Ida Dominijanni

È una giornalista italiana. Ha scritto Il trucco. Sessualità e biopolitica nella fine di Berlusconi (Ediesse 2014)

Cambio di stagione

Habemus papas, uno alla camera una al senato, Roberto Fico, uomo, 44 anni, il primo, Maria Elisabetta Alberti Casellati, donna, 71 anni, la seconda. Leggi

La repubblica post-ideologica

Ventinove anni dopo l’89 che rivoluzionò gli assetti del mondo, ventiquattro dopo il ’94 che rivoluzionò gli assetti della (cosiddetta) prima repubblica, il laboratorio italiano che non dorme mai tira fuori un altro coniglio dal cappello. Leggi

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Cinque appunti nell’urna

Sotto la noia di quella che è stata univocamente percepita come la campagna elettorale più brutta della nostra storia, sotto la ripetitività compulsiva della giostra televisiva, sotto la comicità involontaria delle loro promesse impossibili, qualcosa tuttavia è avvenuto. Leggi

Luca Guadagnino, o la porta stretta del desiderio

In un tempo che parla d’amore e di sesso con il lessico del consumo, della molestia e della violenza, Chiamami col tuo nome va controcorrente. Leggi

Je ne suis pas Catherine Deneuve

Non c’è donna al mondo che non sappia distinguere un “corteggiamento insistente e maldestro” da uno stupro, come le firmatarie dell’appello francese temono. Leggi

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Effetto noir sul Golden Globe

È finito il tempo dei ricatti, delle molestie, dei silenzi, ed è già l’alba di un nuovo giorno, ha detto Oprah Winfrey sul palco dei Golden Globe. Leggi

Nello specchio del Time

Più ancora della scelta del Time di incoronare “persona dell’anno” le donne che hanno acceso la miccia del me too colpisce la sua motivazione. Indizio di un discorso pubblico che non teme il cambiamento ma lo incoraggia. Leggi

Solo uno stupro, solo una lapidazione

Non ci stanchiamo di ripetere, noi donne, che uno stupro è uno stupro e un femminicidio è un femminicidio, a qualunque latitudine, con qualunque colore della pelle, in qualunque alfabeto, o analfabeto, vengano perpetrati. Leggi

Valori migranti

A latere della marcia per l’accoglienza che si tiene sabato a Milano può essere utile un rapido ripasso di quello che l’ultima settimana ci ha regalato in materia di migranti e integrazione. Leggi

Il colpo d’ala dell’8 marzo

Mentre Donald Trump, e con lui i suoi fan di destra e purtroppo anche di sinistra, fantasticano su un’improbabile de-globalizzazione, spunta (o rispunta) un movimento femminista che ha tutte caratteristiche di un movimento globale. Mentre i mezzi d’informazione mainstream capovolgono l’elezione di Trump nella sconfitta del femminismo perché il famoso tetto di vetro non è stato infranto neanche stavolta, spunta (o rispunta) un movimento femminista che mette il suddetto tetto di vetro all’ultimo posto della sua agenda, e al primo la vita. Leggi

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Voi, il popolo

Com’è brutta l’America che spunta dal discorso d’insediamento del suo quarantacinquesimo presidente. Triste, chiusa quasi si sentisse sotto assedio, sola quasi non avesse amici ma solo nemici che le rubano soldi e posti di lavoro, povera quasi fosse ancora nel pieno della crisi che nel 2008 chiudeva a grappolo le saracinesche dei negozi di Downtown a New York e riempiva le strade di Los Angeles di ex manager diventati homeless, paranoica quasi fosse davvero in mano a bande di drogati e criminali, arrugginita quasi che le fabbriche della Rust belt l’avessero inghiottita. Leggi

Il patrimonio necessario di Barack Obama

Chi ha criticato da sinistra Barack Obama sa quanto lo rimpiangerà; per i “realisti” invece la vittoria di Donald Trump rafforza il teorema che in politica vince solo il cinismo. Ma al cuore del catalogo di questioni che compongono il bilancio della presidenza Obama c’è la questione della razza e la resa dei conti sul “colore” che si è consumata con l’elezione di Trump. Leggi

