×

Fornisci il consenso ai cookie

Internazionale usa i cookie per mostrare alcuni contenuti esterni e proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta questa pagina.

Per contenere il virus dovremo aspettare ancora mesi

La cerimonia del cambio della guardia a Buckingham palace, Londra, il 18 marzo 2020. (Leon Neal, Getty Images)

Di fronte a un virus come il Sars-Cov-2, contro il quale non esiste ancora un vaccino né una cura dall’efficacia clinicamente testata, quali saranno gli effetti delle misure che non si basano sui farmaci per ridurre la mortalità e la pressione sui sistemi sanitari? A questa domanda ha cercato di dare una risposta un gruppo di ricercatori dell’Imperial college di Londra guidato da Neil Ferguson, specializzato nel creare dei modelli delle epidemie, che ha esaminato i casi di Regno Unito e Stati Uniti.

La risposta fa rabbrividire: indipendentemente dalle strategie messe in atto, il nuovo coronavirus avrà ripercussioni profonde e di lunga durata su questi paesi e su altri con caratteristiche simili. Inoltre le misure adottate non impediranno un’eventuale nuova ondata di contagi.

Neil Ferguson ha messo a confronto due opzioni a disposizione dei leader politici, scartando l’ipotesi del “laisser-faire”, che secondo le sue stime avrebbe causato 510mila morti nel Regno Unito e 2,2 milioni negli Stati Uniti, con un picco di mortalità tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Le due opzioni sono mitigation (attenuazione) e suppression (contenimento), e prevedono cinque tipi di interventi: isolamento dei casi confermati nelle loro case; quarantena per le loro famiglie; distanziamento sociale per gli ultrasettantenni; distanziamento per tutta la popolazione; chiusura delle scuole e delle università.

Due opzioni
La prima opzione, l’attenuazione, non ha come obiettivo di impedire la circolazione del virus ma mitigare le ricadute dell’epidemia sul sistema sanitario. Per riuscirci sono stati esaminati vari interventi, come la quarantena dei casi accertati e delle loro famiglie, la chiusura delle scuole e misure più o meno estese di distanziamento sociale. In questo scenario l’immunità della popolazione si rafforza con l’avanzare dell’epidemia, portando alla fine a una riduzione del numero dei casi. Questa è stata più o meno la scelta del governo di Boris Johnson fino a non molto tempo fa, basata sull’acquisizione di un’immunità collettiva quando una percentuale sufficiente della popolazione sarà interessata.

Il contenimento per ora è l’unica strategia possibile. Gli effetti sociali ed economici saranno profondi

La seconda opzione, il contenimento, mira invece a fare in modo che un eventuale individuo contagiato trasmetta il virus a meno di una persona, portando così all’estinzione dell’epidemia. Questa strategia applicata dalla Cina in modo autoritario presuppone misure estreme, che possono arrivare all’isolamento dell’intera popolazione. Ma anche dopo cinque mesi in queste condizioni, l’epidemia rischia di riprendere nel caso venissero revocate le misure.

I ricercatori dell’Imperial college hanno quindi immaginato una strategia in cui le misure di suppression vengono periodicamente alleggerite e poi ripristinate nel caso in cui le strutture ospedaliere fossero di nuovo sotto pressione. Nel Regno Unito queste misure dovrebbero rimanere in vigore due terzi del tempo necessario a sviluppare un vaccino (che non è previsto prima di 12-18 mesi) e creerebbero grandi difficoltà di adattamento per la collettività.

“Negli scenari più ottimistici l’attenuazione non impedirebbe un aumento dei casi che raggiungerebbero una cifra fino a otto volte superiore alla disponibilità dei posti letto negli ospedali e nei reparti di terapia intensiva”, scrivono i ricercatori. Anche se i sistemi sanitari riuscissero a farsi carico di tutti i pazienti, si stimano 250mila morti nel Regno Unito e fino a 1,2 milioni negli Stati Uniti.

Ferguson e colleghi concludono che il contenimento “per ora è l’unica strategia possibile. Gli effetti sociali ed economici saranno profondi”. I ricercatori osservano che alcuni paesi hanno già adottato misure molto restrittive e che quei paesi dove l’epidemia è ancora a uno stadio precoce – come il Regno Unito – dovrebbero adottare provvedimenti simili rapidamente.

Il picco è ancora lontano
Queste conclusioni allarmanti riprendono le ricerche del laboratorio Inserm- Sorbonne Université Epix-Lab diretto da Vittoria Colizza, che fanno luce sull’efficacia e sui limiti della chiusura delle scuole e della diffusione del lavoro a distanza.

“Gli intervalli di valori forniti dall’équipe di Ferguson sul numero di casi e di decessi sono coerenti con i nostri. I ricercatori britannici hanno preso in considerazione due strategie che tengono conto delle politiche adottate nel Regno Unito e negli Stati Uniti senza includere il lavoro da casa, come invece abbiamo fatto noi”, sottolinea Colizza. In Francia le équipe di modellizzazione cominciano a integrare i dati provenienti dall’Italia, che permetteranno di avvicinarsi di più alla situazione francese.

“Tra quindici giorni vedremo se le misure che sono entrate in vigore in Francia funzionano per contenere l’epidemia, ma il picco è ancora lontano. Queste misure dovranno rimanere in vigore abbastanza a lungo per permettere che si sviluppi un’immunità di gregge per evitare che si diffonda nuovamente il contagio. Stiamo lavorando per stimare quando sarà il momento migliore per allentare le misure, ma per ora è necessario che siano applicate in modo rigoroso “, osserva la ricercatrice.

Il 12 marzo il comitato scientifico del governo francese sul Covid-19 ha fatto notare che in passato i modelli “hanno fatto previsioni esagerate”. Ma la trasposizione dei risultati dell’équipe di Ferguson al caso della Francia è senza appello: “Senza neanche prendere in considerazione gli scenari estremi o quelli ‘più improbabili’ da un punto di vista dei modelli matematici, le ipotesi intermedie hanno messo in evidenza con un grado di plausibilità elevata un divario importante tra il numero di casi gravi, che richiedono il ricovero in terapia intensiva, e le capacità ospedaliere francesi, anche se rafforzate con misure appropriate”.

Per evitare un’ondata di morti, gli esperti raccomandavano misure “più vincolanti”, ricordando che “per un virus come il Sars-CoV-2 bisogna ridurre di almeno il 60 per cento i contatti”. I modelli di Ferguson sembrano aver avuto l’effetto di un elettroshock: il 12 marzo il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la chiusura delle scuole e il 14 marzo quella di negozi, bar e ristoranti.

Il 16 marzo gli scienziati francesi si allarmavano ancora della “mancata percezione della gravità della situazione di una parte della popolazione francese”, sottolineando che i comportamenti non si erano “sufficientemente modificati”. Poche ore dopo è stato annunciato l’isolamento per tutti i francesi.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

Questo articolo è uscito su Le Monde.

pubblicità