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Il patetico addio di Michele Santoro

Bandiere rosse e Bella ciao. Era patetica l’ultima puntata di Servizio pubblico trasmessa in diretta giovedì sera da largo Annigoni a Firenze davanti a un pubblico prevalentemente organizzato dai sindacati. Sul palco icone della sinistra e operai licenziati. Il momento più patetico e penoso è stato il tentativo di Carla Fracci di danzare sulle musiche suonate al pianoforte da Nicola Piovani.

Michele Santoro durante l’ultima puntata di Servizio pubblico, a Firenze, il 18 giugno 2015.

Rosso di sera era una diretta pensata per celebrare la bellezza e l’autenticità della vera sinistra. Con Bianca Berlinguer che ricorda il padre Enrico e la sua prima volta in piazza. Con Sabrina Ferilli che ammette: “Io sono di sinistra e sarò sempre di sinistra”. Con Alba Parietti che svela l’origine del suo nome: “Mi chiamo così perché Alba è stata la prima città liberata dal nazifascismo”. Con Monica Guerritore che canta una poesia di Alda Merini. E con il solito Marco Travaglio che paragona Matteo Renzi a Benito Mussolini e sostiene “che la Smart sta a Renzi come le mignotte stavano a Berlusconi”. Naturalmente con il solito manoscritto in mano come se fosse alla radio.

Sul palco Gad Lerner ha celebrato Santoro come “uomo leale”. E l’immancabile Maurizio Landini (con cravatta rossa) si è rivolto a Renzi: “Cosa ti hanno fatto di male quelli che per vivere lavorano?”. Il solito Vauro ha presentato una vignetta con Renzi come mostro di Firenze. E Michele Santoro ha autocelebrato il proprio talkshow arrivato a cento puntate: “In tanti ci hanno imitato ma non si può imitare l’anima di un programma. Noi siamo Libero Grassi, siamo noi Spatuzza, siamo noi Buscetta, siamo noi Patrizia D’Addario”. Megalomania pura.

Durante la sua solita predica il conduttore ha posto la domanda: “Ma veramente credete che io sia un tribuno ?”. Non lo crediamo. Ma quello che abbiamo visto giovedì era un format vecchio che grondava di retorica, nostalgia e faziosità. Santoro ha soltanto cambiato avversario. Se prima il suo arcinemico era Silvio Berlusconi, ora è Matteo Renzi. La diretta da Firenze lo ha abbondantemente confermato. Alla fine Michele Santoro ha promesso che Servizio pubblico “non morirà, ma tornerà in altra forma”. Che sollievo.

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