Un’ombra nera su piazza Alimonda
La sede del movimento neofascista Casapound in via Montevideo, nel quartiere Foce di Genova, è segnalata da un tricolore fissato nella parte alta della saracinesca all’ingresso e da un presidio della polizia. Dal lato opposto della carreggiata si apre via Odessa e in fondo, a un centinaio di metri, si scorgono gli alberi di piazza Alimonda. Lì, oltre una bassa ringhiera che contorna un’aiuola, c’è un cippo con la scritta “Carlo Giuliani ragazzo”, in memoria del manifestante di 23 anni ucciso da un carabiniere durante le proteste contro il G8 del 2001. E a poca distanza, dal lato opposto dei binari della ferrovia, c’è la Casa dello studente, un edificio che durante la seconda guerra mondiale era occupato dalla Gestapo e che fu luogo di tortura di prigionieri politici, partigiani e antifascisti.
L’arrivo di Casapound nel quartiere risale al 2017 e si è portato dietro, nel corso degli anni, episodi come l’aggressione a un gruppo di antifascisti che attaccavano manifesti, il pestaggio di un ragazzo in un pub, l’assalto alla festa del Partito comunista dei lavoratori e le sfilate per commemorare Ugo Venturini (un operaio del Movimento sociale italiano ucciso nel 1970 durante un comizio di Giorgio Almirante) e altre figure legate all’estremismo di destra.
L’anno scorso alla marcia per Venturini si erano viste decine di persone fare il saluto romano e il rituale della chiamata all’appello con il coro “presente”. Qualcosa di simile era successo anche in passato.
Inizialmente c’erano state numerose iniziative per chiedere la chiusura della sede di Casapound, poi negli anni la mobilitazione si è raffreddata. Questo ha in parte normalizzato la presenza dei suoi militanti nel quartiere e c’è stato un via vai costante di persone e iniziative politiche nel silenzio dell’amministrazione cittadina, in mano al centrodestra fino al 2025.
Da qualche tempo però le saracinesche dell’edificio in via Montevideo sono quasi sempre chiuse. “Prima notavo che stavano aperti almeno una sera a settimana, ora saranno due mesi che non si fanno vedere”, spiega Diego, 44 anni, che vive in un palazzo affacciato su piazza Alimonda. La presenza del movimento neofascista a pochi metri da un luogo simbolo come quello dove venne ucciso Carlo Giuliani ha portato negli ultimi mesi a una mobilitazione popolare larga e variegata per chiedere la chiusura della sua sede, e la vicenda è finita in cima alle priorità della politica cittadina.
“La mobilitazione antifascista a Genova si è fatta sempre più ampia negli ultimi tempi e questo, probabilmente, sta contribuendo a limitare il campo d’azione dei gruppi di estrema destra”, continua Diego. “La sede di Casapound nel quartiere però resta insopportabile anche quando è chiusa: quello spazio va smantellato”.
Negli ultimi mesi, ogni volta che l’assemblea Genova antifascista ha convocato una manifestazione per la chiusura della sede di Casapound, il quartiere è stato blindato. Le automobili parcheggiate sono state fatte spostare e i cassonetti trasferiti altrove mentre le camionette delle forze dell’ordine hanno ostruito le strade con l’ausilio delle grate mobili in metallo. Via Montevideo è diventata inaccessibile e questo schieramento di forze per proteggere lo spazio dei neofascisti ha fatto salire il livello della tensione. A novembre ci sono stati scontri in piazza Alimonda tra manifestanti antifascisti e forze dell’ordine, e i cortei successivi sono stati segnati dal frastuono delle bombe carta e dalla foschia dei fumogeni.
A febbraio un gruppo di persone riunite sotto il nome di Comitato Foce ha presentato una denuncia contro Genova antifascista per i disagi creati nel quartiere. A promuovere l’azione legale, in cui si chiede il daspo urbano per gli organizzatori dei cortei e una stretta alle manifestazioni, è stato uno dei promotori del comitato, l’avvocato Paolo Amerigo Marulli di San Cesario Carniglia. Lo stesso che negli anni scorsi ha seguito militanti di Casapound nei processi per alcune aggressioni ai danni di militanti antifascisti e che risulta socio dell’associazione identitaria di estrema destra Aristocrazia europea.
“Il Comitato Foce e la sua denuncia sono operazioni messe in piedi da ambienti vicini a Casapound per gettare fumo negli occhi”, chiosa Diego. Una versione condivisa da Franca, 59 anni, nata e cresciuta nel quartiere e oggi residente in piazza Alimonda. “Nel momento in cui accetti la presenza di Casapound imponi un disagio a tutti i residenti. Il fatto che abbia la sede proprio qui suona poi come una provocazione”, tuona. “Basterebbe togliergli quello spazio e non ci sarebbero più le manifestazioni e gli eventuali disagi che queste comportano per il quartiere. I problemi per i residenti arrivano da lì, non dai collettivi antifascisti”.
