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Atroce senz’anima

Wajdi Mouawad, Anima
Fazi, 506 pagine, 18,50 euro

L’autore è un libanese nato nel 1968 che vive a Montréal e scrive in francese. Fa anche teatro, anche da attore, e dalla sua opera teatrale Incendies è tratto il film La donna che canta. Come Anima, è parte di una sorta di genere letterario che possiamo chiamare delle atrocità. Sono centinaia i libri che denunciano le orrende tragedie contemporanee (e altrettanti denunciano quelle di ieri), poco ragionando su cause e rimedi e cercando invece il consenso del lettore con la descrizione del male, della sua inarrestabile azione.

Qui Mouawad ci racconta una storia atroce, ma come vista e narrata, nella prima parte, dal punto di vista di una miriade di animali (bestiae verae), poi da uno solo (canis lupus lupus) in giro tra Kansas, New Mexico, Arizona, e infine da un homo sapiens sapiens. L’inquieto e dannato protagonista è ossessionato dai ricordi della guerra del Libano, dall’assassinio della moglie, da quel che ha visto e vissuto da bambino. Si è da un lato spaventati da quel che ci viene narrato e dall’altro come esasperati – e forse è questo che voleva Mouawad – da una ricerca di originalità che non sappiamo quanto sia sincera. Il mondo in cui viviamo è certamente orribile, ma fare di quest’orrore un modo per affermarsi come autori lascia perplessi, e sono in troppi a farlo. Non sappiamo più dove sia l’anima di chi ne ha viste troppe ma cerca il modo più originale di farne un libro.

Questo articolo è stato pubblicato il 13 marzo 2015 a pagina 82 di Internazionale, con il titolo “Atroce senz’anima”. Compra questo numero | Abbonati

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