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I gilet gialli indeboliscono lo slancio europeo di Macron

I gilet gialli bloccano la strada che porta a Frontignan, nel sud della Francia, il 3 dicembre 2018. (Pascal Guyot, Afp)

È una frase secca e pungente, di quelle che piacciono tanto a Matteo Salvini: Macron “non è più un problema per me […] visto quello che sta succedendo in Francia”, ha dichiarato il leader della Lega, partito di estrema destra al potere in Italia.

Evidentemente c’è qualcuno che esulta per la crisi politica aperta in Francia dalla rivolta dei gilet gialli, nello specifico i partiti populisti e di estrema destra in Europa.

Da qualche mese Emmanuel Macron, Matteo Salvini e il primo ministro ungherese Viktor Orbán hanno scelto di personalizzare la loro battaglia politica, definita dal presidente francese come una lotta tra i “progressisti” e i “nazionalisti”.

Questo confronto avrebbe dovuto essere il tema principale delle elezioni europee in programma a maggio, anche se altre forze politiche non si riconoscono necessariamente in questo conflitto binario.

In ogni caso è andato tutto a sbattere contro le barricate dei gilet gialli.

Macron, fino a poco tempo fa ancora l’eroe e il salvatore del campo europeista, oggi è universalmente considerato un leader indebolito, così com’è indebolito il suo programma per il progetto europeo.

È poco probabile che l’offensiva progressista lanciata da Macron possa sopravvivere a questa crisi

L’anno scorso la vittoria di Macron contro Marine Le Pen aveva segnato la ripresa dei liberali davanti all’avanzata del populismo dopo la Brexit e l’elezione di Donald Trump. Le proposte di Macron per il rilancio dell’Europa avevano riscosso grande successo tra tutti quelli che non si rassegnano a vedere cancellati settant’anni di costruzione europea, crisi dopo crisi.

Purtroppo non è stato possibile realizzare il piano di Macron, a causa delle difficoltà interne incontrate dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, ma anche dell’assenza di un consenso.

Lo stesso Macron aveva subordinato l’influenza francese in Europa alla riuscita del suo programma di riforme in Francia. Le immagini delle violenze a Parigi e il passo indietro fatto dal governo nella giornata del 4 dicembre hanno intaccato la credibilità del presidente in un ambito in cui si era speso in modo particolare.

Interessi a confronto
La crisi francese rende ancora più difficili i pochi passi avanti ancora possibili in Europa prima delle elezioni del parlamento di Strasburgo e modifica considerevolmente i termini della campagna elettorale per le europee.

In questo momento è difficile immaginare cosa accadrà tra sei mesi, ma è poco probabile che l’offensiva progressista lanciata da Macron possa sopravvivere a questa crisi.

La rivolta dei gilet gialli in Francia, insieme alla spinta populista registrata altrove, pongono chiaramente la questione della natura dell’Europa desiderata (o non desiderata) dai cittadini europei. Prima di tutto bisognerà presentare agli europei la prova che l’Europa fa i loro interessi e non solo quelli di un’élite urbana.

Il fallimento politico nasce dall’aver osservato negli ultimi anni un sentimento di esasperazione senza aver saputo impedirne l’attuale esplosione, in Francia come nel resto d’Europa.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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