Un caso politico
Alla fine di febbraio la sindaca Silvia Salis (eletta con il centrosinistra) ha ricevuto una delegazione di Genova antifascista per un dialogo sulla situazione nel quartiere Foce. Dopo l’incontro ha scritto alla prefetta Cinzia Torraco chiedendole di “esaminare la tematica della permanenza della sede di Casapound nelle immediate vicinanze di piazza Alimonda”, definita una presenza “non gradita” in un luogo “provocatorio”.
La sede neofascista di via Montevideo non può essere sgomberata se non per intervento della prefettura. A differenza per esempio di quella di Roma non è infatti in uno stabile occupato ma in uno spazio concesso regolarmente in affitto all’associazione La Cambusa. È la stessa associazione che sempre a febbraio ha preso in affitto una sala dell’hotel Tower Airport per la presentazione del Comitato remigrazione e riconquista, a cui hanno partecipato anche Luca Marsella, uno dei dirigenti nazionali di Casapound, e altri relatori legati a gruppi dell’estrema destra italiana come Veneto fronte skinhead e Rete dei patrioti.
L’evento ha portato a presidi e proteste dei cittadini genovesi e il giorno dell’incontro alcuni militanti di Casapound hanno aggredito Fabio Ceraudo, del Movimento 5 stelle, presidente del municipio Medio Ponente. Questo ha fatto crescere lo sdegno dopo che altri episodi avvenuti nei mesi precedenti – come l’assalto al liceo occupato Leonardo Da Vinci, imbrattato con svastiche sui muri, l’aggressione all’istituto Firpo e una rissa nel centro storico tra militanti antifascisti ed estremisti di destra del Blocco studentesco – avevano già fatto alzare il livello di allerta.
Genova resiste
Giordano Bruschi, cento anni, partigiano genovese col nome di battaglia Giotto, ha preso a cuore la lotta contro Casapound. Ad aprile ha lanciato insieme ad Antonella Marras, ex candidata sindaca per Sinistra alternativa, una petizione per chiedere la chiusura immediata delle sedi neofasciste attive a Genova. “Da una parte c’è la mobilitazione dell’antifascismo militante, con i cortei e le altre iniziative simili, dall’altra c’è il tentativo di creare una pressione popolare dal basso con un documento che sostenga i valori della costituzione e professi la negazione dell’agibilità politica a queste realtà”, sottolinea Marras. “L’obiettivo è coinvolgere quanti più soggetti possibili anche fuori del quartiere per aumentare la pressione politica. E la cosa sta funzionando”.
Passeggiando per Genova ci si può imbattere spesso nei loro banchetti. Nei primi giorni di maggio erano anche ai giardini davanti alla stazione Brignole, dove di solito si teneva la parata per Ugo Venturini. “Abbiamo fatto lì la raccolta firme per contrastare la loro eventuale presenza”, spiega Marras. A differenza degli altri anni, quando comunque Genova antifascista aveva organizzato dei contropresidi, stavolta non si sono visti cortei con saluti romani e riti del presente.
La petizione nel giro di pochi giorni ha raccolto migliaia di firme e ha ottenuto il sostegno di ben 150 sigle molto differenti tra loro, dal Collettivo autonomo lavoratori portuali (Calp) a Extinction rebellion, da Rifondazione comunista e Potere al popolo fino a Italia nostra, Emergency, i sindacati Cgil e Usb e molti altri. Riccardo Rudino del Calp ha parlato di realtà che “hanno idee diverse su molte cose, quasi su tutto, ma che sui valori costituzionali e la militanza antifascista sono dalla stessa parte”.
La mobilitazione di questi mesi rientra in una stagione di attivismo particolarmente vivace in città che si deve proprio a realtà come il Calp e alle loro iniziative per la Palestina. Ma anche al fatto di aver ricevuto, dopo anni, un supporto dall’amministrazione comunale. E c’entrano anche le radici storiche della città, medaglia d’oro al valor militare per il suo ruolo nella resistenza, capace di liberarsi autonomamente dall’occupazione nazifascista, ma anche teatro con il G8 del 2001 di quella che Amnesty international ha definito la più grave sospensione dei diritti umani e democratici in un paese occidentale dal secondo dopoguerra.
“Questa città per la sua storia più o meno recente ha una posizione antifascista dichiarata e una sensibilità ai princìpi democratici molto chiara”, sottolinea Elena Giuliani del Comitato piazza Carlo Giuliani, che ricorda come lo scorso luglio, mentre smontavano il palco in piazza Alimonda per le iniziative per l’anniversario del G8, un gruppo di ragazzi era passato di lì facendo il saluto romano. “La presenza di una sede neofascista in un luogo simbolico come piazza Alimonda è un problema, ma lo sguardo va allargato: per rispetto alla costituzione italiana e al senso della democrazia gli spazi di Casapound non dovrebbero esistere in nessun luogo. Né a Genova né nel resto del paese”.
Ascolta
Limoni
Un podcast sul G8 di Genova del 2001, con Annalisa Camilli