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David Randall

È un giornalista britannico nato a Ipswich, in Inghilterra, nel 1951. Nella sua carriera ha collaborato con giornali britannici, africani, statunitensi e russi. È senior editor del settimanale Independent on Sunday di Londra.

  1. 19 gennaio 2012

    Le olimpiadi di Twitter

    Twitter, devo ammetterlo, è un aggeggio molto strano. Non perché 140 caratteri sono troppo pochi. Ma perché all’inizio non sapevo esattamente cosa twittare.

  2. 4 dicembre 2011

    Abbasso i premi viva i reporter

    Per chi rimane a Londra o a Roma è facile dimenticare che per certi giornalisti fare il loro lavoro comporta il rischio costante di essere aggrediti, arrestati o uccisi.

  3. 3 ottobre 2011

    Lo scrittore interiore

    In tutti noi che usiamo la scrittura – per articoli, relazioni, saggi universitari, blog o email – c’è uno scrittore interiore. L’unica cosa che dobbiamo fare è imparare a liberarlo.

  4. 15 luglio 2011

    Un tabloid troppo cattivo

    Mi sembra evidente che la cultura giornalistica dell’illegalità, dell’esagerazione e della menzogna derivi dalla cultura aziendale della prepotenza e dell’inganno.

  5. 12 giugno 2011

    Informazione e privacy ai tempi di Twitter

    I mezzi d’informazione tradizionali subiranno le decisioni dei tribunali, ma i social network no. Sarebbero troppe le persone da perseguire.

  6. 24 aprile 2011

    L’inviato senza notizie

    Alla fine degli anni ottanta andavo in Russia e in Africa e incontravo persone che non avevano idea di come fosse la vita in Europa occidentale. Oggi sarebbe inconcepibile.

  7. 20 marzo 2011

    I reali britannici come una soap opera

    Dalla fine degli anni ottanta i membri della famiglia reale non sono più considerati esempi, ma personaggi bizzarri, incapaci di attraversare un tappeto rosso senza combinare guai.

  8. 25 gennaio 2011

    Il giornalismo con l’inganno

    Uno dei princìpi fondamentali di ogni giornalismo che non sia solo gossip è che il cronista deve sempre presentarsi come tale, a meno che stia indagando su un reato.

  9. 21 ottobre 2010

    Quando il cinema racconta la realtà

    Come adattereste allo schermo la storia dei minatori cileni? Il problema è che il pubblico conosce già il finale. A meno che, ovviamente, decidiate di non attenervi ai fatti.

  10. 26 settembre 2010

    L’esercito irregolare degli stagisti

    Faccio parte di un’organizzazione che sfrutta le ragazze. Cioè, a dire la verità, anche i ragazzi: non facciamo discriminazioni.

  11. 18 giugno 2010

    L’ambiente non produce solo brutte notizie

    Oggi nel mio paese ci sono più uccelli da preda di quanti ce ne siano mai stati nell’ultimo secolo, la brughiera si sta estendendo, e ci sono più alberi che 850 anni fa. Ma nessuno lo dice.

  12. 7 maggio 2010

    Il voto dopo la tempesta

    Mentre scrivo queste righe la Gran Bretagna sta per andare alle urne. Niente è deciso. Ma una cosa è certa: qualsiasi risultato solleverà questioni difficili da risolvere.

  13. 23 aprile 2010

    Il terzo incomodo

    L’ufficio del mio giornale, sabato sera. Arrivano i risultati dei sondaggi. Rimaniamo di sasso.

  14. 12 marzo 2010

    Mia moglie e le sventure del mondo

    Per quanto riguarda Haiti, se internet non avesse funzionato il mondo non se ne sarebbe accorto. Sono stati i giornalisti della vecchia scuola a raccontare quel che succedeva.

  15. 19 ottobre 2009

    I segreti inconfessabili della cronaca nera

    Per molti lettori e per troppi giornalisti, l’ingrediente ideale di un articolo di cronaca nera sono gli immigrati. A quanto pare sono loro i criminali “perfetti”.

  16. 17 luglio 2009

    I lettori ipocriti

    La gente non smette di comprare il giornale se scopre che usa metodi scorretti.

  17. 15 maggio 2009

    Vita da blogger

    Secondo il Wall Street Journal, negli Stati Uniti ci sono più blogger retribuiti che vigili del fuoco, scrive David Randall.

  18. 15 maggio 2008

    Penne avvelenate

    C’è una ricerca che finora vi ho tenuto nascosta. Speravo che, se l’avessi ignorata per un po’ di tempo, alla fine l’avrei dimenticata, risparmiandovi così le sue imbarazzanti conclusioni.

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