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Le ferite ancora aperte del massacro di Tulsa

L’ingresso del campo profughi allestito dopo il massacro di Tulsa, Oklahoma, giugno 1921. (Library of Congress)

Il massacro contro la comunità nera di Tulsa, in Oklahoma, durò meno di ventiquattr’ore, ma ha prodotto danni per decenni. A un secolo di distanza non è ancora chiara la portata delle perdite economiche subite dagli afroamericani, ma di recente sono stati fatti importanti passi avanti, anche grazie a nuovi strumenti digitali che permettono agli studiosi di estrapolare dai registri del censimento i dati sugli effetti del massacro.

Il 31 maggio 1921 una folla di più di mille uomini bianchi si presentò davanti alla prigione dove era detenuto un ragazzo nero sospettato di aver molestato una donna bianca. Più di cinquanta uomini afroamericani arrivarono sul posto per aiutare la polizia a difendere l’edificio. Furono mandati via e si ritirarono a Greenwood, la zona a maggioranza afroamericana. Verso sera la folla bianca fece irruzione nel quartiere, bruciando case, negozi, chiese, una scuola e un ospedale. Nonostante gli sforzi delle autorità locali per nascondere le violenze – secondo le stime sono morti almeno trecento afroamericani – i giornalisti, gli storici e gli abitanti di Tulsa sono riusciti a documentare quello che è successo ai neri più facoltosi della città e alle loro proprietà. Gli imprenditori John e Loula Williams persero il Dreamland theatre. Il Gurley hotel, di proprietà di Ottowa ed Emma Gurley, fu raso al suolo.

Eppure finora è stato difficile calcolare gli effetti economici del massacro nel lungo periodo. Come si possono misurare le conseguenze della violenza razzista sulla cultura e sulle istituzioni anni dopo le violenze? In che modo il massacro ha cambiato la traiettoria sociale ed economica dei neri di Tulsa?

Ricchezza condivisa
Abbiamo trovato alcune risposte analizzando i censimenti fatti prima e dopo il massacro. Dagli archivi abbiamo estrapolato le storie individuali che rivelano le difficoltà economiche delle persone che sono rimaste a Tulsa dopo i fatti del 1921, come quelle di Gibson Van Dyke e Roy Drew. Nel 1920 Van Dyke, un nero di 36 anni, gestiva una pensione a Greenwood. Lui e la moglie Bertha sono stati tra i pochi neri a restare in città. Dieci anni dopo Gibson non aveva più la sua attività, e lavorava come muratore non qualificato con uno stipendio estremamente basso. La traiettoria dei Van Dyke contrasta con quella di Roy Drew, un nero che nel 1920 lavorava in un negozio di generi vari. Nel 1930 Drew compare nei registri di Kansas City come proprietario di una farmacia.

I dati degli archivi raccontano anche una storia più ampia. Il censimento del 1920 fornisce un quadro esaustivo della realtà di Tulsa un anno prima del massacro. All’epoca la città era uno snodo agricolo e godeva dei grandi profitti del petrolio, tanto da essere ribattezzata “Magic city”. Tulsa era una città particolare perché la ricchezza era condivisa da bianchi e neri.

Greenwood si guadagnò il soprannome di “Wall Street nera”, non per le istituzioni finanziarie ma per la sua ricchezza. Nel 1920 era raro imbattersi in una comunità distinta di neri facoltosi. I bambini neri di Tulsa andavano a scuola più di quelli di altre città della regione. Prima che si verificasse quella che gli storici considerano la peggiore esplosione di violenza razzista nella storia degli Stati Uniti, a Greenwood era nata una robusta classe media.

I dati dei censimenti successivi evidenziano un contrasto netto rispetto alla prosperità degli anni dieci. Gli introiti delle famiglie nere si sono ridotti progressivamente dal 1920 al 1930 e poi fino al 1940. Come possiamo stabilire che la contrazione fu dovuta al massacro e non al cambiamento di condizioni locali o nazionali? La storia non è un laboratorio dove svolgere esperimenti controllati, ma confrontando i dati di Tulsa con quelli di alcune città simili a Tulsa – come Oklahoma City, Wichita e Little Rock – emerge che in queste tre città i redditi dei neri nello stesso periodo sono rimasti costanti, nonostante l’impatto della grande depressione. Nel 1920 i guadagni delle famiglie afroamericane di Tulsa erano il 9 per cento più alti rispetto alle 14 città prese in esame nella nostra analisi. Nel 1940 erano del 7 per cento più bassi. Nello stesso periodo l’evoluzione dei redditi dei bianchi di Tulsa ha seguito la stessa evoluzione delle altre città: è rimasta costante dal 1920 al 1930, prima di registrare un piccolo declino dal 1930 al 1940. Complessivamente nel ventennio i redditi dei bianchi di Tulsa sono stati più alti rispetto alle città prese in esame.

