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I poveri scontano colpe che non hanno

Famiglie somale ricevono cibo e beni di prima necessità dagli operatori delle Nazioni Unite a Dinsoor, in Somalia. (Giles Clarke, Getty Images)

Il nuovo film del regista haitiano Raoul Peck, Der junge Karl Marx (2017), si apre in una foresta della Prussia. Ci sono dei contadini che raccolgono la legna. Appaiono infreddoliti e affamati. In lontananza si sentono dei cavalli. I soldati e gli aristocratici sono vicini. Sono venuti ad affermare il loro diritto alla proprietà di tutto quello che c’è nella foresta. I contadini scappano. Ma non hanno energie. Cadono. Le fruste e le lance degli aristocratici e delle guardie li colpiscono. Alcuni contadini muoiono. Agli altri non è concesso raccogliere nemmeno la legna già caduta per terra.

Il giovane Karl Marx, che nel 1842 si trovava a Colonia, è sconvolto dalla violenza contro i contadini tedeschi. Quei contadini, scriveva, sanno qual è la punizione. Vengono picchiati, perfino uccisi. Però non conoscono il reato. Qual è il reato per il quale vengono puniti?

Peck è ingegnoso ad aprire il film con questo dilemma, perché è la domanda che dovrebbe porsi oggi qualsiasi persona sensibile. Qual è il reato per il quale i poveri del mondo vengono puniti? Povertà e guerra causano profughi che scappano da fame e bombardamenti ma trovano sbarrata qualsiasi via d’uscita dalle difficoltà. Sanno quale punizione devono affrontare: fame, morte e umiliazione. Questo lo sanno. Quello che non conoscono è il loro reato. Cos’hanno fatto per meritare tutto questo?

Limitarsi a morire
Lo scrittore dominicano-americano Junot Díaz era stato ad Haiti dopo il devastante terremoto del 2010. In un articolo indimenticabile dal titolo Apocalypse (Apocalisse), Díaz ha sottolineato che Haiti rappresenta un avvertimento della nuova “fase da zombie del capitalismo, in cui l’alchimia economica rende intere nazioni né vive né morte. Un tempo lo zombie era una creatura a cui un atto soprannaturale aveva sottratto la vita e il controllo sulle sue azioni. Gli zombie di un tempo dovevano lavorare giorno e notte senza riposare mai. Lo zombie di oggi non può aspettarsi nessun genere di lavoro. Lo zombie di oggi deve solo aspettare di morire”.

E al nuovo zombie non è permesso andare in cerca di cibo, di un riparo o di medicine. Il nuovo zombie deve davvero limitarsi ad aspettare di morire. Questa è la punizione. Ma qual è il reato?

La cosa che più colpisce dell’indagine dell’Oim è che l’età media dei migranti sulla barca era di sedici anni

Il 9 agosto, al largo delle coste dello Yemen, un paese devastato dalla guerra, i trafficanti hanno spinto un’imbarcazione nel mare agitato e “hanno fatto annegare intenzionalmente” cinquanta persone. L’espressione “fatto annegare intenzionalmente” è dei funzionari dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), l’agenzia dell’Onu che si occupa di migrazioni. Percorrendo a piedi le spiagge di Shabwa (nello Yemen), i funzionari dell’Oim hanno trovato una fossa poco profonda in cui erano sepolte ventinove di queste persone, dodici uomini etiopi, dodici donne etiopi e cinque uomini somali. Altre erano disperse in mare. Inizialmente l’imbarcazione trasportava 180 persone. Alcune hanno raggiunto la costa con molta fortuna. La cosa che più colpisce dell’indagine dell’Oim è che l’età media dei migranti sulla barca era di sedici anni; si trattava di giovani provenienti dalla Somalia e dall’Etiopia, due paesi distrutti dal crollo dell’economia e dal potere dei signori della guerra, dalla lotta al terrorismo e dal saccheggio delle risorse ittiche imposto dal capitalismo.

Una catastrofe silenziosa provocata dalla siccità, dal cambiamento climatico e dall’insicurezza economica sta distruggendo la Somalia: l’agenzia delle Nazioni Unite per gli aiuti umanitari (Ocha) osserva che attualmente 3,2 milioni di persone sono sull’orlo della carestia. Gli aiuti alimentari disponibili sono pochi. Già 102.263 persone sono state curate per i sintomi di malnutrizione severa acuta (Sam), un aumento del 50 per cento rispetto al 2016. Per queste persone una via d’uscita è inesistente in Somalia, dove è in corso un infinito conflitto dagli anni novanta, quando la carestia del 1991 uccise 200mila persone.

L’agenzia dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) sottolinea che in Somalia dal novembre del 2016 alla fine di maggio del 2017 circa 739mila persone sono state costrette alla fuga dalla siccità. Più di 480mila hanno meno di 18 anni, e il dato ancora più sconvolgente è che tra questi, 195mila hanno meno di cinque anni.

