È direttore dell’agenzia di stampa Aswat al Iraq.
La scena del rettore che rovina i festeggiamenti all’università di Baghdad è finita in rete. E là rimarrà.
Mia figlia Aws, 21 anni, appartiene a quel milione di giovani iracheni che sono nati e cresciuti in esilio.
Nonostante gli attentati, una parte degli iracheni cerca di ricostruire una civiltà della convivenza.
Nelle ultime settimane la moda “emo” è diventata un argomento di grande attualità in Iraq.
Due bombe ci svegliano alle sette del mattino. Mio fratello, sollevando la testa dal cuscino, mi chiede: “C’è qualche occasione speciale oggi?”.
Circa una settimana prima del 25 febbraio ho chiesto a un attivista se stava organizzando qualcosa per ricordare la grande manifestazione che si era svolta in questa data l’anno scorso.
Dopo dieci giorni di forti piogge in tutto il paese, gli iracheni sono stati sorpresi da una tempesta di sabbia.
“Andiamo verso un’altra dittatura o verso la guerra civile?”. “Nessuna dei due”, ha detto con un sorriso. “Stiamo andando verso il fallimento”.
Il 25 dicembre se ne andranno gli ultimi soldati statunitensi dall’Iraq e Baghdad è in stato d’allerta.
Com’è stato possibile arrivare fino al centro del potere?
Raghad ha 31 anni e solo da poco tempo è uscita dall’Iraq per la prima volta.
Le trattative politiche sono ancora bloccate, e la città è sempre più pericolosa.
A Erbil, politici e opinione pubblica mettono in scena uno spettacolo in cui ognuno ha il suo ruolo.
Spesso i pazienti aspettano più di tre ore per essere visitati dal medico, e durante l’attesa parlano di tutto, in particolare di salute e politica.
I giovani attivisti iracheni vogliono le dimissioni del primo ministro Nouri al Maliki entro il 9 settembre.
Agli iracheni arriva un po’ di aria fresca, nell’inferno di 51 gradi in cui vivono.
L’intero processo politico dipendeva dall’incontro del 9 luglio tra i leader dei partiti politici iracheni organizzato dal presidente Jalal Talabani.
Anche a San Diego gli iracheni si dividono in base alle diverse appartenenze etnico-religiose.
Cinque anni dopo il nostro primo incontro, Sabhan è più grasso, si tinge i capelli e fuma sigari cubani.
La sabbia copre le città, gli aeroporti, i vetri, gli edifici e anche le speranze degli iracheni.
Come fanno i brasiliani ad avere un’economia in crescita, il debito sotto controllo e la disoccupazione in calo?