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“Mi confessa di essere una guardia del corpo della famiglia reale”

Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Morgane, 39 anni.

Il primo giorno

“Ho trovato il mio primo lavoro a Madrid, dove ho appena finito gli studi di marketing. Sto per compiere 25 anni, condivido un appartamento con uno spagnolo, una brasiliana e un venezuelano. Sono libera, prendo le cose come vengono. Faccio festa tutti i fine settimana e ho solo storie di una notte. Vado spesso alla Sala el sol, un locale storico della capitale, in pieno centro. Mi sento molto più a mio agio lì che nelle discoteche più alla moda, dove tutte le pija – le ragazze di buona famiglia un po’ snob – si mettono in tiro per scatenarsi al ritmo di musica dance sorseggiando un cosmopolitan. Quel tipo di musica non mi piace, preferisco i Queen e i Franz Ferdinand.

Sono le cinque del mattino quando al bar incontro un ragazzo che deve avere quattro o cinque anni e qualche centimetro più di me. Ha un bel sorriso e occhi verdi. È un fan degli U Dos. Non li conosco. ‘Ma come? Il grande gruppo irlandese!’. Capisco che si tratta degli U2. Gli spagnoli hanno il vizio di tradurre tutto! Scoppio in una risata che fatico a trattenere. Continuiamo a parlare di musica e balliamo in modo non particolarmente caliente.

Alla Sala el sol se un ragazzo ti si avvicina non è detto che ti stia rimorchiando. A quest’ora di notte sono un po’ brilla, così comincio a parlare, senza alcun motivo, del fatto che mi manca guidare. ‘Vuoi prendere la mia macchina?’, mi propone. Ma visto il mio stato, non sarebbe prudente. È lui quindi a mettersi al volante della sua Opel Corsa rossa. In Bretagna, da dove vengo, ne ho una uguale blu. Un altro punto in comune. Quando salgo dal lato passeggero, vedo degli scarponi pieni di fango. ‘Fai trekking?’. No, in realtà fa il giardiniere.

Più ci avviciniamo a casa sua, più i nostri sguardi si fanno intensi. Nel tendermi le chiavi della sua auto perché la parcheggi, mi sfiora la mano. È la prima volta che ci tocchiamo. Appena entrati nel suo appartamento, ci saltiamo addosso. Ci spostiamo da un mobile all’altro, di stanza in stanza: sulla lavatrice, sul tavolo della cucina, su una sedia, su un altro tavolo, sul divano del salotto, infine sul letto. Facciamo l’amore con foga fino all’alba. È qualcosa di selvaggio e travolgente. Non ho mai incontrato qualcuno capace di darmi tanto piacere fin dalla prima notte. Trova sempre i gesti e le posizioni giuste.

Verso le due del pomeriggio, facendo colazione, chiacchieriamo senza vedere passare le ore. Lo trovo sensibile, curioso e interessante. Molto affascinante. Mi fa tante domande ma rivela poco di sé. Non riesco a fare a meno di chiedermi con quali soldi sia riuscito a comprare questo grande appartamento. So che spesso i giovani madrileni hanno degli stipendi bassi e sono costretti a condividere la casa.

‘Accidenti, devo andare a lavorare!’, mi dice. Di domenica, è strano, ma non gli faccio altre domande. Mi è piaciuto così tanto stare con lui che ho l’impressione di aver trascorso una settimana al suo fianco… Non mi faccio illusioni, ma non vedo l’ora di rivederlo. Quando usciamo dal palazzo, incontriamo solo coppie tra i quaranta e i cinquant’anni. Lui non somiglia affatto alle persone che vivono da queste parti”.

L’ultimo giorno

“È la mia ultima notte in Spagna. Ho ottenuto un posto interessante in un’azienda internazionale a Parigi. Sono convinta che questa esperienza mi permetterà un giorno di aspirare a un posto simile a Madrid. Sono anche convinta che questa partenza non metterà in discussione il nostro amore. È così intenso che potremo sopportare i nostri andirivieni. E poi Parigi e Madrid sono talmente vicine. Nel tardo pomeriggio, ritrovo Alfonso alla terrazza di un caffè dove comincia a giocare agli indovinelli: ‘Dove siamo?’. ‘In un caffè’, ‘Cosa vedi intorno a te?’. ‘Degli alberi’. ‘E ancora dietro?’. ‘Il palazzo reale’. ‘Ecco, è lì che lavoro’. ‘Sei giardiniere nei giardini del palazzo reale?’. ‘No’. ‘Allora cosa, sei il figlio di Juan Carlos?’. ‘No. Ma lo conosco molto bene!’.

Mi dico che non devo aver capito bene, ma mi confessa di essere una guardia del corpo della famiglia reale. Nel momento stesso in cui mi spiega nei dettagli cosa fa, ripenso a tutta la nostra relazione. È per questo che a volte era difficile da contattare, che lavorava spesso la domenica, che poteva sparire per diversi giorni senza avvertire, che rimaneva sempre molto evasivo sui suoi lavori di giardinaggio. Ed è per questo che vive in questo grande appartamento un po’ spoglio. Forse un alloggio di servizio? Non so cosa dire e ho molta sete. ‘Se non mi credi, ti faccio vedere’, aggiunge. Finisco il mio bicchiere in tutta fretta e partiamo per i corridoi del palazzo. Con il suo pass, superiamo le porte una dopo l’altra, mi sento come in un film. Lì, nei sotterranei del palazzo reale di Madrid, ritroviamo la sua Opel Corsa.

A casa sua, apre una cassaforte da cui tira fuori il suo distintivo, il porto d’armi, una cintura con una pistola. All’improvviso ho l’impressione di avere di fronte uno spogliarellista vestito da poliziotto: ‘Cavolo sei super armato!’, mi dico fantasticando ancora di più su di lui. Dopo queste rivelazioni, e con la mia partenza imminente, trascorriamo una notte ancora più intensa delle precedenti. Cerchiamo di goderci il momento senza pensare al domani, ma a volte piangiamo mentre facciamo l’amore.

A colazione il suo volto è diverso. È chiuso, non sorride più, i suoi occhi sono tristi. Si morde il labbro per trattenersi dal parlare. Sento che lotta contro se stesso. Soffre per quello che sta per dirmi. Sa che le sue parole saranno terribilmente dure. Ha rimuginato tutta la notte mentre dormivo. Mi spiega che non riesce a immaginare di vivere lontano da me. Preferisce fermarsi piuttosto che provarci.

Comincia a parlarmi di una storia passata, una relazione a distanza che lo ha fatto molto soffrire. ‘Ti amo tanto’, mi dice. ‘Mi farebbe troppo male’. Rimugina, mi parla dei suoi demoni interiori, torna continuamente sulle cose che lo hanno ferito in quella precedente relazione, scopro un uomo tormentato e psicologicamente fragile. La rottura è violenta. Non me l’aspettavo. Cerco di rassicurarlo, ma lui ripete che la nostra storia non ha futuro. È finita.

Sono distrutta. Quando lascio Madrid al volante della mia auto a noleggio metto i tergicristalli per vedere meglio. Ma la situazione non cambia, perché in realtà sono io a piangere. Piango così tanto che mi sembra che stia piovendo”.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.

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