Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Renaud, 47 anni.
Il primo giorno
“Ho una bella vita. Il mio matrimonio dura da dieci anni e funziona, così come il mio lavoro. Tutto sembra andare per il meglio, non mi faccio domande, non sento alcun bisogno di cambiamento, sono felice. Avevo già incrociato più volte questa giovane collega, Isabelle, nell’azienda dove lavoro. Non avevo provato nulla di particolare. Sono all’estero per lavoro. Mi scrive su WhatsApp, vuole che le porti delle stecche di sigarette. Lo faccio, senza secondi fini.
Al mio ritorno, i messaggi aumentano, la conversazione diventa sempre meno professionale. Faccio attenzione: le nostre rispettive posizioni al lavoro potrebbero far sembrare la cosa una forma di molestia. I nostri scambi diventano sempre più familiari, s’insinua un legame, nasce un piccolo gioco amoroso. Mettiamo definitivamente fine alla neutralità quando lei mi chiede: ‘Mi hai mai immaginata come qualcosa di diverso da una collega?’.
Siamo a una serata con i colleghi in un improbabile bar karaoke. La sala stretta, le luci che lampeggiano, la musica troppo alta. Isabelle è lì, così come mia moglie – lavora nella stessa azienda – non siamo in molti. Mia moglie resta al tavolo con le sue amiche a guardare le persone cantare. Io vado a prendere da bere con Isabelle. Ci sono molti gesti tra noi, quei piccoli contatti pericolosi che oscillano tra goffaggine e desiderio. Siamo appoggiati al bancone, vicini a causa della folla, lei si avvicina al mio orecchio per dirmi ‘sta succedendo qualcosa’. Non capisco perché mia moglie non colga quello che a me sembra l’aspetto più degno di nota della serata.
A casa, mia moglie è abituata a vedermi al telefono, sa che il mio lavoro è molto impegnativo. Anche al ristorante o nel weekend, pensa ancora che stia lavorando. In realtà, dedico la maggior parte del mio tempo a scrivere a Isabelle. I messaggi sono sempre più numerosi. Ci prepariamo a lasciare i nostri rispettivi compagni. Lei, dal canto suo, dovrebbe fidanzarsi a breve.
Spesso la sera, in ufficio, aspettiamo che le stanze si svuotino, che mia moglie vada via, e ci chiudiamo in una delle sale riunioni dell’azienda per ore. Quel posto così freddo e anonimo mi appare all’improvviso accogliente. Non ci baciamo, ma a volte Isabelle mi prende la mano. Per lo più ci limitiamo a parlare, pianifichiamo la nostra vita futura insieme: sogniamo di andare a vivere in Australia, o in qualunque altro posto purché sia lontano da qui, lasciandoci tutto alle spalle.
L’estate passa, riempita da questa dipendenza che mi fa perdere quindici chili. A fine agosto c’è un altro aperitivo aziendale. Beviamo parecchio, fumiamo sigarette fuori dal locale, sui gradini all’ingresso. Isabelle si getta su di me, mi bacia, dura dieci minuti, finché non arrivano altri colleghi. È il bacio più bello della mia vita. Sono pronto a lasciare una vita che fino ad allora amavo per una relazione appena cominciata”.
L’ultimo giorno
“‘Mia moglie mi disgusta’, scrivo a Isabelle per mostrarle quanto sono pronto a cambiare vita. Lei mi risponde invece che il nostro unico avvicinamento fisico era dovuto all’alcol, che non bisognava prenderlo sul serio. Vivo continuamente tra momenti di speranza e di disperazione, lei fa dei gesti verso di me ma poi si tira indietro, mi sento manipolato.
Il periodo è complicato. Un giorno vado con mia moglie in un anonimo ristorante italiano, di quelli incastrati tra i palazzi di uffici. Sul telefono facevo molta attenzione a nascondere le mie conversazioni extraconiugali. Ma è stato tutto inutile: mia moglie mi prende il telefono, fruga nei messaggi archiviati e legge tutto a tavola, davanti a me. I progetti sull’Australia con Isabelle, il fatto che mia moglie ‘mi disgusta’ e così via. Tutte cose che la feriscono molto.
Mi tira il telefono in faccia, si alza ed esce dal ristorante. Cerco di raggiungerla, ma nel tempo che ci vuole per alzarmi e pagare le bevande che avevamo ordinato aspettando il pranzo, è già scomparsa. La chiamo, non risponde. Torno a casa, l’aspetto, le scrivo. Rientra molto tardi, ma non se ne va. Decide di non chiudere definitivamente la porta alla nostra relazione. Restiamo insieme. Ogni sera le ripeto che non pensavo le parole che ha letto, che è stato un incidente di percorso.
Mi sento molto sincero nel voler recuperare mia moglie. Ma faccio ancora fatica a capire quali sono i miei sentimenti per Isabelle. Arriva l’inverno e mia moglie parte una settimana in viaggio con delle amiche per distrarsi. La mia prima sera da solo ne approfitto per cercare di rivedere Isabelle. La invito in un bel ristorante per passare insieme una serata, per poter finalmente capire se andare avanti o lasciarci definitivamente.
Le propongo inoltre di venire a dormire da me, lei accetta, poi rifiuta. Il giorno prima, annulla tutto, compresa la bella cena. È tutto finito. Non succederà più nulla. Questa storia così intensa eppure così poco vissuta mi ha fatto più male che bene. Mi sforzo di rimanere professionale, anche se in riunione, quando lei è di fronte a me, non è facile.
La relazione ha provocato molti danni con mia moglie. Spesso me ne riparla, mi fa osservazioni acide, mi lancia frecciatine sull’argomento, io incasso. Ho l’impressione di aver amato due persone allo stesso tempo. Con la mia compagna, era un amore di vent’anni, consolidato, rassicurante. Con Isabelle, la follia, l’avventura, il brivido. Credo si possano vivere due relazioni in parallelo, che si possa avere abbastanza amore per due. Ho preso tutto quello che mi dava la mia collega, ma lei non si è mai innamorata di me”.
(Traduzione di Andrea De Ritis)
Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.
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