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Le ragioni dietro gli affari tra Francia e Arabia Saudita

Il primo ministro francese Manuel Valls a Riyadh, in Arabia Saudita, il 13 ottobre 2015. (Kenzo Tribouillard, Afp)

Il commercio estero francese aveva proprio bisogno di questa pioggia di contratti. In una sola giornata di visita del primo ministro in Arabia Saudita, martedì, la Francia ha stipulato accordi per dieci miliardi di euro tra ordini civili e militari, a cui si aggiungono i contratti precedenti.

Questa intesa economica segue la vendita all’Egitto di aerei e navi da combattimento la cui fattura sarà regolata dai sauditi. Non solo l’industria francese si installa come mai prima d’ora in Arabia Saudita, ma la Francia diventa un partner privilegiato dei grandi paesi sunniti in Medio Oriente che, grazie ai giacimenti petroliferi del Golfo, sono evidentemente ottimi clienti.

Scegliendo la Francia, i sauditi e i paesi sunniti esprimono il loro disappunto nei confronti degli Stati Uniti

Prima di tutto questo risultato è dovuto alle capacità dell’industria francese, perché se non fosse in grado di onorare i contratti la Francia non sarebbe stata scelta. Questa è una risposta chiara a tutti i profeti del declino che non smettono di annunciare la fine della Francia.

Ma il successo, come sempre, ha anche ragioni politiche. Scegliendo la Francia, i sauditi e i paesi sunniti in generale vogliono esprimere il loro disappunto nei confronti degli Stati Uniti, a cui rimproverano di aver scatenato il caos in Medio Oriente con la loro avventura irachena, di aver offerto l’Iraq all’Iran sciita consegnando il potere alla maggioranza sciita del paese, di essersi astenuti dall’intervento in Siria contro Bashar al Assad, il grande alleato degli iraniani, e di avere, in poche parole, contribuito all’ascesa della potenza iraniana, rivale regionale dei sunniti e capofila degli sciiti.

I sunniti si sentono traditi dagli Stati Uniti, mentre apprezzano il fatto che la Francia abbia cercato in tutti i modi di impedire l’intervento americano in Iraq, che Parigi non intenda accettare la permanenza al potere di Assad e che i francesi siano stati i più esigenti in occasione dei negoziati sul compromesso sul nucleare iraniano.

Da Jacques Chirac e François Hollande passando per Nicolas Sarkozy esiste una continuità nella diplomazia francese di cui la Francia sta raccogliendo i frutti, politici e commerciali. Non ci sarebbe niente di male se non fosse che in questo modo la Francia diventa il grande alleato dell’Arabia Saudita, monarchia assoluta che pratica un islam profondamente oscurantista. Per la patria dei diritti umani non è esattamente un vanto. Il problema è che la scelta in Medio Oriente non è tra democrazia e dittatura, ma tra diverse dittature.

Spinta da motivazioni politiche, la Francia si ritrova al fianco dei sunniti contro gli sciiti, e questo pone un secondo problema, perché non è detto che l’Arabia Saudita uscirà vincitrice da questa guerra di religione. La risposta, forse, l’avremo solo tra quindici o trent’anni.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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