vengono diseredate, espropriate dei loro possedimenti, cacciate dalla famiglia acquisita e spesso private dei loro figli

Ci sono più di 258 milioni di vedove nel mondo, tra loro una su sette vive con meno di un dollaro al giorno, secondo il rapporto mondiale redatto dalla Loomba foundation, che ha come scopo di fornire alle vedove gli strumenti per affrontare la loro condizione. In molti paesi in via di sviluppo molte vedove cadono nell’indigenza poiché vengono diseredate, espropriate dei loro possedimenti, cacciate dalla famiglia acquisita e spesso private dei loro figli. Quelle che devono dipendere dai parenti acquisiti sono spesso trattate come schiave e subiscono maltrattamenti fisici, psicologici e sessuali, afferma Loomba.

Gli abusi subiti dalle vedove sono ancor più devastanti a causa dell’impatto che queste hanno sui loro figli, che talvolta sono costretti ad abbandonare gli studi e sono spinti verso il lavoro minorile o un matrimonio precoce.

Secondo Loomba i nuovi obiettivi di sviluppo delle Nazioni Unite (Sdg) definiti quest’anno, non saranno raggiunti senza affrontare i problemi delle vedove. “È necessario includere la questione negli Sdg. Il primo obiettivo è l’eliminazione della povertà. Quello finale è non dimenticarsi di nessuno. E quindi voglio essere sicuro che le vedove non siano dimenticate”, ha dichiarato Loomba.

Circolo vizioso

Gli Sdg includono anche la fine di tutte le discriminazioni e violenze contro le donne e le ragazze, e prevedono alcuni impegni a proposito dell’accesso delle donne alla proprietà e all’eredità. Alcune stime rivelano che il numero delle vedove è aumentato del 9 per cento dal 2010, in parte a causa dei conflitti nel Medio Oriente.

Il matrimonio infantile è un’altra causa delle vedovanze precoci. Molte giovani donne rimangono prematuramente vedove dopo essere state sposate con uomini molto più anziani. Di conseguenza è più probabile che, a loro volta, le giovani vedove che non possono mantenere le loro figlie le facciano sposare presto, alimentando questo circolo vizioso.

Secondo l’indagine, due delle pratiche tradizionali più pericolose sono la “pulizia della vedova”, cioè i rituali di “purificazione” a cui deve sottoporsi una donna appena morto il marito, e “l’eredità della vedova”. Entrambe contribuiscono alla diffusione dell’aids, dell’ebola e di altre malattie. Può accadere che le vedove siano “ereditate” dal fratello del marito, diventando la prima moglie o una delle sue spose, una tradizione diffusa in alcune zone dell’Africa, dell’Asia meridionale o del Medio Oriente.

Loomba sostiene che le superstizioni che circondano le vedove fanno sì che queste siano spesso accusate della morte dei loro mariti oppure di stregoneria. Le vedove più anziane che vivono da sole sono particolarmente vulnerabili alle accuse di stregoneria, e questo gli fa rischiare di essere vittime di atti di violenza o perfino di omicidio.

La convinzione che esse portino sfortuna può spingere le vedove ai margini della società, limitandone la possibilità di trovare un lavoro e facendole rimanere nella povertà.

(Traduzione Federico Ferrone)

Questo articolo è stato pubblicato dalla Thomson Reuters Foundation.

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