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I Foo Fighters vanno con il pilota automatico

Foo Fighters, La dee da
Dave Grohl è un abile comunicatore. Ha saputo costruire una solida reputazione attorno alla sua band, i Foo Fighters, grazie alla sua instancabile attività dal vivo e a un’estetica da “working class hero” springsteeniano. Grohl è simpatico, sorridente e disponibile ed è difficile volergli male. Partendo da questi presupposti, però, non si può negare una cosa: la musica dei Foo Fighters negli ultimi anni ha perso smalto.

Presentando il nuovo album Concrete and gold, Grohl ha dichiarato che suona “come gli Slayer che fanno Pet sounds”. Ma non è così. Concrete and gold è il classico disco dei Foo Fighters, con una schiera di ospiti illustri (da Justin Timberlake a Paul McCartney, che suona la batteria in Sunday rain) e un produttore importante (Greg Kurstin). Il problema è che queste canzoni non hanno la stessa qualità dei brani pubblicati in passato dalla band statunitense. E non c’è neanche l’ombra di arrangiamenti che facciano venire in mente il capolavoro dei Beach Boys.

La cavalcata Run, che ha una struttura interessante, è l’unico pezzo che riesce a stare un po’ in equilibrio tra Tom Araya e Brian Wilson, mentre La dee da ha delle progressioni niente male. Make it right, con quei coretti alla Helter skelter e le chitarre blueseggianti, è troppo telefonata. Il singolo The sky is a neighborhood ha un sontuoso arrangiamento alla Led Zeppelin, ma gira a vuoto per la mancanza di una melodia all’altezza.

Concrete and gold è un onesto disco di rock’n’roll, ma è fatto con il pilota automatico. Da una band come i Foo Fighters è giusto aspettarsi più qualità, o perlomeno più voglia di rischiare. Forse qualche stroncatura in più non farebbe male a Grohl, lo spingerebbe a scrivere pezzi più originali.

Björk, The gate
Il 15 settembre a sorpresa Björk ha pubblicato il nuovo singolo The gate, che anticipa il suo prossimo disco, ancora senza titolo. Già dai primi ascolti il pezzo sembra bellissimo. È una ballata in stile Homogenic, una canzone sull’amore trascendentale. Suona come una piccola rinascita dopo lo struggente Vulnicura, album ispirato alla fine della relazione con il fidanzato Matthew Barney.

La produzione di The gate è affidata ad Arca, che aveva già collaborato con la cantante islandese in Vulnicura. Stavolta l’impronta del musicista venezuelano si sente di più, perché è libera dagli arrangiamenti orchestrali. I suoi sintetizzatori rendono toccante la seconda parte del brano, esaltando la voce di Björk.

Ninos du Brasil, O vento chama seu nome
Vida eterna, il nuovo album dei Ninos du Brasil, è un disco cupo e ipnotico, costruito come un unico flusso. Il filo conduttore di tutto l’album, prodotto da Congorock, è il vampirismo. Lo stile dei Ninos du Brasil non è cambiato radicalmente rispetto al passato, anche se Vida eterna accentua il loro lato techno.

È come ballare di notte dentro una foresta, con uno sguardo rivolto al cielo e uno dietro alle spalle, perché da un momento all’altro dagli alberi potrebbe spuntare fuori qualsiasi cosa (un pezzo non a caso s’intitola Algo ou alguém entre as árvores). Vida eterna è un lavoro coraggioso e ispirato, l’ennesimo esempio che l’elettronica italiana ha tanto da dire anche fuori dai nostri confini.


Black Rebel Motorcycle Club, Little thing gone wild
Per un breve periodo, all’inizio degli anni duemila, i Black Rebel Motorcycle Club furono considerati una delle band rock più importanti del pianeta. Poco prima dell’esplosione dei White Stripes, quasi in contemporanea con il clamore sollevato da Is this it degli Strokes, la band di San Francisco se ne uscì fuori dal nulla con canzoni come What ever happened to my rock and roll e Love burns. Certo, assomigliavano parecchio ai Jesus And Mary Chain, ma i pezzi erano notevoli.

Dopo l’ottimo B.R.M.C., la carriera della band è andata un po’ ad alti e bassi, ma con il successivo Take them on, on your own, e soprattutto con la svolta folk di Howl, i Black Rebel Motorcycle Club hanno confermato di essere una band vera. Negli ultimi anni il gruppo, che consiglio a tutti di vedere dal vivo, ha fatto un po’ fatica a farsi valere (il precedente Specter at the feast era anonimo). Magari però con il nuovo album Wrong creatures, in arrivo il 12 gennaio, sapranno risollevarsi. Questo brano, Little thing gone wild, è l’antipasto.


Kaitlyn Aurelia Smith, To feel your best
Kaitlyn Aurelia Smith è una compositrice statunitense nata sulle Orcas Island, nello stato di Washington. Fa musica elettronica e sperimentale e nel 2016 ha avuto un successo inaspettato di critica, e in parte anche di pubblico, con il disco Ears. È andata in tour in Europa con gli Animal Collective e ha registrato un album insieme al mostro sacro dell’elettronica Suzanne Ciani.

Il 6 ottobre Smith pubblicherà il nuovo lavoro, intitolato The kid. Sulla sua pagina Bandcamp si possono già ascoltare tre brani, tra i quali c’è la cosmica To feel your best, un brano che piacerebbe a Brian Eno.

P.S. Continua l’aggiornamento della playlist di settembre. Buon ascolto.

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