I migranti dispersi durante il ciclone Harry
Il 2 febbraio l’organizzazione non governativa Mediterranea, attiva nel soccorso in mare, ha denunciato almeno mille dispersi nel Mediterraneo tra il 14 e il 21 gennaio 2026 di cui le autorità italiane e internazionali non danno conferma. La denuncia si basa sulle testimonianze raccolte in Tunisia dagli attivisti di Refugees in Libya e dalle famiglie delle persone che non danno notizie da giorni. Per il momento non è stato possibile verificare queste testimonianze in modo indipendente.
Il 24 gennaio il giornalista Sergio Scandura di Radio Radicale ha parlato di almeno 380 persone che risultavano disperse in mare da giorni, dopo aver letto un allerta diffusa dalla centrale operativa della guardia costiera di Roma “a tutte le navi” nella zona, che parlava di otto imbarcazioni in difficoltà partite da Sfax, in Tunisia.
L’allerta dava anche i dettagli delle partenze per quanto riguarda sia il numero di persone presenti in ogni barca sia il giorno in cui erano salpate, nonostante il maltempo. Le partenze sono avvenute infatti nel periodo in cui il Mediterraneo centrale stava attraversando condizioni marittime estreme: onde alte più di sette metri e raffiche di vento che superavano i 54 nodi, causate dal ciclone Harry. A oggi nessuna autorità marittima italiana, tunisina o maltese ha confermato o smentito i numeri denunciati dalle ong.
Il 24 gennaio Scandura ha scritto su Twitter: “Il dispaccio trasmesso in data odierna sulla rete InmarSat dal Centro di coordinamento e soccorso della guardia costiera italiana riporta anche le date di partenza delle otto imbarcazioni dalla costa orientale della Tunisia, per un totale di circa 380 naufraghi. Le date di partenza da Sfax sono del 14, 18, 20 e 21 gennaio 2026. Includono i giorni che hanno visto il quadrante del Mediterraneo centrale segnato dagli impietosi sette metri di onda e dalle severissime raffiche fino a 54 nodi provocate dal ciclone Harry”.
Ecco l’elenco dei casi segnalati:
- 49 persone su una barca di ferro, partite da Sfax il 21 gennaio alle 2 di notte;
- 54 persone partite da Sfax il 20 gennaio;
- 45 o 50 persone partite da Sfax il 18 gennaio tra le 18 e le 19;
- 51 persone su una barca di ferro partite da Sfax il 20 gennaio all’una;
- 36 persone su una barca di ferro partite da Sfax il 14 gennaio alle 20;
- 42 persone su un gommone partite da Sfax il 14 gennaio alle 21;
- 53 persone su una barca di ferro partite da Sfax il 14 gennaio alle 21;
- 45 persone su una barca di ferro partite da Sfax il 14 gennaio alle 21.
Un sopravvissuto a Malta
Nelle stesse ore un naufrago è stato soccorso in mare da un’imbarcazione ed è stato portato a Malta, dove è stato ricoverato. Si trattava di Ramadan Konte, un cittadino della Sierra Leone sopravvissuto a un naufragio. Konte ha raccontato di essere partito da Sfax, in Tunisia, a bordo di un’imbarcazione con altre cinquanta persone di diverse nazionalità, che hanno perso la vita.
Sono stati pubblicati dei filmati che documentavano il salvataggio dell’uomo, che è sopravvissuto per più di 24 ore in mare prima di essere individuato da una nave a est della Tunisia e a sud di Malta. Durante il salvataggio, dalla barca sono stati avvistati anche dei corpi senza vita. Konte ha perso il fratello, la cognata, il nipote e almeno altre 47 persone.
Il 26 gennaio in un comunicato l’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) conferma il racconto di Konte e parla del timore di centinaia di morti o dispersi lungo la rotta tunisina nei giorni dell’uragano.
“A Lampedusa, in Italia, sono stati confermati tre decessi in seguito a un’operazione di ricerca e soccorso che ha coinvolto un’imbarcazione partita da Sfax, in Tunisia. Tra i dispersi ci sono due bambine gemelle di circa un anno, morte per ipotermia poco prima dello sbarco, secondo la testimonianza della madre, una sopravvissuta proveniente dalla Guinea. Anche un uomo è morto poco dopo l’arrivo a causa dell’ipotermia”, è scritto nel comunicato dell’Oim.
I sopravvissuti alla stessa operazione hanno riferito che un’altra imbarcazione è partita dallo stesso luogo e alla stessa ora, ma non è mai arrivata. “Si teme che questa imbarcazione possa essere stata coinvolta in un naufragio. Le informazioni rimangono incomplete e l’Oim sta lavorando per chiarire la sorte delle persone a bordo”, dichiara l’organizzazione internazionale, che parla anche di un altro naufragio al largo di Tobruk, in Libia, in cui sarebbero state coinvolte 51 persone.
L’Oim ricorda che nel 2025 almeno 1.340 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale e che negli ultimi dieci anni nel Mediterraneo i morti lungo la traversata sono stati più di trentamila.
I raid della polizia a Sfax e le partenze
Gli attivisti di Refugees in Tunisia e di Mediterranea hanno raccolto delle testimonianze tra le comunità presenti in Tunisia, secondo cui dal 15 gennaio ci sono state retate e arresti della polizia tunisina negli accampamenti informali negli uliveti intorno a Sfax, e un allentamento dei controlli della guardia costiera tunisina. Per questo diverse imbarcazioni sono partite nonostante il maltempo. “Ci risulta dalle testimonianze che abbiamo raccolto tramite il telefono che siano partite dalla costa vicino a Sfax tra le 15 e le 24 imbarcazioni in quei giorni”, assicura Luca Casarini, portavoce di Mediterranea.
Refugees in Tunisia e Mediterranea dicono che a Sfax un solo trafficante, conosciuto come Mohamed “Mauritania”, ha organizzato cinque convogli, ciascuno dei quali trasportava tra le cinquanta e le 55 persone. Altre testimonianze parlano di dieci imbarcazioni salpate. Solo una ha raggiunto Lampedusa il 22 gennaio con a bordo un corpo senza vita, confermato anche dal comunicato dell’Oim.
“Un convoglio è tornato agli uliveti vicino a Sfax, a causa del maltempo. I sopravvissuti hanno raccontato di aver visto altre persone naufragare”, riportano in un comunicato sia Refugees in Tunisia sia Mediterranea.
Un attivista chiamato Ibrahim, che gestisce un servizio medico nell’uliveto intorno a Sfax, ha dato notizia sempre attraverso Mediterranea di cinque persone disperse, secondo i familiari che si sono rivolti a lui per avere notizie. “Anche un noto attivista nigeriano per i diritti umani, partito con un’altra imbarcazione, risulta disperso”, è scritto nel comunicato di Mediterranea.
“Ci chiediamo cosa sia successo in quei giorni sulla costa tunisina. Quello che ci sembra strano è che non ci siano stati controlli della guardia costiera tunisina che di solito pattuglia quel tratto di costa. È come se li avessero voluti lasciare partire”, commenta Luca Casarini di Mediterranea, che racconta di un altro raid della polizia tunisina avvenuto il 3 febbraio nell’accampamento di migranti intorno a Sfax. “Subito dopo la nostra denuncia, ci sono state altre retate. Le persone sono state arrestate e portate al confine con la Libia e con l’Algeria e lì abbandonate”.
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