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Donald Trump ha bisogno di soldi

Filadelfia, 17 febbraio 2024. Trump con la sua nuova scarpa. (Manuel Balce Ceneta, Ap/LaPresse)

Esortando i sostenitori ad agire prima che sia troppo tardi, la campagna per le presidenziali 2024 di Donald Trump avrebbe inviato mercoledì una nuova email per raccogliere fondi, sostenendo che il candidato aveva bisogno di cinque dollari per l’autobus per andare in New Jersey, in modo da poter vedere la madre malata. “Mi dispiace molto disturbarvi, ma mia madre è in un letto d’ospedale a Jersey City”, si leggeva nell’email dell’ex presidente, in cui si aggiungeva che, pur essendo riuscito a racimolare 3,50 dollari, gliene mancavano ancora cinque per il biglietto che l’avrebbe riportato a casa. “Per favore, non posso guidare perché la mia auto è stata appena sequestrata mentre ero anche io in ospedale. Ho avuto un tumore e la malaria. Mia madre ha la malaria e ha avuto un infarto. Accetto pagamenti su Venmo e Zelle”.

The Onion, sito che pubblica articoli satirici, ha scherzato così questa settimana sulla situazione economica di Donald Trump. Il 16 febbraio un giudice di New York l’ha condannato a pagare alla città un risarcimento di 355 milioni di dollari (circa 328 milioni di euro), nell’ambito di un processo civile per frode finanziaria. Trump era accusato di aver gonfiato il valore degli immobili dell’azienda di famiglia, per ingannare i finanziatori, gli assicuratori e le autorità finanziarie e ottenere così tassi migliori su prestiti bancari e polizze. Il giudice ha stabilito che l’ex presidente non potrà svolgere attività imprenditoriali né chiedere prestiti nello stato di New York per tre anni. Trump deve anche dare 83 milioni di dollari alla scrittrice E. Jean Carroll, che ha vinto una causa per diffamazione contro di lui, ed è coinvolto in quattro processi penali che gli stanno costando diversi milioni di dollari in spese legali. Considerando che ha di fatto già vinto le primarie del Partito repubblicano (il 24 febbraio ha vinto nettamente in South Carolina) e che al momento i sondaggi lo danno per favorito nella corsa contro Joe Biden, conoscere lo stato delle sue finanze è rilevante anche a livello politico.

Definire l’effettiva ricchezza di Trump non è mai stato semplice. Non ha mai reso pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi. La sua azienda non è quotata in borsa, quindi la sua situazione finanziaria – il patrimonio personale e i guadagni che derivano dal suo impero commerciale – continua a essere avvolta nel mistero. Inchieste giornalistiche e dichiarazioni processuali hanno permesso comunque di mettere in chiaro che Trump ha sempre gonfiato, e anche di molto, il valore della sua ricchezza (e anche che paga pochissime tasse). Secondo l’ultima stima fatta da Forbes, considerata la più affidabile, il suo patrimonio, in gran parte frutto degli investimenti nel settore immobiliare e in quello alberghiero, vale 2,6 miliardi di dollari (quando si candidò per la prima volta, nel 2015, Trump disse che il suo impero valeva 9 miliardi).

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Sappiamo, sempre grazie a informazioni venute fuori nei processi, che Trump ha debiti importanti. Ha scritto Vox: “Le sue dichiarazioni finanziarie depositate presso la commissione elettorale federale nel 2023 hanno mostrato che ha almeno 200 milioni di dollari di debiti. Secondo Forbes, nel 2021 la sua azienda doveva circa 1,3 miliardi di dollari. Non è così terribile come sembra, soprattutto perché Trump ha costantemente ripagato il denaro che doveva quando ha lasciato la Casa Bianca, tre anni fa. Per esempio, ha pagato la maggior parte dei 295 milioni di dollari che doveva alla Deutsche Bank, uno dei suoi principali creditori”. I debiti sono aumentati durante la pandemia, quando i profitti dei suoi alberghi sono crollati.

Quanto alla disponibilità di denaro, Trump ha dichiarato durante una deposizione di avere liquidità per 400 milioni di dollari. Sono tanti soldi, ma comunque meno della somma che dovrebbe pagare alla città di New York per la causa sulla frode finanziarie e a E. Jean Carroll per la causa per diffamazione. In entrambi i casi l’ex presidente ha detto che presenterà ricorso, quindi i tempi si allungheranno di almeno un anno.

Ma lo spettro di quelle multe mette Trump in una situazione finanziaria complicata, anche considerando le spese legali che sta sostenendo per i quattro processi penali in cui è imputato (il primo procedimento, quello che riguarda i pagamenti a una pornostar, comincerà il 25 marzo). L’ex presidente, da sempre restio a pagare gli avvocati con i propri soldi, sta attingendo soprattutto ai fondi raccolti per la campagna elettorale. Secondo il New York Times, nel 2023 ha usato uno dei comitati legati alla sua campagna elettorale, chiamato Save America, per pagare 50 milioni di dollari in spese legali.

