L’11 marzo gli stati membri dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) hanno deciso, subito prima di una riunione in videoconferenza dei capi di stato e di governo del G7, di sbloccare le loro riserve strategiche di petrolio per contrastare l’aumento dei prezzi causato dalla guerra in Medio Oriente.

“I paesi della Iea metteranno sul mercato 400 milioni di barili di petrolio per compensare le carenze dovute alla chiusura di fatto dello stretto di Hormuz”, ha annunciato Fatih Birol, il direttore esecutivo dell’agenzia. La decisione, presa all’unanimità, rappresenta il più massiccio ricorso alle riserve strategiche di petrolio nella storia della Iea.

In precedenza, il Giappone e la Germania avevano già annunciato che avrebbero attinto alle loro riserve strategiche.

“I 400 milioni di barili sbloccati equivalgono a circa venti giorni di commercio di petrolio attraverso lo stretto di Hormuz”, ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron in apertura della riunione del G7.

Macron ha inoltre esortato il presidente statunitense Donald Trump e gli altri leader del G7 a coordinarsi “per ripristinare il più presto possibile la libertà di navigazione nello stretto”.

La riunione del G7 era stata indetta per discutere delle conseguenze economiche della guerra e di come attenuarle, in particolare riguardo all’approvvigionamento energetico.

La guerra lanciata il 28 febbraio dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran ha provocato la chiusura di fatto dello stretto di Hormuz, attraverso il quale transita il 20 per cento della produzione mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto. Questa situazione ha causato un forte aumento dei prezzi del petrolio e, di conseguenza, di quelli dei carburanti alla pompa.

La prima a reagire era stata la premier giapponese Sanae Takaichi, che aveva annunciato lo sblocco delle riserve strategiche di petrolio del paese a partire dal 16 marzo.

Subito dopo un annuncio simile era stato fatto dalla ministra dell’economia e dell’energia tedesca Katherina Reiche.

Nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, gli stati della Iea avevano sbloccato, in due fasi, 182 milioni di barili di petrolio delle loro riserve strategiche, secondo il quotidiano economico statunitense The Wall Street Journal.