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Volare costerà di più

L’aeroporto di Milano Linate, 2024 (Emmanuele Contini, NurPhoto/Getty Images)

Anche le compagnie aeree stanno facendo i conti con la guerra in Iran. Dall’Europa agli Stati Uniti il carburante per gli aerei sta diminuendo e i prezzi dei voli stanno aumentando.

In meno di due settimane dal blocco dello stretto di Hormuz, chiuso dall’Iran in risposta agli attacchi di Stati Uniti e Israele cominciati il 28 febbraio, il prezzo del greggio era già salito di quasi il 40 per cento, superando i cento dollari al barile.

Secondo la rivista di settore Argus, il Portogallo potrebbe esaurire le scorte di carburante per aerei in quattro mesi, l’Ungheria in cinque, la Danimarca in sei, l’Italia e la Germania in sette, la Francia e l’Irlanda in otto.

Gli aeroporti più colpiti

Nel breve termine il paese più vulnerabile è il Regno Unito. Gli aeroporti britannici, Heathrow in testa, hanno già registrato cancellazioni legate alla disponibilità di carburante, scrive Politico. La compagnia aerea Skybus ha soppresso una rotta.

Secondo la società di analisi energetica Kpler, la Francia è il secondo paese europeo più esposto, anche se può rifornirsi via terra dai Paesi Bassi e dal Belgio, i principali hub petroliferi del continente.

I problemi non sono legati solo alla disponibilità di carburante, ma anche alle modifiche alle rotte. Dall’inizio del conflitto le compagnie aeree sono costrette a fare percorsi più lunghi per evitare il golfo Persico, consumando più carburante. Secondo Eurocontrol, ogni giorno circa 1.150 voli devono fare deviazioni di questo tipo.

Il rincaro dei biglietti

L’effetto sui prezzi è già visibile. Secondo Bloomberg, il 23 marzo un volo di sola andata da Hong Kong a Londra costava in media 3.318 dollari, con un aumento del 560 per cento rispetto al mese precedente. Uno da Bangkok a Francoforte era salito del 505 per cento. E uno da Sydney a Londra del 429 per cento.

Scott Kirby, amministratore delegato della United Airlines, ha spiegato in una nota interna del 20 marzo che il prezzo del cherosene era più che raddoppiato nelle tre settimane precedenti. Se i prezzi si stabilizzassero su quel livello, ha scritto, la compagnia spenderebbe undici miliardi in più all’anno per il carburante.

La risposta è stata tagliare: voli notturni, partenze di martedì, mercoledì e sabato, collegamenti con Tel Aviv e Dubai. L’amministratore delegato della Ryanair, Michael O’Leary, ha annunciato che la sua compagnia sta valutando di cancellare tra il 5 e il 10 per cento dei voli a maggio, giugno e luglio, con preavvisi di soli cinque o sette giorni.

Un problema che arriva da lontano

Questa crisi non è però dovuta solo alla guerra in Iran. Prima ancora che il conflitto scoppiasse, le compagnie aeree avevano segnalato una mancanza di carburante per aerei in Europa, dovuta in parte alle sanzioni sul petrolio russo e in parte al calo della capacità di raffinazione del continente. L’Europa importa circa il 30 per cento del cherosene che consuma. In un’analisi del 2025 l’associazione Iata aveva avvertito che la dipendenza crescente dalle importazioni avrebbe aumentato il rischio di carenze in caso di crisi geopolitiche.

L’11 marzo gli stati membri dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) hanno deciso di sbloccare le loro riserve strategiche di petrolio per contrastare l’aumento dei prezzi causato dalla guerra in Medio Oriente.

“I paesi della Iea metteranno sul mercato quattrocento milioni di barili di petrolio per compensare le carenze dovute alla chiusura di fatto dello stretto di Hormuz”, ha annunciato Fatih Birol, il direttore esecutivo dell’agenzia. La mossa ha stabilizzato temporaneamente i mercati, ma non ha risolto il problema. L’Iea ha anche raccomandato ai consumatori di ridurre la velocità in autostrada, usare i trasporti pubblici e rinunciare ai voli non essenziali.

La società di consulenza Alton aviation consultancy stima che a giugno un volo di sola andata Sydney-Londra costerà in media più di 1.500 dollari, il doppio rispetto al giugno 2025.

I consigli degli esperti sono contraddittori. Clint Henderson, del sito di viaggi The Points Guy, raccomanda di prenotare subito i voli per evitare ulteriori rincari. Volodymyr Bilotkach, esperto di trasporto aereo della Purdue university, negli Stati Uniti, è dell’opinione opposta: meglio non pianificare nulla per luglio e agosto.

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