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Beppe Grillo a Palermo si riprende il Movimento 5 stelle

Beppe Grillo al raduno di Palermo del Movimento 5 stelle, il 25 settembre 2016. (Guglielmo Mangiapane, Lapresse)

E così Beppe Grillo si riprende il movimento che aveva lasciato con un passo di lato. Lo fa al raduno di Palermo con un annuncio che non lascia spazio a dubbi: “Sarò io a prendere le decisioni. Prima le prendevo con Casaleggio. Adesso sono da solo”. Il fondatore del Movimento 5 stelle torna sui suoi passi e liquida il direttorio da lui stesso nominato. Dal palco cerca di diffondere ottimismo tra il suo popolo lacerato da troppe faide, tensioni e rivalità. Lo fa sull’isola che nel 2012 aveva raggiunto a nuoto e dove i cinquestelle avevano festeggiato il loro primo successo: “Torno capo a tempo pieno”. E ammette qualche errore: “Non sono perfetto. Un giorno dico una cosa, un giorno un’altra”. Alla sindaca di Roma Virginia Raggi, applaudita dalla base, concede dal palco un sostegno poco convinto: “La sosteniamo, ma basta errori”.

Nel suo solito stile urlato, il fondatore, che ha 68 anni, cerca di tenere unito il movimento e di evitare ulteriori strappi: “Siamo più uniti che mai”. Il suo messaggio è contraddittorio e in alcuni punti preoccupante, quando, per esempio, sostiene che “la forma più alta della politica è dire di no”. Una frase che fa riflettere sulla cultura di governo che potrebbe attendere gli italiani se l’M5s dovesse vincere le elezioni politiche. Assai imbarazzante anche l’errore storico che “la costituzione fu fatta negli anni cinquanta”. Il leader di un partito con 15 milioni di elettori dovrebbe sapere l’anno in cui fu varata la costituzione italiana.

Si può comunque dubitare che i messaggi, le rassicurazioni e gli annunci ottimistici di Grillo possano far dimenticare gli screzi degli ultimi mesi. Ne è prova lampante la dichiarazione della parlamentare Roberta Lombardi fatta a Palermo: “Il sindaco di Roma e l’M5s sono due cose diverse”. Lombardi traccia una linea netta tra la nuova e la vecchia generazione prima e dopo il 2012, definito come spartiacque: “Io, Carla Ruocco, Paola Taverna e Roberto Fico badavamo soprattutto alla sostanza”.

E picchia duro contro quelli che definisce come comunicatori, ma non leader: “Di Maio e Di Battista sono bravi a comunicare ed è giusto che vadano in tv. Ma non hanno un ruolo politico”. Si associa Roberto Fico, criticando severamente “gli eccessi di personalismo e di egocentrismo. Bisogna abbandonare la vippaggine inutile”. A Palermo Grillo ha annunciato nuove regole per le presenze in tv: “Ci va chiunque abbia qualcosa da dire sul programma. E basta”.

Insulti ai giornalisti
Ma l’episodio più preoccupante della giornata palermitana è stata la contestazione di una troupe della Rai con tanto di spinte, insulti e cori di “venduti” e “lecchini”. L’M5s si é scusato esprimendo “solidarietà ai giornalisti insultati e strattonati”. Meno credibile l’affermazione: “Chi ha maltrattato i giornalisti non ha nulla a che fare con il nostro movimento”. La contestazione conferma piuttosto la tesi di Michele Serra che “l’odio per i giornalisti è uno dei capisaldi del grillismo”.

E difficilmente le parole di Grillo potranno far tacere il coro di critiche sulla nomina recente del giudice Salvatore Tutino come assessore di bilancio di Roma. Secondo l’ala ortodossa del movimento, infatti, Tutino appartiene alla casta. “Su quel nome abbiamo fatto delle interrogazioni parlamentari. Diamo per scontato che un sindaco se le vada a leggere”, ammonisce Roberto Fico, membro del direttorio ora sciolto.

Molti applausi quando sul palco sono salite le due sindache, Virginia Raggi e Chiara Appendino, che rappresentano anime profondamente diverse del movimento. Tra loro Grillo, pochi giorni prima della manifestazione siciliana, ha operato una scelta significativa e inattesa. Si è recato a Torino, dove ha cenato con la sindaca e festeggiato con la sua giunta, promuovendo Torino “a modello del Movimento 5 stelle”.

Difficilmente Chiara Appendino può condividere l’idea di Grillo che dire no sia la forma più alta di politica

Iniziativa a sorpresa in previsione di un possibile fallimento di Raggi. Perché non c’è dubbio che Chiara Appendino sia una grillina sui generis. Una che non è cresciuta nel movimento, ma viene dalla borghesia imprenditoriale torinese. E che nell’M5s è forse la più lontana dai “vaffa” di Grillo.

È anzi l’esatto contrario: una persona qualificata, con idee chiare, che non alza mai la voce e non insulta. E che ha realizzato senza nessun clamore quello che tutti si attendevano da Raggi: la presentazione della sua giunta prima del ballottaggio. Appendino può permettersi di ignorare il dogma che stigmatizza ogni accordo con i partiti tradizionali. La sindaca di Torino, per dire, collabora strettamente con il presidente della regione Piemonte Sergio Chiamparino, che è esponente del Pd. Non se lo farebbe proibire da nessuno. E a giudicare dal suo stile di governo si può immaginare che difficilmente possa condividere la convinzione di Grillo che dire no sia la forma più alta di politica.

Dopo l’annuncio di domenica il movimento quindi passa sotto il controllo di un leader unico che ammette candidamente di “dire un giorno una cosa, un giorno un’altra”. Per il movimento fondato da Beppe Grillo e i suoi 126 parlamentari tutto ciò non significa altro che dimostrare una certa continuità.

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