Quando la tempesta Joseph ha annunciato il suo arrivo in Portogallo, il 27 gennaio, la raccolta delle olive nella regione dell’Alentejo stava ormai terminando. Le alluvioni hanno allagato i campi, sradicato gli alberi e impedito l’accesso ai terreni agricoli, ma fortunatamente gran parte dell’olio era già al sicuro nei silos. “C’è mancato poco”, racconta un coltivatore, che in questo momento deve soprattutto trovare il modo di fare trattamenti fitosanitari dopo che un numero non ancora precisato di piccoli alberi è stato sradicato dalla forza di Kristin, un’altra tempesta arrivata due giorni dopo Joseph.

Nonostante queste circostanze fortunate, il Portogallo non è riuscito a evitare l’ennesimo calo nella produzione di olio d’oliva. Il rilevamento fatto da Olivum, l’associazione degli olivicoltori e dei frantoi portoghesi, stima che nella stagione 2025/2026 la produzione totale di olio nel paese dovrebbe raggiungere le 160mila tonnellate. Significa che ci sarà “una riduzione di circa il 10 per cento rispetto alle 177mila tonnellate complessive della stagione 2024/2025”. I numeri sono molto lontani dalla super-raccolta del 2021, quando erano state raggiunte le 215.260 tonnellate, la quantità più alta mai registrata in Portogallo.

È importante sottolineare che i cali consecutivi nella produzione di olio d’oliva si sono verificati nonostante le nuove piantumazioni e la sostituzione progressiva degli uliveti intensivi con quelli super-intensivi. Inoltre migliaia di ettari di mandorleti sono stati convertiti in uliveti puntando alla maggiore redditività delle olive rispetto alle mandorle.

Oli­vum attribuisce la riduzione a un “anno di scarica” (negli oliveti un’annata buona di solito è seguita da una caratterizzata da un calo) e agli effetti delle condizioni climatiche avverse, con temperature elevate nei mesi estivi seguite da piogge abbondanti durante la raccolta.

Gon­çalo Moreira, portavoce di Olivum, ha spiegato che “l’inizio della raccolta è stato segnato da temperature molto alte e dall’assenza prolungata di precipitazioni fino all’autunno, un fatto che ha condizionato la resa nelle prime settimane”. Con l’abbassamento delle temperature la resa dell’estrazione “è migliorata progressivamente, permettendo di raggiungere un valore in linea con le previsioni iniziali dell’associazione”, spiega Moreira. Che poi sottolinea: “Il calo è stato smorzato dal fatto che i nuovi oliveti hanno cominciato a dare frutti”. A tutto questo si aggiunge il fatto che nella stagione 2025/2026 “non ci sono stati grandi attacchi da parte di parassiti o malattie”, quindi è stato possibile ottenere una percentuale “molto significativa” di olio extravergine. Questo ha rafforzato il posizionamento del Portogallo come riferimento internazionale nel settore”, sottolinea Moreira.

Qualità straordinaria

Anche in Spagna la produzione ha subìto una forte flessione a causa delle tempeste. Gli imbottigliatori spagnoli “avranno bisogno dell’olio alentejano per migliorare la qualità del loro olio d’oliva, perché noi abbiamo avuto una produzione di qualità straordinaria”, spiega l’olivicoltore Bruno Can­ti­nho, aggiungendo che circa il 90 per cento delle produzione portoghese sarà costituita da olio extravergine.

Insomma l’olio in Portogallo è salvo, ma secondo Cantinho persiste il timore che le radici degli olivi piantati “in zone più basse possano marcire” a causa del ristagno d’acqua nel suolo. L’olivicoltore sottolinea che in alcune zone le macchine non riusciranno a entrare in azione prima di un mese o addirittura un mese e mezzo. “Lì possiamo arrivare solo con i droni”, racconta Cantinho pensando ai trattamenti fitosanitari che vanno fatti dopo la raccolta. Allo stesso tempo il coltivatore ammette che l’uso di questi dispositivi “provocherà un aumento dei costi di produzione”.

Se in Portogallo i danni causati dalle tempeste non hanno messo in discussione la produzione di olio, in Spagna circa un quarto degli oliveti e dei terreni agricoli è stato devastato. Gli agricoltori hanno usato la parola “disastro” per definire la raccolta di quest’anno. In molte aziende agricole, soprattutto in Andalusia, metà delle olive non è stata raccolta.

Il problema non riguarda solo la quantità, ma anche la qualità. Oltre alla perdita di peso, infatti, le olive sono state trascinate dalle inondazioni e sepolte dal fango. Il Coordinamento delle organizzazioni degli agricoltori e degli allevatori spagnoli ha detto che “ogni giorno c’è meno olio del previsto”. In Andalusia, ha aggiunto, la raccolta delle olive “nei campi irrigati ha registrato un calo del 30 per cento”.

Il normale ritmo

Diverse organizzazioni di agricoltori spagnoli calcolano che in tutto il territorio nazionale siano state prodotte poco più di un milione di tonnellate di olio, cioè circa 190mila in meno rispetto alla stagione scorsa. “L’andamento climatico dell’attuale inverno ha turbato significativamente il normale ritmo della raccolta”, ha ammesso in un comunicato l’Associazione spagnola dei municipi olivicoltori (Fimo), precisando che “la pioggia caduta a dicembre per vari giorni consecutivi ha impedito una raccolta continua ed efficiente in gran parte degli oliveti dell’Andalusia”, la regione che produce più olio in tutto il mondo.

La Fimo sostiene di aver preso informazioni dai produttori, dalle cooperative e dai frantoi nelle aree più colpite, riscontrando che tra il 35 e il 40 per cento delle olive è caduto al suolo durante il mese di gennaio a causa dello stato avanzato di maturazione, della pioggia e del vento, e che “una parte importante delle olive non potrà essere recuperata”. Un’altra grande preoccupazione per i coltivatori spagnoli riguarda il fatto che “la raccolta di quest’anno produrrà una percentuale minore di olio extravergine”.

Considerata la gravità della situazione, con conseguenze particolarmente negative in Andalusia, l’associazione ha rivolto un invito a tutti gli operatori del settore olivicolo spagnolo: “È essenziale evitare comportamenti che provochino instabilità nel mercato”. Secondo la Fimo, i produttori e gli imbottigliatori devono mantenere “un equilibrio ragionevole che garantisca prezzi giusti, stabili e sostenibili”. Anche Bruno Cantinho teme che il calo della produzione di olio in Portogallo e Spagna si traduca in “un aumento dei prezzi per i consumatori”. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1655 di Internazionale, a pagina 102. Compra questo numero | Abbonati