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C’è una grande assente nei dibattiti elettorali europei

Tre dei sette candidati alle primarie del centrodestra francese durante il dibattito televisivo del 17 novembre: Nicolas Sarkozy, Alain Juppé e Nathalie Kosciusko-Morizet. (Christophe Archambault, Reuters/Contrasto)

“No, ne avete già parlato!”. “D’accordo, ma si sbrighi!”. “Su, ora parliamo delle questioni sociali”. Davanti a intervistatori che non volevano perdere troppo tempo con l’argomento, i candidati di destra e di centro alle primarie francesi non sono riusciti a parlare di Europa in occasione del loro terzo e ultimo dibattito. Eppure avremmo tanto voluto che avessero ribadito che oggi non esiste niente di più importante, imponendo l’argomento al di sopra di tutti gli altri.

L’unità europea attraversa una crisi profonda. Il Regno Unito ha deciso di farsi da parte, anche se non sa né come né fino a che punto. La Bulgaria ha appena eletto un leader molto più vicino al Cremlino che ai partner europei. La Polonia e l’Ungheria distruggono lo stato di diritto e la libertà di stampa, due princìpi fondatori dell’Unione. E questo è niente davanti alla sfiducia crescente che i popoli europei provano nei confronti dell’Europa unita.

L’impresa dell’unificazione europea non è mai apparsa così difficile, eppure ieri è sembrata solo un argomento da evitare.

Una questione di rapporti di forza
I popoli non si fidano del libero scambio e vorrebbero accordi commerciali più protettivi, se non un ripristino della dogana. Questo è un fatto innegabile, ma nessuno potrebbe sostenere seriamente che un singolo paese europeo (nemmeno la Francia e la Germania, le due principali potenze continentali) potrebbe imporre le proprie regole davanti a giganti come la Cina e gli Stati Uniti. È una questione di rapporti di forza. I paesi europei possono avere un peso solo uniti, in blocco, nella ridefinizione del commercio internazionale. Il problema è che all’ultimo dibattito in vista delle primarie francesi del centrodestra non abbiamo ascoltato questo messaggio.

Il sistema della difesa atlantica sarà indebolito ed è evidente che la Francia e la Germania, anche unendo i loro sforzi, non potranno sostituirlo

Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno appena eletto un presidente che non crede al riscaldamento globale e dichiara di non voler rispettare gli accordi siglati per combatterlo. Non sappiamo se Trump passerà dalle parole ai fatti, ma sappiamo che la protezione del pianeta non sarà una priorità e che l’introduzione di un’imposta sul carbone in Francia o misure simili in Germania non basteranno. Solo un’Europa che parli con una sola voce potrebbe farcela. Il problema è che ieri non abbiamo ascoltato questo messaggio.

Il futuro presidente degli Stati Uniti, inoltre, non vuole più (e in un certo senso è comprensibile) che i contribuenti statunitensi finanzino il grosso delle spese militari dell’Alleanza atlantica. Anche qui, non sappiamo se passerà dalle parole ai fatti, ma è evidente che il sistema della difesa atlantica sarà indebolito e che la Francia e la Germania, anche unendo i loro sforzi, non potranno sostituirlo. Solo una difesa europea comune potrebbe assicurare la protezione dell’Europa. Il problema è che ieri non abbiamo ascoltato questo messaggio. Se vogliamo trovare la ragione del discredito della politica, basta osservare questi non dibattiti.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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