Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Thibault, 32 anni.
Il primo giorno
“Ho 17 anni, frequento l’ultimo anno di liceo e passo tutto il tempo con il mio migliore amico. Ci siamo conosciuti due anni prima e da allora stiamo sempre insieme, in giro a fare stupidaggini, a casa sua, a casa mia, siamo inseparabili. Le nostre personalità si completano, ci stimoliamo a vicenda intellettualmente. Guardiamo film, giochiamo ai videogiochi, tutto è un pretesto per grandi dibattiti. Siamo un rifugio l’uno per l’altro.
Il mio amico ha un padre che lo sminuisce, una vita familiare complicata, una madre tormentata. Organizziamo molte feste insieme, beviamo, fumiamo canne, corriamo rischi sconsiderati. Soprattutto io. Di notte mi arrampico sui tetti. Passo ore su quello della chiesa vicino a casa mia, la cui facciata, opportunamente ricoperta di impalcature, è facile da scalare. Ho sempre amato l’altezza.
Ho anche uno spirito nostalgico, sospeso tra quello che è e quello che avrebbe potuto essere. Sono un po’ un poeta maledetto, solitario e a volte asociale. Sono bloccato tra due aspetti della mia personalità, uno molto realista e l’altro che vuole fuggire da una realtà troppo dura. È la tragedia dell’essere fuori posto, non mi sento mai completamente a mio agio.
Ho avuto qualche ragazza. In terza liceo ero follemente innamorato, ma la storia non è mai cominciata. L’ho superata l’anno dopo, la mia vita non poteva ruotare intorno a una sola persona. So che piaccio parecchio, me lo dicono e me lo fanno capire.
Questa donna non è un tipo facile, all’inizio è un po’ brusca e complicata. La prima volta che la incontro passa nella cucina dove sto mangiando con il mio migliore amico. Le dico: ‘Buongiorno signora’. Esce abbastanza in fretta dalla stanza, ha di meglio da fare. Suo figlio è molto bello, anche lei è bella, ha un viso raffinato, dalle linee definite. Non provo ovviamente alcuna attrazione, non ci penso nemmeno.
Spesso, quando vado a casa del mio amico, lui non è subito disponibile. È occupato a finire i compiti o il suo fumetto. Così gironzolo per l’appartamento, senza sapere che fare. E finisco in cucina, dove sua madre sembra smarrita quanto me. Chiacchieriamo spesso. Sempre di più in realtà. Si confida, mi parla dei suoi problemi familiari, delle difficoltà con suo marito.
Mi proibisco di provare qualsiasi cosa. Eppure lei diventa sempre più affettuosa nei gesti, mi sfiora con la mano il braccio o la spalla. Per il suo lavoro ha bisogno di aiuto per creare un piccolo sito web. Ne so abbastanza di informatica per poterla aiutare. È l’occasione per passare ancora più tempo insieme, noi due da soli. Il mio amico non si fa, né mi fa, alcuna domanda.
Siamo fianco a fianco davanti al computer, le nostre mani si sfiorano sul mouse, sulla tastiera. Un giorno, mi scrive un’email: mi dice che è attratta da me, che sa di non doverlo essere, che la differenza d’età – ventotto anni – è enorme, che è sposata. Io non so cosa fare, non ho esperienza. Il suo messaggio esprime esattamente quello che provo anch’io, incrina quella pellicola di silenzio che fino ad allora ci separava. Mi dicevo che c’era qualcosa di strano, ma non penso di vivere una storia come nel film Il laureato, preferisco mettere il paraocchi.
Continuiamo a vederci con il pretesto del sito. Pranziamo, ceniamo insieme. Una sera, andando via, mi bacia per suggellare il momento. Lo trovo bellissimo, piacevole, ma continuo a essere confuso. Mi sento anche gratificato, è come strofinare una lampada e vedere apparire il genio: piacere a una donna come lei mi fa entrare in un’altra dimensione. Tutto il resto non conta più, sto vivendo qualcosa di unico, mi sembra di volare.
Non posso raccontare questa storia: faccio qualche confidenza qua e là, ma nessuno ha il quadro completo per mettere insieme i pezzi. Sono solo un ragazzino inesperto, intimidito, quindi è lei che fa tutto. Ci baciamo ogni tanto, lei mi parla dei suoi sentimenti, ma la situazione non cambia. Fino a quel sabato mattina. Mi sveglio intontito, con la mente ancora rallentata dalla serata alcolica della sera prima. Apro la mia casella di posta e trovo un messaggio: ‘Non posso correre per tutta la vita dietro a qualcuno che non vuole voltarsi’. È un ultimatum, vuole che mi decida, non ne può più di aspettare.
La chiamo, le chiedo dove si trova: è in un monolocale, è andata via di casa. ‘Arrivo tra venti minuti’. Attraverso il quartiere, salgo le scale, busso alla porta. Mi apre, la bacio. È la mia prima volta”.
L’ultimo giorno
“Sono felice. Sono innamorato. Mi sento sereno e appagato. Stiamo davvero insieme, ma nessuno lo sa. Andiamo in vacanza, passiamo il fine settimana fuori, mi presento come uno scapolo incallito – dentro di me so che non lo sono affatto, sto con lei. I miei amici mi prendono in giro e si preoccupano per la mia incapacità di legarmi a una ragazza della mia età. Non ho più bisogno di fingere di essere in sintonia con persone che trovo insipide, ho il mio segreto.
Le circostanze di questa storia mi travolgono. ‘Vorrei che potessimo scambiarci gli anni: se tu mi dessi quattordici anni avremmo la stessa età e questa storia forse sarebbe finalmente possibile’, le dico un giorno, sognando ad occhi aperti. Lei non mi trattiene. Non mi impone alcuna fedeltà. Eppure, è il momento della mia vita in cui probabilmente ho avuto meno voglia di tradire una donna. Mi dice che non può stare con me, che non è né normale né giusto. Non vuole rubare la mia giovinezza né trattenermi, bisogna che uno di noi due metta fine a questa storia.
Mi godo ogni istante, sapendo che la fine potrebbe arrivare da un momento all’altro. Un giorno vado da lei, dopo un periodo in cui si è resa meno disponibile, in cui distanziava i nostri appuntamenti. Suo marito è complicato, deve occuparsi anche dei figli. La serata è intensa. ‘Ti darò quello che vuoi’, mi sussurra, capisco solo dopo che è un addio. Tutto in lei, i suoi gesti, il suo modo di parlare, preannuncia la fine. È l’ultima volta che ci vediamo in questo modo, lei lo ha previsto, io no.
Quando il mattino dopo chiudo la porta dietro di me, non me ne rendo conto. Solo con il passare del tempo realizzo che è finita. Non si sa mai veramente quando è l’ultimo giorno di una storia. Avrei preferito esserne pienamente consapevole invece di capirlo piano piano? Non lo so.
È stata una bella fine, senza drammi, per una storia che è stata la mia iniziazione, il mio passaggio all’età adulta. Ero un adolescente immaturo – molto stupido quando non c’era lei, ubriaco, chiassoso e pericoloso con i miei compagni – lei mi ha trasformato in un uomo. Mi ha dato sicurezza, fiducia in me stesso. È stato il miracolo della mia genesi amorosa. Ci ho messo del tempo a trovare di nuovo qualcosa di così importante”.
(Traduzione di Andrea De Ritis)
Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.
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