Sudditi
Forse chi vive a Roma è protagonista inconsapevole di un esperimento collettivo. Pensavamo di poter parlare dei grandi temi dello sviluppo di una moderna metropoli europea, ci ritroviamo a festeggiare lo svuotamento di un cassonetto sovraccarico di spazzatura maleodorante rimasta a marcire sotto il sole estivo. Speravamo di discutere le linee guida degli investimenti pluriennali nella cultura, nella scuola, nella valorizzazione del patrimonio artistico o nella diffusione delle tecnologie, siamo costretti a fare lo slalom tra le voragini di strade sfasciate e abbandonate.
Avremmo voluto una stagione di sperimentazione di nuove forme di partecipazione, di confronti popolari e appassionati sulla crescita urbanistica, le dinamiche abitative, l’edilizia sociale, le politiche di accoglienza, il recupero delle sacche di emarginazione, il rapporto con il territorio, l’evoluzione della mobilità con un occhio al suo impatto sui ritmi di vita, ci ritroviamo rinchiusi in mezzi di trasporto malandati, surriscaldati e stracolmi, a inveire contro chi inveisce contro i rom o i migranti.
Può darsi che sia un trucco per poi farci apprezzare gli eventuali piccoli miglioramenti, però non è divertente. Quello che succede oggi a Roma è una questione nazionale, riguarda una classe politica che nel suo complesso e con poche eccezioni ha smesso da tempo di parlare ai cittadini e si rivolge solo a se stessa, con l’unico obiettivo di conquistare o mantenere il potere, usando l’interpretazione degli umori popolari come una clava per farsi la guerra.
Dei cittadini non gliene importa nulla, anzi probabilmente li disprezza. Sono trattati come sudditi, e la definizione del dizionario calza bene: un suddito è un “soggetto che si trova in una condizione di dipendenza dalla sovranità dello stato” oppure “chi è sottoposto alla sovranità dello stato pur non essendone membro e ne subisce i doveri senza godere dei diritti propri del cittadino”. C’è da sperare che i sudditi decidano di ribellarsi, per diventare – o tornare – cittadini e riscattare la politica.
Questo articolo è stato pubblicato l’8 settembre 2016 a pagina 5 di Internazionale, con il titolo “Sudditi”. Compra questo numero| Abbonati