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La crisi dei profughi in Europa

19 aprile: Un peschereccio naufraga nella notte tra il 18 e il 19 aprile al largo delle coste libiche, con almeno 800 persone a bordo. Sono soccorsi solo 28 superstiti. Secondo la procura di Catania, che ha raccolto la testimonianza dei superstiti, il naufragio al largo della Libia è stato provocato da una manovra sbagliata dello scafista che ha provocato una collisione tra il peschereccio che trasportava i migranti e un mercantile che si era avvicinato per prestare aiuto.

È l’ennesimo naufragio avvenuto nel Canale di Sicilia, dopo la sospensione a novembre del 2014 del programma di pattugliamento del mar Mediterraneo Mare nostrum che aveva permesso di soccorrere migliaia di persone, sostituito dalla missione europea Triton. In seguito all’ennesima strage di migranti, il 13 maggio la Commissione europea propone una nuova agenda sull’immigrazione che in parte mette in discussione l’efficacia del regolamento di Dublino sui richiedenti asilo.

Le nuove linee guida, infatti, prevedono il ricollocamento dei richiedenti asilo arrivati in Italia e in Grecia negli altri paesi dell’Unione europea, in base a un sistema di quote. L’agenda europea sull’immigrazione prevede anche il ricollocamento di ventimila profughi che si trovano nei campi all’esterno dell’Unione europea e il rafforzamento delle missioni di pattugliamento delle frontiere come Triton e Poseidon. La Commissione europea propone anche una missione navale nel Mediterraneo per colpire il traffico di esseri umani. Ma i paesi membri dell’Unione, in particolare quelli dell’Europa orientale, rifiutano la proposta della Commissione europea che sarà oggetto di lunghi negoziati che dureranno tutta l’estate. Accordo che sarà raggiunto solo a fine settembre.

Nel frattempo il grande afflusso di profughi siriani e la pericolosità del viaggio in Libia determinano l’apertura della rotta balcanica verso l’Europa che in parte sostituisce la rotta del Mediterraneo centrale (che dalla Libia arriva in Italia). I profughi siriani, afgani, iracheni arrivano sulle coste greche dalla Turchia, dalla Grecia attraverso la Macedonia e la Serbia, poi l’Ungheria e da lì raggiungono i paesi dell’Europa occidentale come la Germania, dove le condizioni per la richiesta d’asilo sono considerate migliori. Il 17 giugno l’Ungheria annuncia la costruzione di una recinzione al confine con la Serbia per impedire ai migranti di passare e nuove regole più severe sull’immigrazione clandestina. La decisione scatena un effetto domino sulla rotta balcanica, migliaia di persone si dirigono verso la Croazia e la Slovenia e i governi dei diversi paesi prendono decisioni unilaterali senza accordarsi con i vicini che provocano reazioni a catena incontrollate che generano una situazione di grave emergenza umanitaria.

L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha annunciato che nel 2015 i migranti e i richiedenti asilo che sono entrati in Europa sono stati più di un milione. Di questi, quasi 820mila sono arrivati in Grecia via mare. Gli altri hanno raggiunto Bulgaria, Italia, Spagna, Malta e Cipro. I morti in mare quest’anno sono stati quasi tremila.

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