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“Vado via con l’assoluta certezza che non sia il suo amante”

Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Olivier, 45 anni.

Il primo giorno

“Studio economia e commercio a Lille, sto ripassando per gli esami di fine semestre nel mio piccolo bilocale. Mentre sono tutto concentrato, suona il citofono. Penso subito che sia il mio coinquilino, che per l’ennesima volta ha dimenticato le chiavi. ‘Ma che cazzo, possibile che non ti ricordi mai le tue cose!’. Invece sento una vocina sorpresa: ‘Mi scusi, sono Frédérique! Sono venuta a cercare Nico, perché faccio una festa a casa mia’. Imbarazzato, le propongo di salire.

Giaccone cerato, grossa sciarpa di lana, cappello, guanti, stivali: sembra un pescatore! Quando si toglie tutto l’armamentario, scopro i suoi grandi occhi verdi, i suoi capelli castani, e la sua figura slanciata. Le offro da bere. Non avendo un tavolo, ci sediamo in cucina uno di fronte all’altra ai lati di un mobiletto basso senza ripiani. Brindiamo davanti al mio poster di Pamela Anderson. ‘Un concetto essenziale spinto all’estremo’, sorride con un’ironia che non mi lascia indifferente. Ma non cerco di sedurla perché mi dice che da due anni ha un compagno in Bretagna. Una storia seria. E poi tra poco avrò i miei esami.

Viene spesso a casa, dove il mio coinquilino, figlio di un ristoratore, ci tiene a farci mangiare bene. Diventiamo amici e presto le nostre conversazioni diventano spinte: da quando ho cominciato a lavorare nel settore parasportivo della 3 Suisses, mi occupo della vendita internazionale di vibratori. Niente di meglio per animare una serata. La cosa fa molto ridere Frédérique, che non vuole perdersi l’aneddoto del giorno.

Le spiego che i vibratori sono costruiti in fabbriche di giocattoli in Vietnam o in Bangladesh, e che stiamo lanciando ufficialmente un ‘cofanetto fai da te’ , che permette di cambiare la punta (liscia, con rilievi, impermeabile, eccetera). Poi le leggo i commenti delle nostre collaudatrici, che in realtà sono attrici del porno: ‘Troppo grosso, troppo largo, vibra troppo, martello pneumatico, mi distrugge, eccetera’. Anche se è molto aperta, rimane talvolta un po’ sulle sue. La trovo sempre più carina ma non faccio nulla. Quando il suo ragazzo bretone arriva a Lille, fa fatica a inserirsi nelle nostre conversazioni e finge di leggere dall’altra parte della stanza.

L’anno successivo comincio una nuova avventura professionale alla Peaudouce, nel settore dell’incontinenza per adulti. Ancora una volta, Frédérique lo trova divertente. Un giorno ricevo in regalo dalla mia azienda trecento assorbenti. Non sapendo cosa farne, li offro a Frédérique, che però mi spiega che preferisce i tamponi. Arriviamo a un livello di intimità incredibile. Qualche giorno dopo mi propone di andare a bere qualcosa con sua sorella alla Bibliothèque, uno dei pochi bar di Lille che mette musica rock. In quell’occasione capisco che ha parlato molto di me a sua sorella.

‘Vieni, andiamo di sopra, qui non si sente niente’, mi dice all’orecchio mentre sua sorella va a rimorchiare. Sulle scale mi prende la mano. Appoggiati alla ringhiera, con la pista da ballo sotto di noi, mi bacia. Non me lo aspettavo per niente, ma mi piace. Il nostro bacio dura a lungo. È un bacio languido. Verso le due del mattino la invito a bere un ultimo bicchiere da me. ‘Sì, solo uno però’, mi dice. Già sulle scale i nostri vestiti volano via come in un film. Facciamo l’amore, nella posizione del missionario. Siamo un po’ impacciati. Solo poche ore prima eravamo buoni amici. Quando la riaccompagno a casa, restiamo in silenzio. Per una settimana non osiamo chiamarci”.

