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Cerchio

Roma, 15 febbraio 2003. Una manifestazione a piazza Venezia contro la guerra in Iraq. (Eric Vandeville, Gamma-Rapho/Getty Images)

Scrive Ida Dominijanni in 2001. Un archivio, appena pubblicato dalla casa editrice Manifestolibri: “La coincidenza fra il ventesimo anniversario dell’11 settembre e la riconquista taliban dell’Afghanistan chiude il cerchio di vent’anni di storia che sembrano tornare al punto di partenza. Le immagini dell’aeroporto di Kabul irrompono dai tg impreparati di ferragosto come una nemesi, con quei falling men che precipitano dai carrelli degli aerei in fase di decollo e riportano alla memoria le immagini agghiaccianti delle donne e degli uomini che vent’anni fa si lanciavano dai piani alti delle torri in fiamme.

L’apocalisse ricompare nei titoli dei giornali, ma stavolta non c’è nessun alieno kamikaze cui possa essere imputata: l’occidente ha fatto tutto da solo. Nemmeno regge più di tanto il paragone dell’elicottero americano in ritirata da Kabul con quello in fuga da Saigon: il Vietnam fu una sconfitta americana, l’Afghanistan è una débâcle dell’occidente, allineato agli Stati Uniti in una risposta revanscista agli attentati dell’11 settembre che era destinata alla sconfitta dalle sue contraddizioni di partenza.

La global war on terror è persa, e ‘l’identità occidentale’ che tanto vi fu impegnata ne esce smascherata e screditata. Non solo perché all’ombra del reinsediato Emirato islamico la minaccia terrorista può ripresentarsi, in barba agli accordi di Doha siglati con i taliban da Trump. Ma perché la dissoluzione del governo afgano di fronte al ritiro americano e al ritorno dei taliban dimostra tutta l’inconsistenza della retorica sull’esportazione della democrazia, sulla ‘liberazione dal burqa’ e sul nation building che, per quanto Biden oggi lo neghi, fece da corredo ideologico e da base di legittimazione dell’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq.

La democrazia non si esporta con le armi e le donne non si liberano dal patriarcato con le guerre fra uomini, gridavamo nelle piazze pacifiste del 2001 e del 2003 e avevamo ragione”.

Questo articolo è uscito sul numero 1426 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati

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