“Ogni mattina all’alba entro nella foresta. È la mia casa, il mio territorio ancestrale. Mi chiamo Guido, e sono il suo custode”.

Guido è Guido Gazzilli, fotografo romano nato nel 1983, che predilige il bianco e nero, la grana evidente, le sfocature, con cui negli anni ha sviluppato una narrazione intima, soggettiva e nostalgica. Spesso i suoi lavori nascono come diari che mettono in relazione luoghi, esseri viventi, stati d’animo, e allo stesso tempo confluiscono in piccole riflessioni sull’identità, i corpi e l’esperienza umana.

Cara foresta (Grani Edizioni) è un libro che segna la riconciliazione con un passato gravoso, lungo un percorso complicato e doloroso legato alla sua famiglia, e in particolare alla vicenda di Francesco, il padre violento, malato di bipolarismo e schizofrenia, consumato da anni di ricoveri e cure psichiatriche. Solo quando va in campagna, nella foresta, l’uomo sembra ritrovare la serenità.

Il figlio da adulto ha usato questi ricordi per fare i conti con i suoi tormenti e rispondere a un bisogno di cambiamento che l’ha spinto a fuggire dalla città per tornare nella natura. Tra gli stessi alberi che ha esplorato da bambino, Gazzilli si è costruito una nuova famiglia, una storia in cui è potuto guarire dai suoi demoni e riconnettersi con se stesso.

Cara foresta nasce da questo processo interiore, dalla comprensione di quanto il dolore possa trasformarsi in materia fertile e aiutare a trovare la direzione giusta. “Il processo creativo è stato un’immersione lenta: entrare ogni giorno nel bosco, ascoltare, lasciare affiorare ricordi e sensazioni senza forzarli”, racconta Gazzilli. “La fotografia è diventata un modo per dialogare con mio padre, per comprenderlo attraverso gli alberi, e allo stesso tempo per interrompere la trasmissione della sofferenza, trasformandola in consapevolezza”.

La natura e la foresta sono entrate a pieno titolo nel progetto. Gazzilli ha lavorato con lentezza, facendo delle sperimentazioni analogiche, interrando i negativi nel bosco e usando emulsioni liquide ottenute dalle ghiande colte dalle querce secolari vicino casa sua. Tutto questo ha significato anche aspettare, accettare l’errore e l’imprevedibilità: “È stato un processo fisico, quasi rituale. Questa scelta ha rappresentato un ritorno alla concretezza, al contatto diretto con la luce, la terra e il tempo”. Il libro è stato stampato in una tiratura limitata di cento copie, come un oggetto prezioso, non solo da guardare ma anche da toccare, “da attraversare lentamente, come un sentiero nel bosco”.

Cara foresta è diventato una mostra, articolata in 150 fotografie e curata da Lorenzo Castore, fotografo e amico con cui Gazzilli ha instaurato un dialogo profondo, che ha messo in luce ulteriori aspetti del suo percorso. L’inaugurazione sarà a Roma, il 7 marzo, dalle ore 18 alle 21, da Interzone galleria, mentre il 17 aprile l’autore presenterà il volume alla libreria Leporello, insieme all’editore Valentino Barachini.

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