La techno sta avendo il suo #MeToo?
Nei giorni scorsi il mondo della techno è stato scosso da un caso che riguarda la violenza contro le donne. Diversi dj sono stati rimossi dal programma di alcuni festival dopo che una serie di persone li ha accusati di stupro, molestie e coercizione. Tutto è cominciato il 21 e 22 febbraio, quando in poche ore decine di testimonianze anonime sono state pubblicate su un profilo Instagram chiamato BradNoLimit e gestito da Brad Bedzyk, un ex dipendente dell’agenzia di booking parigina Steer, che gestisce la carriera di diversi dj internazionali. I racconti chiamavano in causa vari nomi di punta della techno internazionale come gli artisti francesi Odymel, Shlømo e il tedesco Carv.
Al momento, come racconta la rivista francese Les Inrocks, le accuse non hanno portato all’apertura d’indagini o di processi, ma hanno generato un forte impatto sul settore e stanno circolando molto sui social media. Le denunce riportate da BradNoLimit testimoniano che le violenze – avvenute dietro le quinte delle esibizioni, ma anche in hotel – sono successe in un contesto di forte squilibrio di potere e, secondo le testimonianze, diverse vittime erano sotto l’effetto di alcol o droghe, quindi non nella condizione di esprimere un consenso a quello che stava succedendo.
La Steer ha reagito alla notizia con due comunicati pubblicati su Instagram, dichiarando che ha preso le accuse “con la massima serietà” e che ha avviato un’indagine interna, oltre ad aver sospeso le collaborazioni con gli artisti coinvolti. Festival come Madame Loyal, Verknipt e altri hanno deciso di cancellare le esibizioni di questi artisti.
Quasi subito altri dj sotto contratto con l’agenzia, tra cui Creed, William Luck, 6ejou e Lola Cerise, hanno annunciato l’interruzione dei loro rapporti professionali con l’azienda. Alcuni dj coinvolti hanno respinto le accuse o annunciato un passo indietro. Shlømo ha parlato di “campagna diffamatoria” e di vendetta personale. Carv ha ammesso di aver inviato foto intime e di aver avuto comportamenti espliciti, ma dice che si è trattato di situazione consensuale.
Già a novembre la dj tedesca Konfusia aveva denunciato di aver ricevuto pressioni sessuali da parte di un promoter di eventi. L’anno scorso l’associazione francese Consentis ha rivelato in un sondaggio che il 10 per cento delle persone intervistate ha riferito di essere stata vittima di uno stupro in un locale o a un festival, e che otto donne e persone non binarie su dieci avevano subìto molestie nello stesso contesto. Sempre nel 2025 il dj statunitense Fantasm, accusato da diverse donne di violenza sessuale, è stato tolto dal cartellone del Dour Festival.
Per Safiatou Mendy, coordinatrice di Consentis, il problema delle violenze contro le donne nel mondo del clubbing è strutturale: spesso si reagisce solo quando a denunciare sono figure privilegiate, mentre altre persone sono ridotte al silenzio. In passato diverse protagoniste della scena, tra cui Charlotte de Witte e Amélie Lens, avevano denunciato un clima tossico e la cultura del silenzio che protegge le reputazioni delle persone più potenti.
Questo testo è tratto dalla newsletter Musicale.
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