La Tulsa che fu ricostruita dopo il massacro era molto diversa da quella del 1920

La possibilità di elaborare grandi quantità di dati sta rivoluzionando le conoscenze storiche, perché permette di rispondere a domande cruciali sulle comunità e le società in modi impensabili con le tecniche usate in precedenza, che si basavano solo sulle storie individuali. Il censimento degli Stati Uniti, in particolare, è un registro prezioso per ricostruire le tendenze economiche del passato, soprattutto quelle relative alla vita delle persone comuni. Inoltre la digitalizzazione degli archivi ci permette di indagare su contesti specifici analizzando la vita di ogni singolo individuo e raccogliendo informazioni complete su età, etnia, legami familiari, alloggio e occupazione. Anche se il censimento è sempre stato una fonte decisiva per comprendere le condizioni di luoghi specifici a livello individuale, oggi le tecniche basate sull’apprendimento automatico permettono ai ricercatori di seguire un grande numero di persone nel corso degli anni, scoprendo chi è rimasto nella stessa località e chi si è spostato alla ricerca di una vita migliore.

Secondo i documenti d’archivio, il quartiere di Greenwood fu ricostruito pochi anni dopo il massacro. Molti edifici furono riedificati nella stessa posizione e nello stesso stile di quelli originali, dando l’impressione di un ritorno alla normalità. Uno storico locale scrisse che “tutto era più prospero di prima”. Ma non era così: la Tulsa ricostruita del 1930 era molto diversa da quella di dieci anni prima.

I danni sono evidenti non solo analizzando i redditi ma anche se si guardano gli indicatori del benessere sociale. Nel 1920 i neri di Tulsa avevano più probabilità di possedere una casa, essere sposati e avere un lavoro rispetto ai neri di altre città simili. Nel 1930 e nel 1940, invece, erano indietro secondo tutti gli indicatori. Il nostro modello indica che nel 1940 la probabilità che un nero di Tulsa fosse sposato era del 6 per cento più bassa, e la possibilità che avesse un lavoro era del 9 per cento più bassa. Inoltre il reddito medio era del 12 per cento inferiore rispetto a un ipotetico contesto in cui il massacro non fosse mai avvenuto.

La violenza ha cambiato la struttura sociale della città. Alcuni neri benestanti lasciarono Tulsa. Ottowa ed Emma Gurley, per esempio, si trasferirono a Los Angeles, dove aprirono un nuovo albergo. Ma quanto fu prevalente la decisione di partire?

Un confronto tra chi è rimasto e chi è partito rivela che gli uomini neri di Tulsa con stipendi elevati sono stati più inclini a lasciare la comunità dopo il 1920 rispetto ai bianchi di Tulsa e ai neri di città simili. Questa migrazione ha provocato un cambiamento sostanziale a Tulsa, città che prima del 1920 attirava molti neri da altre zone del paese.

Le tecniche di analisi ci permettono inoltre di osservare gli effetti del massacro nel corso delle generazioni. La nostra ricerca ha collegato i bambini che nel 1920 vivevano con i genitori alla loro condizione nel 1940. Il massacro e le sue conseguenze hanno avuto effetti profondamente diversi nei bambini neri la cui famiglia è restata a Tulsa rispetto a quelli che sono partiti. Nel 1940 chi aveva scelto di lasciare dopo il massacro guadagnava l’88 per cento in più rispetto a chi era rimasto. Di contro, gli effetti della migrazione per i bianchi di Tulsa sono stati trascurabili e comunque negativi.

I nostri dati mostrano chiaramente le fortune opposte tra chi è rimasto e chi è partito. Prendiamo l’esempio di Clarence Knight, che nel 1920 faceva il sarto a Greenwood e la cui moglie, Daizy, lavorava come domestica. La famiglia Knight è rimasta a Tulsa dopo il massacro. Il loro figlio, Ralph, non ha finito le scuole superiori e nel 1940, a 28 anni, lavorava come fattorino in un albergo. I neri che sono partiti da Tulsa hanno trovato migliori occasioni per prosperare. Nel 1920 Sylvester Holman, residente a Tulsa con la moglie Annie e i figli, lavorava come facchino in una merceria. Vent’anni dopo uno dei suoi figli, Clarence, è stato registrato nel censimento di Nashville, in Tennessee: si era diplomato e aveva avviato una carriera da agente assicurativo.

Le cicatrici del 1921 sono ancora molto profonde nella città di Tulsa e nelle persone che hanno vissuto il massacro in prima persona. I dati catturano un aspetto importante relativo alle conseguenze economiche a lungo termine della violenza razzista negli Stati Uniti. Nell’arco di appena 24 ore la traiettoria promettente di un’intera comunità è stata radicalmente alterata, provocando effetti che si sono protratti per generazioni.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Questo articolo è uscito sul sito dell’Atlantic.

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