Il 20 agosto la Grecia è uscita dalla tutela della troika, composta da Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale. La penisola ellenica aveva un’amministrazione statale particolarmente inefficiente e un bisogno innegabile di riforme strutturali ma, sotto l’effetto delle politiche imposte dalla troika fin dal 2010, quasi tutti gli indicatori economici e sociali sono profondamente peggiorati. Compreso il debito pubblico, anche se l’obiettivo di quelle politiche era riuscire a gestirlo. Questo intervento passerà alla storia come un esempio di ciò che non bisogna assolutamente fare se si vuole aiutare un paese a risollevarsi.

Il declino della Grecia non si nota solo nelle statistiche economico-finanziarie, ma salta all’occhio anche quando guardiamo gli indicatori demografici. È un declino strutturale, non è legato solo a una fase. Dal 2008 la Grecia ha perso più di un milione di abitanti, che sono andati a vivere e a lavorare in altri paesi, mentre la zona euro ne ha guadagnati più di otto milioni.

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Sono soprattutto i giovani ad aver lasciato il paese, e tra questi soprattutto i più qualificati. Su dieci milioni di abitanti, la Grecia registra un calo di circa 500mila giovani tra i venti e i trent’anni rispetto al 2008. È un fatto preoccupante per la possibilità del paese di risollevarsi, poiché manca la manodopera giovane qualificata. In compenso, le persone anziane sono rimaste, e questo peggiora uno stato sociale già in difficoltà.

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La cura a base di austerità imposta alla Grecia ha provocato la perdita di circa 860mila posti di lavoro tra il 2008 e il 2013, cioè quasi uno su cinque. Da allora ne sono stati recuperati solo 240mila.

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Nel momento peggiore della crisi, la disoccupazione era arrivata alle stelle, raggiungendo il 28 per cento nel 2013. Da allora è diminuita lentamente. Secondo la Commissione europea dovrebbe restare, per quest’anno, ancora al di sopra del 20 per cento. Una parte significativa di questo calo è legata all’esodo dei giovani invece che a un miglioramento della situazione del mercato del lavoro.

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A causa dell’austerità, la domanda interna in Grecia è diminuita di più del 30 per cento e sta riprendendo lentamente solo in questi ultimi anni. È una diminuzione quasi paragonabile a quella subita recentemente dall’economia in Venezuela.

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La spesa pubblica è diminuita di più di un quarto. Si sta risollevando piano piano, pagando le conseguenze di un arresto brutale nella manutenzione delle infrastrutture, enormi problemi nel sistema sanitario e scolastico, e un impoverimento considerevole dei (tanti) pensionati, rimasti nel paese in mancanza di alternative.

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Non si capisce come potrà ripartire l’economia della Grecia viste tutte queste difficoltà. La cosa peggiore è che questa pesante austerità, e in particolare la diminuzione drastica della spesa pubblica, non è servita affatto a limitare l’indebitamento del paese, nonostante l’annullamento parziale del debito nel 2012. Da allora, il debito pubblico è aumentato di 20 punti rispetto al prodotto interno lordo (pil) e non è praticamente diminuito in questi anni.

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Quando si continua a tenere un paese intrappolato tra deflazione e recessione, quel paese non può certo liberarsi dai debiti. E riguardo al futuro, nessuno crede davvero che Atene riuscirà a rimborsare il suo debito. Si va di male in peggio.

Inoltre, i redditi dei greci sono crollati, perdendo in media più del 10 per cento del potere d’acquisto, nonostante contemporaneamente siano calati anche i prezzi.

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Al contrario, nonostante la crisi, gli altri europei hanno guadagnato più del 10 per cento in termini di potere d’acquisto medio, il che ha creato nuovi divari all’interno della zona euro.

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I salari reali dei greci sono diminuiti in media di più di 15 punti percentuali e continuano, al momento, a diminuire.

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La politica di austerità imposta dalla troika aveva aumentato le disuguaglianze, già evidenti tra il 2010 e il 2012. Dall’arrivo al potere di Syriza nel 2015 queste disuguaglianze sono state lievemente limitate, grazie alle misure di equità fiscale ottenute dal governo greco dopo lunghi negoziati con la troika.

Questo articolo è stato pubblicato sul mensile Alternatives économiques e su VoxEurop. È stato prodotto in collaborazione con lo European data journalism network. Traduzione di Andrea Torsello.

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