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Un programma radiofonico può riaprire un caso d’omicidio?

Adnan Syed a Baltimora, Stati Uniti, il 3 febbraio 2016.

(Karl Merton Ferron, Zuma/Ansa)

Di solito i giornalisti raccontano le notizie, non le fanno. All’inizio di febbraio, però, il pluripremiato podcast Serial, un programma radiofonico condotto da Sarah Koenig, ha svolto un ruolo decisivo nel convocare una nuova udienza che potrebbe offrire a una persona condannata per omicidio l’opportunità di provare la sua innocenza.

Nel 2014 Koenig si era interessata al caso di Adnan Syed, un uomo di 35 anni condannato all’ergastolo per aver strangolato la sua ex fidanzata nel 1999. Alcuni dettagli del processo, celebrato nel 2000, avevano attirato l’attenzione della giornalista, che ha passato più di un anno a rintracciare testimoni, gironzolare per Baltimora, rileggere le trascrizioni del processo e parlare con lo stesso Syed per cercare di capire cosa fosse accaduto ad Hae Min Lee, una studentessa di 18 anni scomparsa e ritrovata morta un mese dopo in un parco alla periferia di Baltimora.

Serial è stato un enorme successo, ha avuto più di 70 milioni di download. Questo grazie al tenace lavoro d’inchiesta di Koenig che si è sviluppato in tempo reale, con il pubblico che ogni giovedì mattina aspettava di avere nuove rivelazioni e nuovi indizi. Nel corso dei 12 episodi, il podcast ha indagato sull’uomo dall’aria sospetta che ha scoperto il cadavere di Lee e ha messo in discussione il racconto del testimone dell’accusa che sosteneva di aver aiutato Syed a seppellire la sua ex ragazza.

Koenig ha cercato di verificare la ricostruzione temporale dell’accusa percorrendo in automobile la strada che Syed avrebbe fatto il giorno del delitto. Si è chiesta che ruolo abbiano potuto svolgere nel processo i pregiudizi contro i musulmani. Si è procurata le analisi del direttore di The innocence project, un’organizzazione che usa la prova del dna per scagionare persone condannate per errore. È entrata in contatto con Asia McClain, una compagna di classe di Syed alla Woodlawn high school, che ha raccontato di aver parlato con lui nella biblioteca della scuola proprio nel momento in cui, secondo l’accusa, stava uccidendo Lee.

Serial è in bilico sul confine scomodo tra notizie serie e intrattenimento

Nel novembre del 2014, il giudice Martin Welch di Baltimora ha annunciato la convocazione di un’udienza per decidere se concedere a Syed un nuovo processo. È “nell’interesse della giustizia per tutte le parti coinvolte”, ha dichiarato, che Syed, che continua a proclamarsi innocente, abbia l’opportunità di dimostrarlo in un altro processo. L’udienza si è aperta il 4 febbraio 2016 con due domande all’esame. Primo: i dati del cellulare su cui si è basata la causa contro Syed erano affidabili? L’esperto dell’accusa che ha testimoniato nel 2000 aveva basato la propria testimonianza sulla ricostruzione delle celle che avevano agganciato il cellulare dell’accusato, che però non sarebbe del tutto affidabile. Secondo: il giudice Welch ha ascoltato una nuova testimonianza di Asia McClain, la ragazza in grado di fornire un alibi che l’avvocato di Syed non aveva mai contattato.

Serial è in bilico sul confine scomodo tra notizie molto serie e intrattenimento. Concentrandosi soprattutto sulla ricerca della verità da parte di Koenig, pone quest’ultima un po’ troppo al centro della storia. Ma senza gli sforzi della giornalista e la diffusione della sua approfondita indagine sul caso, di certo Syed starebbe in carcere senza alcuna speranza di tornare in un tribunale. Quest’ultima udienza non gli garantisce un nuovo processo, il giudice potrebbe impiegarci giorni o settimane per decidere se concederlo e, anche se così fosse, non si può prevedere se una giuria valuterà che le nuove prove lo scagionano dal delitto. A differenza di innumerevoli detenuti che negli Stati Uniti vengono difesi in modo inadeguato ai processi o vengono condannati per errore, Syed ha però il privilegio di poter perorare di nuovo la sua causa.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

Questo articolo è uscito su The Economist.

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