La guerra contro i migranti
Il flusso di profughi dal Corno d’Africa verso lo Yemen è ininterrotto: nel 2016 111.500 persone hanno attraversato lo stretto di mare che separa il paese dall’Africa. Molti sono giovani, ansiosi di raggiungere gli stati del golfo in cerca di un miserabile posto di lavoro. Tanti non ce la fanno, come i quarantadue migranti somali la cui barca è stata affondata da un aereo militare saudita nel mese di marzo.

Nell’attuale guerra contro i migranti è emblematico il muro che Donald Trump promette di costruire lungo il confine tra gli Stati Uniti e il Messico. Secondo i dati dell’ufficio statunitense della dogana e della polizia di frontiera e dell’Oim, tra il 2000 e oggi si è registrato un drastico calo nella migrazione attraverso questa frontiera. Nel 2000 i migranti fermati dalle agenzie americane sono stati 1,6 milioni, nel 2016 400mila. In questo periodo però il numero di morti sul confine è rimasto più o meno lo stesso: 380 nel 2000, 322 nel 2016. Già nei primi mesi del 2017 l’Oim ha scoperto 239 migranti morti durante l’attraversamento. A luglio almeno dieci persone sono morte soffocate in un camion fermo in un parcheggio di San Antonio (Texas).

Di solito le persone che cercano di attraversare il confine tra gli Stati Uniti e il Messico non sono messicane ma centroamericane. I primi tre paesi di provenienza dei migranti verso nord sono il Guatemala, l’Honduras ed El Salvador. La spiegazione più comune e diffusa su questi particolari flussi migratori fa riferimento alle guerre tra bande alimentate dal traffico illegale di droga che affligge questi paesi. Questo naturalmente è vero, ma non è la radice di questa crisi. Le cause andrebbero cercate nel crollo dell’agricoltura in questi paesi, provocato in larga misura dalla siccità e dalle violente inondazioni, dal caldo estremo e dai roghi nelle foreste dovuti ai cambiamenti climatici.

Il muro di Trump non fermerà il flusso di migranti causato dai cambiamenti climatici. Renderà solo il loro viaggio più difficile

Secondo i dati dell’agenzia delle Nazioni Unite per gli aiuti umanitari, in Guatemala, in Honduras e in Salvador ci sono milioni di persone a rischio di insicurezza alimentare. Solo in Honduras le persone in questa situazione sono due milioni. In parole povere, stanno morendo di fame. Il World food program sottolinea come in Guatemala circa la metà dei bambini al di sotto dei cinque anni soffra di malnutrizione: si tratta della percentuale più alta del mondo. Poiché siccità e sconvolgimenti climatici minacciano l’agricoltura, gli agricoltori modificano le loro colture, passando da riso e fagioli a biocarburanti e caffè, ossia colture commerciali che generano profitto per alcuni agricoltori ma riducono la disponibilità di cibo per il paese. Il muro di Trump non fermerà il flusso di migranti causato dai cambiamenti climatici. Renderà solo il loro viaggio più difficile. Ecco perché il numero di morti alla frontiera resta lo stesso.

Trenta milioni di persone sono sull’orlo della carestia. Vorrebbero scappare verso luoghi in cui trovare cibo, e sfuggire alla siccità, agli incendi e alla guerra.

Nel 2003 in Brasile il governo di Luiz Inácio Lula da Silva del Partito dei lavoratori (Pt) aveva lanciato il programma Fome zero (Zero fame). Fome zero forniva cibo ai bambini nelle aree a basso reddito, finanziava la creazione di sistemi di irrigazione sostenibili nell’agricoltura a scopi alimentari, diffondeva tra i cittadini i princìpi dell’educazione alimentare e forniva un sostegno all’avvio di fattorie a conduzione familiare. Queste fornivano cibo alle scuole locali. Fome zero non si limitava a migliorare i livelli di nutrizione, sosteneva anche i piccoli agricoltori. Nel giro di un decennio, il tasso di mortalità infantile del Brasile è crollato del 13 per cento e venti milioni di persone sono uscite dalla condizione di povertà.

Quello che ha fatto il governo di Lula non è stato replicato in tutto il mondo, nonostante perfino la Banca mondiale ne abbia sottolineato la necessità. Le politiche del Pt sono state lentamente ribaltate dal nuovo governo. Nessuno parla di un programma Fome zero a livello globale. Perché dare da mangiare agli zombie, visto che stanno solo aspettando di morire?

Schiacciati tra l’esaurimento dei mezzi di sostentamento e il divieto di migrare, i poveri del mondo subiscono una punizione per un reato sconosciuto. Cosa hanno fatto per meritare il loro destino? Perché sono puniti se non hanno commesso alcun reato?

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

Questo articolo è stato pubblicato da Alternet.

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