Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Marine, 32 anni.

Il primo giorno

“Adoro lo sport e il teatro. Frequento il liceo, ho avuto qualche piccola storia con ragazzi e ragazze, amori adolescenziali. Al corso di teatro, dove ho tanti amici, entra questa nuova ragazza nella sala comunale. La attraversa, con i suoi capelli biondi e lunghi, e gli occhi verdi, e non riesco a staccarle gli occhi di dosso. Siamo vestite allo stesso modo: abbiamo la stessa maglietta con dei disegni di street art. È la mia preferita, quella delle grandi occasioni, che metto quando voglio essere carina e sentirmi bene, e ce l’abbiamo uguale.

La lezione procede, i due insegnanti sono molto simpatici, ma io non riesco a concentrarmi, non sono mai stata così incapace nelle improvvisazioni. È la prima volta che mi capita una cosa del genere. Non so se lei è lesbica, è molto fredda. L’anno di teatro passa, ma non ci parliamo. Penso sempre a lei. Ho un diario in cui scrivo tutto quello che provo, visto che non riesco a dirglielo.

La osservo continuamente, aspetto con impazienza il mercoledì per provare a parlarle con un’aria simpatica e disinvolta, elaboro un sacco di strategie: ‘Mercoledì prossimo devi riuscire a parlarle di più, non basta chiederle come sta’. Me le ripeto in continuazione, ma non funziona. Lei non mi dà alcun segnale. Ha bisogno di molto spazio per sé e non è molto socievole.

L’anno successivo, siamo iscritte allo stesso corso di arti marziali. Non ci sono più gli amici del teatro tra noi, è incredibile ritrovarci qui senza esserci messe d’accordo. Per di più, abbiamo la stessa corporatura, quindi l’insegnante ci mette sempre insieme per gli esercizi corpo a corpo. È meraviglioso potersi toccare, aggrapparsi così. Un mercoledì, lei mi aspetta davanti alla palestra e mi propone di sostituire il judo con un caffè. La fantasia che coltivo da un anno diventa realtà: posso finalmente parlarle.

Il mercoledì dopo, mi aspetta di nuovo davanti alla palestra. Questa volta non mi propone un caffè, ma una passeggiata nel verde lì vicino. La palestra dà su una specie di bosco un po’ appartato. Camminiamo sul sentiero fangoso, appena siamo nascoste dagli alberi lei accelera il passo, si gira, si mette davanti a me e mi bacia. Resto senza parole. Il mio sogno si realizza, era così inafferrabile che la credevo eterosessuale. Mi confessa che anche lei, a teatro, aveva passato l’anno a pensarci. Ci baciamo ancora di più, facciamo l’amore nel bosco. Sono i miei primi abbracci amorosi. Tutto sembra molto naturale, ho l’impressione di conoscerla già bene, di fondermi in lei.

Prima di uscire dal bosco, all’ora in cui i nostri genitori vengono a prenderci, infiliamo i kimono e ci arruffiamo i capelli per fingere di aver sudato durante il corso di judo. Mia madre mi aspetta davanti alla sala, salgo in macchina con un sorriso un po’ scemo, sono in paradiso”.

L’ultimo giorno

“È il 31 dicembre. Fa freddo, sono immersa nei preparativi del cenone di Capodanno che organizzo a casa mia. Piccoli regali, bliny, pesce affumicato e pierogi: la mia famiglia è originaria dell’Europa orientale. Sto per fare una bella festa con tutti i miei amici e soprattutto con lei. Ho intenzione di presentarle quelli che non conosce, ora che è più aperta e siamo più vicine. È difficile capire quello che pensa, cambia spesso idea. La nostra relazione è nascosta, ai suoi genitori dice che siamo solo amiche. Sparisce ogni volta che le parlo di vivere insieme o di progetti. Si ritira, si chiude nel silenzio per due o tre settimane, a volte qualche mese. Mi dice che in quegli intervalli frequenta degli uomini.

Ogni volta che torna provo a farle una scenata, ma non ci riesco, sono troppo felice che sia di nuovo con me. Passa una decine di notti di fila a casa mia, così le propongo di trasferirsi nel mio appartamento: ‘È ridicolo, non puoi continuare a pagare un affitto, a dover passare di corsa a casa tua per prendere la tua roba’. E subito svanisce nel nulla. Problemi di attaccamento, di impegno. Ritorna, ci prepariamo a partire per andare a vivere insieme in Canada, abbiamo i visti, ma lei all’improvviso non mi risponde più. Parto comunque, un mese dopo mi scrive: ‘Ma dove sei?’. ‘Beh, dall’altra parte dell’Atlantico, sono partita lo stesso’. Mi raggiunge per lunghi periodi, ma anche a Montréal non s’impegna.

È una frustrazione continua, il rapporto di forza è sempre a mio sfavore. Passa da un’estrema freddezza a momenti in cui vuole vedermi continuamente. E se non sono disponibile, la prende molto male. Introduce la tossicodipendenza nel nostro rapporto. Consuma cocaina in tutte le nostre serate, la abbina al Subutex, si distrugge con la droga, finisce sul divano incapace di parlare, annientata. Per fare come lei, per piacerle, comincio anche io. Solo che io ci cado dentro completamente, sniffo molta, troppa cocaina, mi ritrovo in situazioni estreme, smetto rapidamente perché comincio ad avere paura.

Questo 31 dicembre, penso che ormai è tutto alle nostre spalle, che potremo finalmente stare davvero insieme. Due ore prima, sono indaffarata a spostare i mobili, sistemare il buffet, tagliare le verdure. Il telefono squilla. È lei. Non verrà questa sera, non dice perché: ‘Non ho voglia di parlarne, ti spiegherò dopo’. Crollo, le mando un solo messaggio. Non le avevo mai detto quanto soffrivo per tutti questi tira e molla, quanto i miei amici mi sostenevano in questo supplizio. ‘Trovo molto spiacevole quando scompari all’improvviso’, un’osservazione abbastanza lontana da quello che penso davvero, che è qualcosa del tipo: ‘Brutta stronza, sparisci ogni volta che hai paura’.

Non mi risponde, bevo per calmare il dolore della perdita. L’alcol comincia a fare effetto, arriva mezzanotte, ma sono già nel mio letto quando sento i miei amici rimasti in salotto festeggiare il nuovo anno. Il giorno dopo decido di bloccarla. Di non lasciarla tornare tra qualche settimana, con l’aria innocente, come se non fosse successo niente e fosse solo uscita a comprare il pane. Ho avuto l’impressione che mi avessero strappato una parte di me, come se fossimo una cosa sola. Da allora, la vita senza di lei è più insipida, ma anche più respirabile”.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.

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