L’imprevisto

L’imprevisto è il sale della politica: quello che all’improvviso la costringe a fare il salto da ciò che c’è a ciò che può essere, ridandole per ciò stesso vita e senso. Diciotto e passa punti di scarto fra il no e il sì alla riforma governativa della costituzione non se li aspettava nessuno, né fra chi aveva scelto il sì né fra chi aveva scelto il no. Che questa sorpresa sia la molla per un salto di immaginazione politica è l’augurio del day after che dobbiamo farci tutti, rispondendo con la fiducia nella democrazia a chi insiste tristemente a vederci un salto nel buio. Leggi

Il sì che chiude, il no che apre

Mancano pochi giorni al fatidico 4 dicembre, e stando a quel che passano governo e mezzi d’informazione non è chiaro su cosa stiamo per andare a votare. Sul governo? Sullo spettro a cinque stelle che incombe? Sullo spread? Sui diktat dei mercati? Sui desiderata della Bce, di Angela Merkel, di Marchionne, del Financial Times, dell’Economist? Sull’eterogeneità dell’“accozzaglia” per il no e sulla rassicurante omogeneità della coalizione Renzi-Verdini per il sì? Leggi

Great again

Sessanta milioni di elettori ed elettrici hanno deciso di “rifare grande l’America”, make America great again, affidando il compito a Donald Trump, “il presidente più impreparato della nostra storia” come lo definisce stamani un New York Times sconfitto, assieme a tutto il sistema dei media e dei sondaggi e al cosiddetto establishment, quanto e più di Hillary Clinton. Leggi

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La prima donna, l’ultimo uomo

L’America è cinema, e nel grande schermo americano siamo tutti abituati a rispecchiarci e proiettarci da più di un secolo. Dunque non può stupire che nel kolossal della grande corsa alla Casa Bianca ci rispecchiamo anche noi europei, vedendoci ingigantiti tutti i segni della crisi politica e sociale che accomuna le democrazie occidentali di qua e di là dall’Atlantico. Leggi

Violenza sessuale, chi sa e chi fa

In Calabria un’adolescente di tredici anni viene stuprata da un branco di sette giovani uomini per tre anni. La ragazza subisce per passività, per vergogna, per paura: è sotto ricatto. Venerdì mattina una manifestazione porterà in piazza istituzioni, centri femministi, scuole, università, sindacati. Contro la violenza e l’omertà. Leggi

Quindici anni dopo, l’ombra delle Torri sull’Europa

Commemorando per l’ottava e ultima volta nella sua presidenza le vittime degli attentati dell’11 settembre di quindici anni fa, Barack Obama ha fatto appello ai “valori costitutivi” dell’identità americana: pluralità, apertura, welcoming senza discriminazioni di razza, di sesso, di etnia, di fede religiosa. Solo restando fedeli a questi valori, ha aggiunto, “porteremo avanti l’eredità di quelli che abbiamo perduto”. Leggi

Pubblicità regresso

In un’Italia depressa, ansiosa e rancorosa, dove la politica non offre più canali positivi all’insoddisfazione sociale. In un’Italia che puzza di vecchio, per la senescenza delle idee e per la depressione delle energie più che per l’età media della popolazione. In un’Italia dove sembra che più nulla di pubblico possa essere detto nella lingua materna, il governo lancia una campagna pubblicitaria per un “Fertility Day” che fa venire voglia ai pochi che ci vivono ancora di fare le valigie, altro che allestire culle con trine e merletti. Leggi

La famiglia di Filadelfia

Quando Barack Obama finisce di parlare sommerso dalle ovazioni e Hillary Clinton, rompendo il copione, spunta dal backstage e lo raggiunge sul palco, nell’abbraccio fra il primo presidente afroamericano e la prima candidata donna si vede che qualcosa di profondo è cambiato davvero, nell’America degli ultimi anni, qualcosa che supera con la forza di un salto simbolico la messa in scena e la strategia comunicativa della convention democratica. Leggi

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