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Quant’è importante avere immaginazione

Artur Debat, Getty Images

In una memorabile, folgorante lezione dedicata a Camillo Benso di Cavour, lo storico Alessandro Barbero ricorda che, a ventotto anni, Camillo scrive: “La mia testa è ragionante e poco inventiva. Cercherei invano di sviluppare in me i talenti dell’immaginazione. Non ne possiedo alcun germe”.

Eppure, aggiunge Barbero, Cavour è capace, nel pieno della restaurazione e in una Torino sommamente bigotta e conservatrice, di immaginare con i suoi coetanei l’Italia del futuro.

Ma non solo. Prima ancora, a ventidue anni (e già si sente adulto) in una lettera alla straricca, influente, aristocratica marchesa di Barolo, Cavour fa una dichiarazione sorprendente: da giovane, dice, avrei creduto del tutto naturale risvegliarmi un bel mattino primo ministro del regno d’Italia. Cosa che, dopo qualche decennio, in effetti succede. Ce l’aveva l’immaginazione, evidentemente, chiosa Barbero. Ma è quell’immaginazione che si traduce poi nella visione politica.

Nuove forme dello stare insieme
Eccovi un primo punto: è falso che l’immaginazione serva solo agli scrittori. O, magari, ai designer, agli architetti. Agli stilisti che inventano la moda delle prossime stagioni. L’immaginazione serve, e alla grande, ai politici. Non per inventarsi false promesse (quella, dai, è fuffa) ma per delineare le nuove forme del nostro stare insieme nel mondo.

“Il cambiamento economico e sociale è guidato”, scrive l’European Journal of Psychology, “da processi immaginativi grazie ai quali la vita collettiva viene sperimentata a livello simbolico, per poi mobilitare questa esperienza allo scopo di raggiungere obiettivi politici”.

Inoltre: c’è un lato luminoso e un lato oscuro dell’immaginazione in politica. E il lato oscuro deriva in buona parte dall’assenza di immaginazione: quella che ha condotto a gestire la crisi greca solo a colpi di tagli del welfare e riforme neoliberiste. Quella che ci impedisce di intravedere alternative possibili, e virtuose, a una crescita economica incessante e senza limiti. Quella che (l’articolo, assai citato, è del 2015) porterà alla Brexit.

Nella scienza
Secondo punto. Gli scienziati, gli inventori, i ricercatori sanno (e devono saper) immaginare. “L’immaginazione è più importante della conoscenza”, dice Albert Einstein in un’intervista del 1929. E aggiunge: “La conoscenza è limitata. L’immaginazione abbraccia il mondo”.

Nella scienza, l’immaginazione ha un ruolo produttivo: aiuta a risolvere problemi, a interpretare dati, a progettare ricerche e a formulare ipotesi, e a conquistare nuove conoscenze. È, quella scientifica, un’immaginazione che si dà dei vincoli più o meno stringenti in relazione agli obiettivi posti. “Ciò che distingue i geni creativi come Nikola Tesla e Temple Grandin da immaginatori più mediocri è che i geni sono più capaci di fissare e vincoli giusti e di rispettarli”, scrive Michael Stuart dell’università di Ginevra.

In sostanza: nulla mai si potrà realizzare o scoprire che non sia stato, prima, immaginato. Magari in una forma diversa, ma comunque, immaginato.

Il Tascabile racconta la deliziosa storia delle Coriandoline di Correggio, il quartiere disegnato dai bambini. È il frutto di un progetto durato cinque anni, che ha coinvolto settecento bambini in età prescolare, a cui è stato chiesto come avrebbe dovuto essere la loro casa. Trasparente, hanno detto. Protetta e dura fuori, ma morbida e accogliente dentro. Colorata. Magica. E con qualche angolo segreto. C’è un dettaglio interessante_: “Le insegnanti hanno provato a giocare con più domande, a scombinare più volte le carte in tavola: ‘Nel momento in cui la risposta era immediata, capivamo che era la più banale e non andava bene. Dovevamo trovare altri interrogativi, che aprissero nuovi scenari’”._

In questa breve considerazione ci sono due ulteriori punti degni di nota. Eccone uno: l’immaginazione può attivarsi a partire da una domanda. Ed eccone un altro: la risposta immediata, quella che per prima viene in mente, è raramente quella buona. Bisogna continuare a cercare e a inseguire le proprie visioni.

