Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Paul, 35 anni.
Il primo giorno
“Ho vent’anni e non ho mai avuto un rapporto sessuale, né con uomini né con donne. Vengo da un ambiente tradizionale, dove le questioni di identità non possono esistere. Non ho ancora le parole per dirlo, ma provo molte cose diverse, in particolare un’attrazione per una sessualità sadomasochistica, feticista. Me ne sono reso conto da tempo: quando ero piccolo e giocavo a guardie e ladri, volevo sempre essere il ladro per farmi catturare e legare. Sapevo che socialmente quel ruolo non era il più interessante né il più ambito dai miei compagni, ma a me piaceva.
Avevo scoperto i disegni di Tom of Finland e mi piaceva molto questa estetica in bianco e nero di dominio, molto gay. Nel collegio del mio liceo militare avevo realizzato che nelle mie fantasie c’erano più i maschi che le femmine della mia classe.
Ma nel mio ambiente essere omosessuale e attratto da pratiche marginali è qualcosa di indicibile. Sono terrorizzato, non so come gestire quello che provo. Si tratta di perversione? Devo reprimerla o riconoscerla apertamente? Vado sui siti di incontri riservati agli omosessuali feticisti. Non ho mai avuto un periodo “vanilla”, come si dice, un aggettivo che definisce le pratiche “tradizionali”, sull’esempio della vaniglia, il gusto più frequente nei gelati.
Oscillo tra l’attrazione e il rifiuto per tutti questi uomini con cui parlo online. Finisco per incontrare Stéphane, con cui parlo di tutto tranne che di sesso. Attraverso questi messaggi mi innamoro come un adolescente. Mi rassicura su ogni cosa, sulla possibilità di vivere una sessualità “perversa” e di avere una vita normale ed equilibrata. In tutto questo può esserci amore e non solo pulsione.
La prospettiva di provare dei sentimenti per Stéphane mi autorizza a dare libero sfogo alle mie fantasie. Come se l’amore giustificasse le mie pulsioni sessuali. Ci vediamo a casa sua. Sento la sua voce per la prima volta al citofono. Poi lo vedo sulla soglia di casa, sorridente, a suo agio, una testa da skinhead con una faccia d’angelo e un sorriso sconvolgente, un look da cattivo ragazzo, ma con un atteggiamento molto attento e dolce. Non ho ancora mai baciato nessuno, sono molto imbarazzato.
Prendiamo un caffè sul divano. Ho bisogno di una mezz’ora di banalità per riuscire a sciogliermi. Mi comincia a toccare la coscia, io rimango di sasso. Mi ritraggo, poi mi prende tra le sue braccia per un quarto d’ora, senza fare altro. È tutto molto statico, ma mi fa bene, mi sento a mio agio, sento di essere nel posto giusto, mi rendo conto che ho un enorme bisogno d’amore. Poi faccio il primo passo, parto alla scoperta del suo corpo, lui mi lascia fare. Sono arrivato sabato mattina alle 10, alle sei del pomeriggio siamo ancora sul divano.
La sera usciamo. Mi porta in un bar feticista. Scopro un posto pieno zeppo di uomini bellissimi, che hanno tutti una vita sociale. Capisco che esiste tutto un mondo intorno a quello che consideravo trasgressioni da reprimere. Ci sono persone con abiti di cuoio, che mi ricordano i disegni che mi piacevano tanto da adolescente. Al ritorno Stéphane mi tiene per mano, in strada, mi bacia contro un pilastro pubblicitario. È l’inizio della nostra libera unione: ci vediamo nel weekend, ma durante la settimana facciamo altro”.
L’ultimo giorno
“‘Devi andartene’. Mi sveglio da un sonnellino pomeridiano accanto a lui, sempre sul divano dei nostri esordi. Non mi guarda neppure, mi dà le spalle e mi chiede di andare via. Sono un tipo educato, obbedisco, non faccio scenate, non sono a casa mia. Raccolgo le mie cose, stordito. Di fronte al suo tono deciso capisco che non ho scelta, che si tratta di un ordine inappellabile.
Quando chiude la porta sbattendola ha uno sguardo strano, che non capisco. Mi ritrovo per strada come un idiota, faccio cento metri con il cuore distrutto. Voglio fissare quel momento, tirar fuori le emozioni che sto provando. Entro nel primo supermercato che trovo per comprare un quaderno e delle penne. Poi mi siedo in un bar e cerco di scrivere: ‘Mi ha buttato fuori, non capisco nulla’. Ordino un gin tonic, poi diversi altri, che calmano, meglio del mio quaderno, la violenza dell’irrazionalità di questa rottura. L’assurdità è la tortura peggiore.
Gli scrivo un messaggio dopo l’altro, lui non mi risponde. Dopo due settimane cerco di farmene una ragione, immagino che si sia stancato di giocare sempre al fratello maggiore che mi inizia alle cose, che deve avere qualcun altro nella sua vita ma che non ha mai avuto il coraggio di dirmelo. Cerco possibili indizi nelle nostre conversazioni del passato, ma mi rendo conto che non conosco granché della sua vita, che eravamo in una bolla fuori dal mondo reale.
L’epilogo è tanto misterioso e indecifrabile quanto la rottura. Qualche anno dopo, senza che nel frattempo abbia avuto alcuna notizia, ricevo questo messaggio: ‘Ciao, ho bisogno di un posto per passare la notte, posso venire da te?’. Accetto, è il mio primo amore. Forse riuscirò a capire cos’è successo. Suona, apro la porta e mi dice ‘Buonasera’, entra e mi bacia sulle labbra.
‘Sono stanco morto, ho bisogno di dormire’, mi dice andando direttamente a letto. Scivola tra le lenzuola e si addormenta quasi subito. Sono disgustato dalla sua incapacità di spiegarmi qualcosa. Nel cuore della notte fa un movimento verso di me, che io però ignoro nel dormiveglia: ‘Ah no, non approfitterai di me se non sei neanche capace di parlarmi’, penso dentro di me. La mattina si alza molto presto, si riveste e chiude la porta senza far rumore.
Da allora ho cambiato il numero di telefono, per evitare che potesse contattarmi di nuovo. I mesi successivi sono stati molto difficili: mi sono ritrovato in situazioni sessualmente pericolose, mi proteggevo male perché non mi consideravo degno di protezione. Non avevo ancora capito del tutto i terribili effetti del modo in cui mi ha svilito e devalorizzato. Anche da questo ho imparato molto”.
(Traduzione di Andrea De Ritis)
Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.
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