Nella sua carriera da imprenditore Trump ha provato a vendere di tutto – vodka, profumi, camicie, cravatte, bistecche – con risultati deludenti

È una somma notevole, equivalente a quello che Nikki Haley, la principale sfidante di Trump nelle primarie repubblicane, ha speso in totale per la sua campagna elettorale. Sul conto del comitato c’erano i soldi raccolti da donazioni fatte subito dopo le elezioni del 2020, quando Trump cercava di convincere l’opinione pubblica che il voto era stato truccato a favore di Biden. Finora Trump ha anche pagato alcune delle spese legali per i suoi collaboratori coinvolti nei processi, come Walt Nauta, imputato insieme a lui per la storia dei documenti riservati portati via dalla Casa Bianca, e Carlos De Oliveira, un dipendente della tenuta di Mar-a-Lago.

“Quando i fondi del comitato Save America sono finiti, Trump ha cercato di rimpinguarli con una transazione insolita”, spiega il New York Times. “Ha chiesto il rimborso dei sessanta milioni di dollari che aveva in precedenza trasferito a un altro comitato, chiamato MAGA Inc. Inoltre ha indirizzato verso Save America il 10 per cento di tutte le donazioni raccolte online. Vuol dire che 10 centesimi di ogni dollaro ricevuto dai sostenitori servono a pagare gli avvocati”.

Per Trump intrecciare la vicenda giudiziaria alla campagna elettorale – sostenere che i processi siano un complotto per impedirgli di tornare alla Casa Bianca, accusare i giudici di essere corrotti, dire bugie sempre più eclatanti – è una necessità politica ma anche economica. Finché i suoi sostenitori gli crederanno, avrà più possibilità di tenere in piedi il suo impero finanziario, oltre che la sua candidatura. Resta il fatto che, dovendo usare molti soldi per pagare gli avvocati, la spesa destinata alla campagna elettorale inevitabilmente ne risente. Secondo dati sulla liquidità dei candidati aggiornati a gennaio, Biden ha a disposizione 56 milioni di dollari, contro i 30 di Trump.

Molti commentatori non hanno potuto fare a meno di notare che il giorno dopo la notizia della sanzione da 355 milioni di dollari, Trump ha partecipato allo Sneaker Con – una fiera di scarpe per appassionati e collezionisti –, dove ha presentato la sua ultima iniziativa commerciale: delle scarpe da ginnastica chiamate Never surrender, mai arrendersi. Tenendo in mano le scarpe – dorate, con la T in rilievo e la bandiera americana – ha detto: “Queste scarpe sono un vero affare. Volevo farlo da molto tempo. Penso che sarà un grande successo”. Sul sito creato per vendere il prodotto, le scarpe vengono definite “le sneaker ufficiali del presidente Trump”. Costano 399 dollari al paio. Secondo la compagnia, ne sono state vendute mille paia in poche ore. L’ex presidente ha fatto capire che le scarpe fanno parte di uno sforzo per raggiungere gli elettori più giovani: “Dobbiamo portare i giovani a votare”.

Nella sua carriera da imprenditore Trump ha provato a vendere di tutto – vodka, profumi, camicie, cravatte, bistecche – con risultati sempre molto deludenti. E da quando è in politica ha sempre cercato di trarre profitti dai suoi problemi con la giustizia, per esempio vendendo magliette con la sua foto segnaletica. Ma le ricadute dei problemi economici di Trump vanno oltre la campagna elettorale di quest’anno. Come era già successo otto anni fa, si sta parlando molto dei suoi potenziali conflitti d’interesse.

Ha scritto Vox: “Il problema non è solo l’incapacità di Trump di autofinanziare la sua candidatura. Il fatto che sia costantemente alla ricerca di nuovi prestiti o fonti di reddito offre a portatori di interessi di vario tipo uno strumento per ottenere i suoi favori. Dopo che alcuni finanziatori hanno tagliato i ponti con lui, dopo l’insurrezione del 6 gennaio 2021, la Axos Bank, il cui amministratore delegato è un donatore repubblicano, è intervenuta e ha prestato all’ex presidente circa 225 milioni di dollari. Se Trump sarà rieletto, dovrà enormi somme a banche le cui attività rientrano sotto l’autorità del governo.

Inoltre l’estensione internazionale dell’impero economico di Trump offre ampie opportunità a soggetti stranieri, compresi alcuni governi, di ottenere influenza nella sua amministrazione. I governi stranieri hanno speso milioni di dollari nelle aziende di Trump durante il suo mandato da presidente (2016-2021). Una banca statale cinese, per esempio, ha pagato sette milioni di dollari per affittare uno spazio nella Trump Tower di New York in quel periodo”.

Questo testo è tratto dalla newsletter Americana.

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