Pensiero visivo
A proposito di visioni: una consistente dose di immaginazione è indispensabile per innovare, e costruire nuove imprese sostenibili. Purtroppo, scrive FastCompany, non è una capacità che si sviluppa a scuola. Ma possiamo addestrarci a pensare per metafore e a impiegare il pensiero visivo. Possiamo trasferire elementi, strategie, metodi da un campo all’altro (Ford ha immaginato la catena di montaggio osservando il modo in cui venivano movimentati i quarti di bue in un mattatoio di Chicago). Possiamo provare a ragionare per paradossi.

L’immaginazione è centrale in ogni processo creativo. Si sviluppa in noi esseri umani attorno ai quindici mesi di età e, se non viene repressa e legata coi fili stretti della razionalità a ogni costo e del conformismo, ci può accompagnare per una vita intera, migliorandola. Immaginazioni guidate sono al centro di molte pratiche di meditazione e di mindfulness, e possono ridurre lo stress e l’ansia.

Se vi chiedo che cos’è l’immaginazione, sapreste dire di che si tratta? Su, pensateci un momento.

L’immaginazione è qualcosa che succede nella nostra mente, e che non ha corrispondenza con quanto i nostri sensi percepiscono del mondo esterno, anche se usa, rimescola e ricombina memorie e cognizioni che sono tratte dal mondo esterno. È un processo cognitivo che riguarda il possibile, e consiste proprio nella capacità di rappresentarsi qualcosa che non c’è. O che non c’è ancora. E, poiché nella nostra mente molto è possibile, l’immaginazione riguarda… il molto che ciascuno di noi è in grado, appunto, di figurarsi.

Si tratta, per esempio, di vedere con “l’occhio della mente”. Sembra che il primo a usare questa definizione sia stato Cicerone, nel De oratore, sconsigliando l’uso di similitudini che possono evocare, appunto, davanti all’occhio della mente degli uditori, immagini inappropriate e imbarazzanti.

Ed eccoci a un altro punto rilevante: possiamo attivare la nostra immaginazione in modo volontario. Ed eccoci a un altro punto rilevante: possiamo attivare la nostra immaginazione in modo volontario, “vedendo” cose che non ci sono ancora ma potrebbero esistere (un tavolo di plastica gialla nel salotto di casa, per esempio. Come starebbe?), oppure cose che non ci sono ancora e che non possono esistere (un tavolo fatto d’acqua frizzante), e lavorando su queste ultime per renderle possibili (un tavolo fatto di ghiaccio, in un salotto al polo nord. Oppure l’illustrazione di un tavolo fatto d’acqua frizzante. O una storia ambientata in un mondo in cui tutti i mobili sono fatti d’acqua. Riuscite a concepirla? A vederla? E poi, che cosa succede? E prima, che cosa è successo?).

Ma nulla ci vieta di attivare la nostra immaginazione attorno a idee astratte. Potremmo, allora, vedere schemi, strutture, configurazioni, relazioni che si dispongono nel nostro spazio mentale. O, ancora, immagini: “Che cosa succederebbe se cavalcassi un raggio di luce?”, si chiede Einstein sedicenne.

Possiamo, infine, cercare stimoli che attivino la nostra immaginazione: è quanto ci succede, per esempio, quando leggiamo un romanzo e davanti agli occhi ci appaiono i personaggi e i loro gesti, gli ambienti, e ci sembra perfino di sentire voci e rumori (a proposito: l’immaginazione non riguarda solo il vedere, ma anche il sentire). Questo, fra l’altro, è uno dei motivi per cui leggere romanzi stimola il nostro cervello. E sì, anche ascoltare buona musica. Sono due ottimi motivi per portarci in vacanza (dovunque sia la nostra vacanza in questo anno così strano e complicato, casa compresa) una playlist che merita di essere ascoltata, e riascoltata, e qualche romanzo che merita di essere letto.

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