L’ultimo giorno

“Ottengo la direzione delle vendite per il nord della Francia della Linet, un’azienda specializzata nella vendita di letti per i reparti di rianimazione e terapia intensiva. Il mio stipendio cresce rapidamente, in alcuni mesi riesco a guadagnare fino a trentamila euro, ma passo tutto il tempo a lavorare, faccio centomila chilometri all’anno. E quando torno a casa, il venerdì sera, è già l’una di notte. Nel fine settimana sono stremato. In televisione c’è L’ispettore Derrick in tedesco, lo guardo senza guardare. Sono uno straccio.

I rimproveri di mia moglie sono sempre più frequenti: ‘Non ci sei mai! Hai dimenticato la visita dal pediatra! Non fai nulla!’. Cerco di compensare la mia assenza offrendole una bella vita: ci trasferiamo in una casa di 160 metri quadrati con pietre e travi a vista, soffitti alti e tutte le stanze che affacciano sul giardino. Mi dico che le cose miglioreranno e mi rifugio nel lavoro. Non facciamo più l’amore.

‘Voglio pensare anche a me stessa! Voglio fare sport per muovermi un po’ dopo il lavoro’, mi dice un giorno. Si iscrive a un corso di nuoto con alcune amiche, io la incoraggio a continuare. Mi parla sempre più spesso del suo istruttore, ‘un tipo simpatico che ci insegna un sacco di cose’. Comincio ad aver qualche dubbio, così passo in piscina. È brutto, calvo e più basso di lei. Non ha nulla di attraente, con i suoi pantaloni della tuta e le ciabatte di plastica. Vado via con l’assoluta certezza che non sia il suo amante.

Per i suoi 35 anni organizzo una grande festa e le faccio il regalo dei suoi sogni: un robot da cucina che può fare di tutto, dai gelati agli hamburger. Il suo istruttore le ha regalato un misero libro usato sul triathlon. ‘Non doveva venire con la sua ragazza?’, chiedo. Lei diventa tutta rossa. Capisco subito. Lei nega, nega per diversi giorni, ma ammette che tra di noi c’è un problema. Per un po’ vado a vivere in un altro appartamento. La mia situazione professionale peggiora, le vendite stagnano, mia moglie mi rifiuta, gli amici non mi chiamano più, sono stordito. Sono diventato un appestato.

Il 14 febbraio mi lascia ufficialmente e mi confessa di averlo deciso da tempo. Divorzieremo. Sono sotto shock, come dopo un incidente d’auto: ti rendi conto che è successo qualcosa di grave intorno a te, senti delle voci e ti tocchi il corpo per controllare di non esserti fatto niente. Davanti alla porta di casa le mie figlie mi vedono caricare la macchina. La più grande ha capito ed è molto triste. La piccola piange perché vede la sorella piangere. Una volta tornato nell’appartamento, mi verso un bicchiere di whisky.

Vengo a sapere dal mio avvocato che mia moglie ha già preparato i documenti e chiede quattromila euro di mantenimento. Così non ce la posso fare, devo difendermi. Mi ritrovo ad aspettare in fondo alla strada che lei vada al lavoro per poter entrare in casa e cercare le sue buste paga. Sono un ladro nella mia stessa casa. È orribile. Mi impegno a pagare il mutuo della casa fino a quando non verrà trovato un nuovo acquirente. In cambio solo mia moglie e le nostre figlie possono abitarci. La vendita si fa attendere. L’avvocato mi avverte: ‘Bisognerà fare una cosa orribile’. Finisco per spiarla. Vedo le mie figlie mangiare in cucina, vedo lei con lui. Scatto delle foto.

Alla fine arriviamo a un accordo. Per mia fortuna il giudice aveva vissuto una storia simile alla mia: la moglie era andata via di casa con l’istruttore di golf. Il 14 ottobre assistiamo al nostro divorzio. Un timbro ed è finita. Provo una profonda delusione. Un gran vuoto. Andiamo via senza dire una parola. Non ci parliamo per settimane. Quando il lunedì mattina porto le mie figlie a scuola, lascio le loro borse del fine settimana in una grande sala. Io e gli altri papà la chiamiamo la ‘sala dei divorziati’. Con il passare delle settimane compaiono nuove borse di altri bambini”.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.

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