Ida Dominijanni

È una giornalista italiana. Ha scritto Il trucco. Sessualità e biopolitica nella fine di Berlusconi (Ediesse 2014)

L’io sovrano del Censis

Di anno in anno, con il suo rapporto annuale, il Censis non solo fornisce un’ottima radiografia dello stato dell’Italia, ma produce uno slogan destinato a scuotere un dibattito mediatico sempre più autoreferenziale e ripetitivo. Leggi

C’è vita sull’altra sponda dell’Atlantico. E su questa?

L’onda democratica c’è stata ma Donald Trump e il trumpismo restano forti e radicati. La società americana, però, si è rimessa in movimento. Leggi

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Le guerriere del Midterm

La presa di coscienza e di parola femminile è tornata centrale dopo l’elezione di Trump e la sconfitta di Hillary Clinton. Ci voleva una doppia riscossa e c’è stata. Leggi

Quando è il momento di dire basta

Michael Moore non ha fatto un bel film, ha fatto un film necessario, mosso dall’urgenza di dire una cosa inaggirabile prima che sia troppo tardi: la democrazia è un giocattolo molto delicato, e il suo funzionamento è solo nelle nostre mani. Leggi

La campana di Riace

Questa strategia domanda e comanda disobbedienza civile. Non riguarda “gli altri”, i migranti e le migranti. Riguarda noi. Non solo i nostri valori, ma le nostre vite. Leggi

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Ottantotto giorni

Il governo concepito nelle urne il 4 marzo ha avuto una gestazione lunga e a dir poco rocambolesca, ma alla fine assomiglia al voto da cui nasce e di questo deve prendere positivamente atto anche chi di quel voto non è contento affatto. Leggi

Loro e noi

Loro, l’atteso film di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi e il suo sistema di potere, arriva nelle sale in uno dei tanti momenti topici che continuano a scandire l’interminabile vicenda politica del leader di Forza Italia. Leggi

Cambio di stagione

Habemus papas, uno alla camera una al senato, Roberto Fico, uomo, 44 anni, il primo, Maria Elisabetta Alberti Casellati, donna, 71 anni, la seconda. Leggi

La repubblica post-ideologica

Ventinove anni dopo l’89 che rivoluzionò gli assetti del mondo, ventiquattro dopo il ’94 che rivoluzionò gli assetti della (cosiddetta) prima repubblica, il laboratorio italiano che non dorme mai tira fuori un altro coniglio dal cappello. Leggi

Cinque appunti nell’urna

Sotto la noia di quella che è stata univocamente percepita come la campagna elettorale più brutta della nostra storia, sotto la ripetitività compulsiva della giostra televisiva, sotto la comicità involontaria delle loro promesse impossibili, qualcosa tuttavia è avvenuto. Leggi

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Luca Guadagnino, o la porta stretta del desiderio

In un tempo che parla d’amore e di sesso con il lessico del consumo, della molestia e della violenza, Chiamami col tuo nome va controcorrente. Leggi

Je ne suis pas Catherine Deneuve

Non c’è donna al mondo che non sappia distinguere un “corteggiamento insistente e maldestro” da uno stupro, come le firmatarie dell’appello francese temono. Leggi

Effetto noir sul Golden Globe

È finito il tempo dei ricatti, delle molestie, dei silenzi, ed è già l’alba di un nuovo giorno, ha detto Oprah Winfrey sul palco dei Golden Globe. Leggi

Nello specchio del Time

Più ancora della scelta del Time di incoronare “persona dell’anno” le donne che hanno acceso la miccia del me too colpisce la sua motivazione. Indizio di un discorso pubblico che non teme il cambiamento ma lo incoraggia. Leggi

Solo uno stupro, solo una lapidazione

Non ci stanchiamo di ripetere, noi donne, che uno stupro è uno stupro e un femminicidio è un femminicidio, a qualunque latitudine, con qualunque colore della pelle, in qualunque alfabeto, o analfabeto, vengano perpetrati. Leggi

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Valori migranti

A latere della marcia per l’accoglienza che si tiene sabato a Milano può essere utile un rapido ripasso di quello che l’ultima settimana ci ha regalato in materia di migranti e integrazione. Leggi

Il colpo d’ala dell’8 marzo

Mentre Donald Trump, e con lui i suoi fan di destra e purtroppo anche di sinistra, fantasticano su un’improbabile de-globalizzazione, spunta (o rispunta) un movimento femminista che ha tutte caratteristiche di un movimento globale. Mentre i mezzi d’informazione mainstream capovolgono l’elezione di Trump nella sconfitta del femminismo perché il famoso tetto di vetro non è stato infranto neanche stavolta, spunta (o rispunta) un movimento femminista che mette il suddetto tetto di vetro all’ultimo posto della sua agenda, e al primo la vita. Leggi

Voi, il popolo

Com’è brutta l’America che spunta dal discorso d’insediamento del suo quarantacinquesimo presidente. Triste, chiusa quasi si sentisse sotto assedio, sola quasi non avesse amici ma solo nemici che le rubano soldi e posti di lavoro, povera quasi fosse ancora nel pieno della crisi che nel 2008 chiudeva a grappolo le saracinesche dei negozi di Downtown a New York e riempiva le strade di Los Angeles di ex manager diventati homeless, paranoica quasi fosse davvero in mano a bande di drogati e criminali, arrugginita quasi che le fabbriche della Rust belt l’avessero inghiottita. Leggi

Il patrimonio necessario di Barack Obama

Chi ha criticato da sinistra Barack Obama sa quanto lo rimpiangerà; per i “realisti” invece la vittoria di Donald Trump rafforza il teorema che in politica vince solo il cinismo. Ma al cuore del catalogo di questioni che compongono il bilancio della presidenza Obama c’è la questione della razza e la resa dei conti sul “colore” che si è consumata con l’elezione di Trump. Leggi

L’imprevisto

L’imprevisto è il sale della politica: quello che all’improvviso la costringe a fare il salto da ciò che c’è a ciò che può essere, ridandole per ciò stesso vita e senso. Diciotto e passa punti di scarto fra il no e il sì alla riforma governativa della costituzione non se li aspettava nessuno, né fra chi aveva scelto il sì né fra chi aveva scelto il no. Che questa sorpresa sia la molla per un salto di immaginazione politica è l’augurio del day after che dobbiamo farci tutti, rispondendo con la fiducia nella democrazia a chi insiste tristemente a vederci un salto nel buio. Leggi

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