È un giornalista britannico nato a Ipswich, in Inghilterra, nel 1951. Nella sua carriera ha collaborato con giornali britannici, africani, statunitensi e russi. È senior editor del settimanale Independent on Sunday di Londra.
Twitter, devo ammetterlo, è un aggeggio molto strano. Non perché 140 caratteri sono troppo pochi. Ma perché all’inizio non sapevo esattamente cosa twittare.
Per chi rimane a Londra o a Roma è facile dimenticare che per certi giornalisti fare il loro lavoro comporta il rischio costante di essere aggrediti, arrestati o uccisi.
In tutti noi che usiamo la scrittura – per articoli, relazioni, saggi universitari, blog o email – c’è uno scrittore interiore. L’unica cosa che dobbiamo fare è imparare a liberarlo.
Mi sembra evidente che la cultura giornalistica dell’illegalità, dell’esagerazione e della menzogna derivi dalla cultura aziendale della prepotenza e dell’inganno.
I mezzi d’informazione tradizionali subiranno le decisioni dei tribunali, ma i social network no. Sarebbero troppe le persone da perseguire.
Alla fine degli anni ottanta andavo in Russia e in Africa e incontravo persone che non avevano idea di come fosse la vita in Europa occidentale. Oggi sarebbe inconcepibile.
Dalla fine degli anni ottanta i membri della famiglia reale non sono più considerati esempi, ma personaggi bizzarri, incapaci di attraversare un tappeto rosso senza combinare guai.
Uno dei princìpi fondamentali di ogni giornalismo che non sia solo gossip è che il cronista deve sempre presentarsi come tale, a meno che stia indagando su un reato.
Come adattereste allo schermo la storia dei minatori cileni? Il problema è che il pubblico conosce già il finale. A meno che, ovviamente, decidiate di non attenervi ai fatti.
Faccio parte di un’organizzazione che sfrutta le ragazze. Cioè, a dire la verità, anche i ragazzi: non facciamo discriminazioni.
Oggi nel mio paese ci sono più uccelli da preda di quanti ce ne siano mai stati nell’ultimo secolo, la brughiera si sta estendendo, e ci sono più alberi che 850 anni fa. Ma nessuno lo dice.
Mentre scrivo queste righe la Gran Bretagna sta per andare alle urne. Niente è deciso. Ma una cosa è certa: qualsiasi risultato solleverà questioni difficili da risolvere.
L’ufficio del mio giornale, sabato sera. Arrivano i risultati dei sondaggi. Rimaniamo di sasso.
Per quanto riguarda Haiti, se internet non avesse funzionato il mondo non se ne sarebbe accorto. Sono stati i giornalisti della vecchia scuola a raccontare quel che succedeva.
Per molti lettori e per troppi giornalisti, l’ingrediente ideale di un articolo di cronaca nera sono gli immigrati. A quanto pare sono loro i criminali “perfetti”.
La gente non smette di comprare il giornale se scopre che usa metodi scorretti.
Secondo il Wall Street Journal, negli Stati Uniti ci sono più blogger retribuiti che vigili del fuoco, scrive David Randall.
C’è una ricerca che finora vi ho tenuto nascosta. Speravo che, se l’avessi ignorata per un po’ di tempo, alla fine l’avrei dimenticata, risparmiandovi così le sue imbarazzanti conclusioni.
Come fanno i brasiliani ad avere un’economia in crescita, il debito sotto controllo e la disoccupazione in calo?