×

Fornisci il consenso ai cookie

Internazionale usa i cookie per mostrare alcuni contenuti esterni e proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta questa pagina.

I profughi che non vogliamo vedere

La Francia si è coperta di vergogna rispondendo “no”. Come la Polonia, l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Slovacchia, come il Regno Unito, che vorrebbe semplicemente rispedire i profughi nel paese da cui sono fuggiti, la Francia ha bocciato la proposta della Commissione europea di instaurare un sistema di quote di ripartizione dei rifugiati tra gli stati dell’Unione.

Il primo ministro Manuel Valls lo ha dichiarato sabato scorso a Mentone spiegando che la proposta di Bruxelles “non è mai stata in linea con le posizioni francesi”. Ma qual è esattamente l’idea della Commissione?

Bruxelles ha chiesto a tutti gli stati membri di fare la loro parte nell’accoglienza dei rifugiati piuttosto che abbandonare i paesi che ricevono i migranti alle difficoltà logistiche e politiche create dal fenomeno. L’idea era quella di definire quote di ripartizione in funzione della ricchezza, del tasso di disoccupazione e del numero di abitanti di ogni paese, creando un meccanismo di solidarietà tra gli stati in base alle rispettive possibilità.

Semplice e giusta, quella della Commissione era un’ottima idea. Eppure perfino la Francia l’ha respinta. Sia nei paesi che hanno la fortuna di essere lontani dalle coste del Mediterraneo sia in quelli i cui governi temono di essere accusati di “sottomettersi all’immigrazionismo, insito nel dna dell’Unione” (parole di Marine Le Pen) il rifiuto di questa proposta è stato massiccio.

All’egoismo di alcuni ha fatto eco la viltà politica di altri, e a questo punto si impongono alcune valutazioni. Quando riceviamo la notizia dell’ennesimo naufragio di una nave con a bordo centinaia di uomini, donne e bambini, la reazione spontanea e sincera è quella di accusare “l’Europa”, ovvero le istituzioni comunitarie e prima di tutto la Commissione, dimenticando però che la Commissione non può fare nulla senza l’approvazione dei governi.

Ma dove sono gli intellettuali e i prestigiosi giornali quando la Commissione prova, come la settimana scorsa, a ricordare ai governi i valori dell’Unione e i più elementari doveri, ricevendo in risposta un invito a occuparsi degli affari propri? Tutti spariti…

Certo, ci sono eccezioni che confermano la regola, ma questo silenzio è pesantissimo e dimostra che i governi non sono gli unici ad agire spinti da un timore vigliacco della demagogia. Quando poi le forze di estrema destra chiedono di condannare a morte certa i disperati rispedendoli nei paesi da cui sono fuggiti in nome dell’Europa cristiana, viene da chiedersi quante persone conoscano davvero il senso della parola “cristiano”. Forse l’unico è papa Francesco. Ma lui, come Cristo, è un eccentrico.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

pubblicità