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Trugoy the Dove era un rapper diverso dagli altri

Trugoy the Dove a New York, 2016. (Matthew Eisman, Getty Images)

Quando all’inizio di gennaio si è saputo che, dopo anni di attesa, il catalogo dei De La Soul il 3 marzo sarebbe finalmente sbarcato sui servizi di streaming, tutti gli appassionati di hip hop del mondo sono stati felici. La musica di questo gruppo, formatosi alla fine degli anni ottanta a Long Island, a New York, meritava di arrivare a un pubblico più ampio. Ma tra battaglie legali (che riguardavano soprattutto i campionamenti) e litigi con le case discografiche, i brani dei De La Soul erano rimasti intrappolati in una specie di limbo digitale. Un limbo dal quale dischi come 3 feet high and rising (con i singoli The magic number e Me myself and I), De La Soul is dead (il mio disco preferito del gruppo, con quel campionamento di Tom Waits in Oodles of O’s e la denuncia sociale di Millie pulled a pistol on Santa) stanno finalmente per uscire.

Il 13 febbraio però, proprio mentre si avvicina un momento del genere, è arrivata una brutta notizia: uno dei tre componenti del gruppo, Trugoy the Dove, è morto all’età di 54 anni. Non è ancora chiara la causa del decesso, ma da tempo il musicista soffriva di un’insufficienza cardiaca. Il suo vero nome era David Jude Jolicoeur e negli ultimi anni si faceva chiamare semplicemente Dave. Cresciuto nell’area di Amityville insieme agli altri due componenti dei De La Soul, Posdnuos e Maseo, era uno dei due rapper principali del gruppo.


Uno dei punti di forza dei De La Soul era quello di fare un rap lontano dagli stereotipi del genere, una musica innovativa e sperimentale, ma anche piacevole all’ascolto. I brani del gruppo potevano essere allegri e psichedelici come quelli del loro storico esordio, l’innovativo 3 feet high and rising, ma anche oscuri e riflessivi come quelli degli album successivi. Nel pezzo Stakes is high, estratto dall’omonimo terzo album, era stato proprio lo stesso Trugoy the Dove a marcare la distanza della band dal gangsta rap, un modo di fare che ai loro esordi aveva spinto molti critici a etichettare i De La Soul come gli “hippie” dell’hip hop statunitense (una definizione che a loro non piaceva molto). In Stakes is high Trugoy the Dove diceva di essere “stufo di parlare di blunt (canne), stufo degli occhiali di Versace”, stufo di “cocaina e crack che portano malattie ai neri”. Era un rapper diverso dagli altri, non è retorico dirlo. Chiedete a Damon Albarn, che ha riportato i De La Soul all’attenzione del grande pubblico firmando con loro il brano dei Gorillaz Feel good inc ed è sempre stato un loro fan sfegatato. Albarn definiva Dave “il più alternativo” del trio, quello con cui si sentiva più “intimo”.

Non ho mai incontrato Trugoy the Dove di persona, ma un paio di settimane fa avevamo fatto un’intervista al telefono per parlare proprio dell’arrivo dei dischi dei De La Soul sui servizi di streaming. L’articolo avrebbe dovuto uscire all’inizio di marzo, e a questo punto non so se verrà pubblicato. In quel momento si trovava in South Carolina e apparentemente stava bene. È stato piacevole parlare con lui, mi ha dato l’impressione di essere una persona che amava molto il suo lavoro, ma senza divismi. Era stato educato e sensibile. La storia del rap ha perso un pezzo importante.

Questo articolo è tratto dalla newsletter settimanale Musicale, che racconta cosa succede nel mondo della musica. Ci si iscrive qui.

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