L’11 marzo almeno tre navi sono state colpite vicino allo stretto di Hormuz, che ha un ruolo strategico cruciale nel conflitto in corso in Medio Oriente, producendo conseguenze significative per l’economia mondiale.
Una portacontainer, un cargo e una portarinfuse sono state colpite da “proiettili non identificati”, ha affermato l’agenzia marittima britannica Ukmto.
In risposta agli attacchi israeliani e statunitensi, l’Iran sta portando avanti un’offensiva su larga scala contro le infrastrutture petrolifere del Golfo, costringendo la comunità internazionale a cercare soluzioni urgenti per evitare carenze di idrocarburi.
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I giornalisti dell’Afp hanno riferito di varie esplosioni a Doha, la capitale del Qatar, dove il ministero dell’interno ha avvertito di un “alto livello di rischio per la sicurezza”. Quattro persone sono invece rimaste ferite per la caduta di droni vicino all’aeroporto di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.
L’Arabia Saudita ha affermato di aver neutralizzato dei droni che puntavano al gigantesco giacimento petrolifero di Shaybah, al confine con gli Emirati Arabi Uniti, e dei missili diretti verso una base aerea che ospita militari statunitensi.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno chiuso per precauzione la raffineria di Ruwais, una delle più grandi del mondo, dopo una serie di attacchi con i droni nei dintorni.
All’indomani dell’annuncio da parte delle forze armate statunitensi della distruzione di 16 navi posamine iraniane “vicino allo stretto di Hormuz”, l’11 marzo i capi di stato e di governo del G7 si riuniranno in videoconferenza, mentre l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) sta valutando un ricorso senza precedenti alle riserve strategiche di greggio, secondo il Wall Street Journal.
Il blocco dello stretto di Hormuz, attraverso il quale transita un quinto degli idrocarburi del pianeta, sta causando forti turbolenze sui prezzi del petrolio e sui mercati azionari di tutto il mondo.
Mentre i prezzi dei carburanti s’impennano, il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato l’Iran di “conseguenze militari senza precedenti” se dovesse minare lo stretto di Hormuz.
Washington sta anche valutando la possibilità di scortare le navi attraverso lo stretto.
Intanto, i Guardiani della rivoluzione, l’esercito ideologico dell’Iran, hanno affermato di aver condotto “gli attacchi più massicci dall’inizio della guerra”.
“Gli aggressori devono essere puniti. Devono ricevere una lezione che li dissuada dall’attaccare nuovamente l’Iran”, ha avvertito il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf.
Nella notte tra il 10 e l’11 marzo Israele ha subìto nuovi attacchi missilistici iraniani. L’emittente israeliana Channel 12 ha riferito di alcuni feriti vicino a Tel Aviv.
Anche sul piano interno, la Repubblica islamica non sembra dare segni di cedimento. Il capo della polizia iraniana ha avvertito che chiunque dovesse partecipare a iniziative di protesta contro le autorità sarà trattato come un “nemico”.
Intanto, l’esercito israeliano sta portando avanti i suoi attacchi contro l’Iran e la periferia sud di Beirut, roccaforte del gruppo filoiraniano Hezbollah.
Secondo il governo libanese, finora gli attacchi israeliani hanno causato almeno 570 morti circa 760mila sfollati nel paese.