Uno sbarco molto politico su un’isola deserta
“Avvicinandosi a Peros Banhos lo spettacolo è mozzafiato. La risacca delle onde crea da subito un’atmosfera di pace. Poi appare la terraferma. Una linea di verde posata su un nastro di sabbia bianca. Man mano che ci si avvicina, l’isola appare completamente ricoperta di alberi”, scrive il sito di Mauritius L’express, raccontando l’arrivo, il 16 febbraio, di un gruppo di cinque persone su un’isola disabitata dell’arcipelago delle Chagos, nel bel mezzo dell’oceano Indiano. “Il viaggio, documentato con un video pubblicato sulle pagine Facebook Biot Citizen e Conservative Post, non si limita alla semplice esplorazione: è un gesto simbolico. A più di cinquant’anni dall’espulsione degli abitanti di queste isole per ordine delle autorità coloniali britanniche, queste persone manifestano la loro volontà di trasferirsi definitivamente nell’arcipelago”.
Quello sbarco, però, è anche una forma di protesta perché le persone partite dallo Sri Lanka ed entrate senza permesso in quello che è ancora un territorio britannico si oppongono alla prospettiva che le Chagos siano cedute a Mauritius, come stabilito dalla Corte di giustizia internazionale e da un recente accordo tra i governi di Londra e di Port Louis che mira a riparare un torto coloniale (ne avevamo parlato qui).
Negli ultimi mesi il Regno Unito stava ultimando i passaggi per rendere definitivo l’accordo, quando nella questione è intervenuto il presidente statunitense Donald Trump rimescolando le carte in tavola. Anche se l’intesa consentirebbe a Londra di mantenere per 99 anni la base militare che condivide con gli Stati Uniti sull’isola di Diego Garcia, Trump ha cominciato a criticare aspramente l’accordo (per esempio, definendolo “un atto di grande stupidità”) e ad attaccare il premier britannico Keir Starmer. Secondo il Guardian, il presidente statunitense avrebbe adottato questa posizione aggressiva dopo che Londra non ha permesso agli Stati Uniti di usare le sue basi in quell’area per un attacco preventivo contro l’Iran.
Le parole di Trump hanno ridato slancio anche a chi, conservatori in testa, critica l’accordo all’interno del paese. E ora molti si chiedono che ne sarà del patto con Mauritius. Secondo le ultime notizie il governo britannico ha smentito che l’iter per la sua approvazione definitiva sia stato messo “in pausa”, ma le cose cambiano di giorno in giorno.
A complicare ulteriormente la situazione, è arrivata la “bravata” dei cinque navigatori. Ma qual è il loro obiettivo? L’idea è veramente quella di insediarsi in una terra che porta ancora i segni delle ferite del passato, forzando la mano al governo Starmer, o è semplicemente un tentativo di metterlo in imbarazzo? Il gruppo è formato da quattro persone nate alle Chagos o loro discendenti – Misley Mandarin, suo padre Michel, Antoine LeMettre e Guy Castel – e dal britannico Adam Holloway. Nei video pubblicati sui social media indossano cappelli con la scritta Make Britain great again e magliette con la bandiera del Territorio britannico nell’oceano Indiano (Biot, la denominazione usata dal 1965 dal Regno Unito per quelle isole che sono state poi rivendicate da Mauritius), e sventolano le bandiere del Biot e quella degli Stati Uniti.
Il loro obiettivo dichiarato è bloccare l’accordo. Il capo del gruppo è Misley Mandarin, che si fa portavoce di quella parte della diaspora chagossiana che rifiuta la cessione delle isole a Mauritius. Con lui c’è anche il padre Michel, 74 anni, che a 14 anni fu allontanato con la forza da quelle isole e, come altre duemila persone che furono poi costrette a trasferirsi a Mauritius o nel Regno Unito. Le loro legittime rivendicazioni sulle terre degli avi non sono, però, estranee alle manovre politiche di una parte dell’estrema destra britannica. Adam Holloway è infatti un ex militare ed ex parlamentare del partito Reform Uk di Nigel Farage.
Lo stesso Holloway spiega sul giornale australiano The Spectator perché ha “aiutato a invadere le isole Chagos”: “Sono sbarcato insieme a quattro isolani venuti a creare un insediamento permanente, così per il governo Starmer sarà impossibile cederlo a Mauritius. Siamo riusciti ad arrivare in segreto. Temevamo che il nostro viaggio potesse essere interrotto da una motovedetta britannica o da un sottomarino cinese. Ma quando siamo entrati nella zona esclusiva del governo britannico – un atto per cui si rischiano tre anni di carcere – l’unica traccia di un’altra imbarcazione era un relitto arenato su uno degli atolli. […] Il mio interesse per le Chagos è nato quando mi è arrivata voce dell’idea assurda di cedere la base anglo-americana di Diego Garcia a Mauritius, alleata della Cina”. Holloway si fa a sua volta interprete della volontà dei chagossiani, scrivendo che “non vogliono essere mauriziani, ma restare britannici”.
Il richio di strumentalizzazione politica è denunciato anche dal giornale Le mauricien: “Dietro il simbolismo restano le questioni scomode del potere e di chi beneficerà davvero di questa lotta per la giustizia”. Poco dopo lo sbarco le autorità britanniche si sono affrettate a dichiarare che l’ingresso alle Chagos è illegale e hanno emesso un decreto di espulsione. Ma il provvedimento è stato bloccato dopo che è stato impugnato in tribunale.
“Chi segue la vicenda delle Chagos è rimasto senza parole”, scrive l’opinionista Sylvia Edouard Gundowry. “Nessuno se l’aspettava. Nei video girati a Peros Banhos, Mandarin ammette che l’operazione era stata pianificata per mesi e volutamente tenuta segreta. Parla con sicurezza, ridendo e vantandosi della sua barca (chiamata No excuse), della loro possibilità di accedere a internet e delle persone potenti che sostengono i suoi progetti di costruire scuole e ospedali”.
La presenza di Holloway e la notizia che Farage era alle Maldive nei giorni prima della partenza – forse con l’intenzione di unirsi alla spedizione – contribuiscono a chiarire il quadro: lo sbarco appare sempre di più un intervento orchestrato da attivisti di estrema destra per sabotare l’accordo con Mauritius e indebolire il governo laburista. “È innegabile l’impatto emotivo di vedere i chagossiani rimettere piede in patria dopo cinquant’anni di esilio forzato. Si prova compassione per l’ingiustizia storica. Eppure è altrettanto difficile ignorare Farage e alleati”.
Se il Regno Unito avesse espulso Mandarin e compagni, il governo britannico avrebbe corso il rischio di un grave danno d’immagine perché Reform Uk non avrebbe perso tempo a dipingere il governo Starmer come uno che ripete gli errori del passato, scrive la commentatrice. “Il simbolismo sarebbe devastante, tanto più che Reform Uk non è più una forza politica marginale ma è nella posizione di poter vincere le prossime elezioni”.
Edouard Gundowry si chiede se Mandarin e i suoi, invece di combattere per una giusta causa, non si stiano prestando a una lotta che non è la loro e se non abbiano interiorizzato quel sistema di oppressione che invece dovrebbero cercare di distruggere. “La lotta per le Chagos ha bisogno di giustizia, dignità e riparazioni. Ma ha bisogno anche di onestà e chiarezza su chi ci guadagna, chi ci perde e chi muove i fili dietro le quinte”.
Questo testo è tratto dalla newsletter Africana.
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