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A Cipro le elezioni europee si svolgono tra razzismo e disuguaglianze

Nicosia, Cipro, 22 aprile 2019. (Diego Cupolo, NurPhoto/Getty Images)

Ventotto giornalisti raccontano la campagna elettorale nel proprio paese in vista delle elezioni europee del 26-29 maggio 2019. La serie è realizzata in collaborazione con VoxEurop.

Per secoli Cipro è stata un’isola multiculturale, dove la costituzione del 1960 ha sancito una serie di valori liberali che oggi sono messi profondamente in discussione. Gli abitanti della parte turca e di quella greca hanno maturato convinzioni che sono alla base di sentimenti di odio e paura responsabili a loro volta di un forte razzismo e una forte diffidenza nei confronti del diverso. Un problema che si ritrova in altri contesti europei.

I ciprioti greci si sentono imbrogliati e ritengono che l’isola sia sempre stata un parco giochi degli invasori stranieri che hanno impedito alla gente del luogo di affermarsi. I ciprioti turchi, invece, hanno paura e non si fidano dell’altra comunità, spinti dalle pressioni di Ankara e dal passato non proprio innocente dei ciprioti greci.

Queste problematiche sono al centro di ogni scrutinio a Cipro, con i diversi partiti che sventolano la bandiera della questione cipriota e sostengono di avere la soluzione adatta. Sull’isola è diventato un cliché politico: nessuno cerca di negoziare una soluzione e tutti si limitano a incolpare “gli altri” per poi accusare il partito al governo di non aver saputo condurre la trattativa. In questo i ciprioti greci e turchi sono molto simili e creano una dinamica che ci impedisce di realizzare il nostro potenziale europeo e diventare un paese moderno che garantisca libertà e uguaglianza per tutti.

Patria o democrazia
Io stesso sono un immigrato in questo paese, e non un immigrato qualsiasi. Ho un genitore cipriota e l’altro greco, entrambi emigrati negli Stati Uniti. La generazione precedente della mia famiglia non era molto istruita. Arrivati negli Stati Uniti, hanno dovuto adattarsi e hanno stretto amicizia con persone appartenenti ad altre comunità. Anche per questo sono particolarmente sensibile al problema del razzismo, che emerge palesemente nei recenti dibattiti televisivi dove i candidati si scagliano accuse e critiche di stampo razzista.

Per la prima volta in questa tornata elettorale sono candidati due ciprioti turchi nella parte “greca” dell’isola. I due candidati, come prevedibile, sono finiti nell’occhio del ciclone.

In particolare il candidato del partito di sinistra Akel, Niyazi Kızılyürek, ha attirato l’attenzione del principale partito di governo, Disy. In un intervento sui social network, una candidata di Disy, Eleni Stavrou-Syrou, ha accusato Kızılyürek di essere un pupazzo di Ankara.

A qualcuno potrebbe sembrare un semplice affondo politico, ma la vicenda è stata enormemente amplificata e in tanti si sono schierati con Stavrou-Syrou. Sui social network che seguo anche io non passa giorno senza che qualcuno pubblichi nei diversi gruppi una frase d’odio nei confronti dei candidati ciprioti turchi. I loro commenti girano sempre intorno al tradimento del paese. Per esempio: “Che vergogna, Niyazi andrà al parlamento europeo con i voti dei ciprioti greci”. La tesi di fondo è che i ciprioti greci che voteranno per Niyazi sono traditori della patria.

Nessuno si occupa delle posizioni politiche di Niyazi. Si parla solo del fatto che è un cipriota turco, una categoria sociale che tra l’altro è riconosciuta dalla nostra costituzione.

L’arrivo della destra greca
Il razzismo sgorga dai partiti principali per poi trasformarsi in movimento. Questo ci porta a Elam, partito di estrema destra euroscettica arrivato sull’isola dalla Grecia, dove il nazionalismo di estrema destra ha assunto le forme di Alba dorata.

Elam ha presentato una lista di candidati alle elezioni europee. Molti ciprioti hanno dichiarato che voterebbero per qualsiasi altro partito pur di tenere fuori Elam dal parlamento europeo. Gli esponenti di Elam cercano di nascondere la loro posizione politica e le loro tendenze nazionaliste, ma le loro azioni sono impossibili da fraintendere.

Le elezioni europee hanno dato ulteriore spazio a tutti i nazionalisti

Nel 2018 il partito ha pubblicato una dichiarazione in cui si diceva che “i ciprioti turchi sono una minoranza e hanno tutti i diritti e doveri previsti per una minoranza”. Sostenendo che i ciprioti turchi debbano essere trattati come una minoranza, il partito esclude ogni idea di uguaglianza politica.

Secondo Elam l’istruzione dovrebbe tornare al sistema scolastico greco-ortodosso. (moltissimi ciprioti greci non sono ortodossi né religiosi in generale.)

Dal punto di vista politico non posso dire molto sui ciprioti turchi come comunità (perché molti vivono nel nord, dove sono essenzialmente fuori dell’Europa) né concentrarmi sui cambiamenti in corso nel loro “stato” autoproclamato. Basandomi sulla mia esperienza con gli amici, ho l’impressione che attraversino il confine per acquistare prodotti che non si trovano a nord. In generale pensano che i greci ciprioti non li vogliano, e da quel poco che ho potuto osservare mi sembra che abbiano lo stesso atteggiamento nei confronti dell’”altro”, che sia cipriota greco o straniero, e lo considerino esterno alla loro società.

Evidentemente le elezioni europee hanno dato ulteriore spazio a tutti i nazionalisti, spingendo la gente a versare bile e sputare razzismo senza che nessuno pensi alle posizioni politiche e ai problemi che affliggono il continente e il mondo intero. La verità è che Cipro ricalca gli Stati Uniti, dove il dibattito politico degli ultimi vent’anni non si è concentrato sulle posizioni politiche ma sul tentativo costante di schiacciare il rivale con ogni mezzo necessario.

Cipro, a prescindere dall’Europa, continua a vivere di generalizzazioni, emarginando tutti quelli che vogliono davvero ottenere un cambiamento e creare un’Europa libera ed equa.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Ventotto giornalisti raccontano la campagna elettorale nel proprio paese in vista delle elezioni europee del 26-29 maggio 2019. La serie è realizzata in collaborazione con VoxEurop.

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